L’arabia Saudita crocifigge un ragazzo, ma per Obama il dittatore è Assad

L’arabia Saudita crocifigge un ragazzo, ma per Obama il dittatore è Assad

arabia-sauditaL’Arabia Saudita è una “monarchia assoluta” il cui sovrano RE “Salman” andato al potere il 23 gennio di quest’anno è, sia il capo dello stato che primo ministro, nonché massima carica religiosa, praticamente un ALL-IN ONE” .

Decide quindi come nel medioevo della vita e della morte dei suoi sudditi, anche se asserisce che nel suo paese la magistratura è indipendente (?). Ed è di questi giorni una vicenda che dovrebbe fare saltare dalla sedia “l’esportatore mondiale” di democrazia Mr. Obama.

Il “democraticissimo” stato arabo, ha infatti inflitto una pena d’altri tempi ad un ventenne, tale Al Nimr, per avere partecipato a una manifestazione antigovernativa (capite la gravità del gesto?) condannandolo alla pena di morte mediante – udite, udite – prima la decapitazione e poi la crocifissione del corpo in pubblica piazza, fino a quando il corpo non va in decomposizione. Commentare una simile barbarie è impossibile, riuscire a trovare le parole giuste per rappresentare lo sdegno e lo schifo che si prova è impossibile.

Questa condanna, ricordiamo va ad aggiungersi alle decine di “decapitazioni” di donne in pubblica piazza – su youtube trovate decine di video – , ree di “adulterio”.

E bene, per gli americani ed Obama in particolare il “dittatore” da eliminare a qualsiasi costo e con ogni mezzo perché tortura ed uccide il suo popolo, è Bashār al-Asad presidente della Siria regolarmente eletto da libere elezioni. Obama non ha mai detto una sola parola verso i “macellai” Sauditi, ne mai si è intromesso nelle loro faccende: due pesi e due misure, che chiariscono definitivamente la “falsità” e la cattiveria degli americani. Sfidiamo chiunque legga questo articolo a contestare tale nostra posizione.

Vogliamo per onore di cronaca, chiarire ancora meglio la situazione e descrivere brevemente qual’è la situazione della democrazia in Siria.

Bashār al-Asad, il 17 luglio del 2000 succede al padre Hāfiẓ al-Asad, poi nel giugno 2014, a seguito di libere elezioni presidenziali, viene riconfermato dal voto popolare nel suo incarico.

Come al solito, secondo alcuni capi di Stato ed organizzazioni occidentali, le elezioni siriane sono state una mera farsa per dare una parvenza di legalità alla presidenza di Al-Asad. Ma gli osservatori internazionali non hanno riscontrato nessuna irregolarità ed hanno confermato la validità della consultazione.

In Siria dal dicembre 2011, cioè dopo che – come ormai risaputo – gli americani hanno fomentato le rivolte antigovernative per rovesciare il legittimo governo, esiste una legge che prevede la pena di morte “per chiunque fornisca o contribuisca a fornire armi destinate per la realizzazione di atti terroristici”.
Il 2 luglio 2012, il Presidente al-Assad ha emanato tre nuove leggi “antiterrorismo”.

La prima: “Coloro che creano o dirigono gruppi terroristici possono essere condannati da 10 a 20 anni di lavori forzati, ma la punizione può essere più grave se l’obiettivo è quello di cambiare il regime o la struttura dello Stato”

La seconda: “Se questi atti (terroristici) provocano la morte o invalidità per le vittime, la condanna a morte può essere imposta”.

La terza: “il finanziamento del terrorismo, comprese le azioni per raccogliere e fornire, direttamente o indirettamente, denaro, armi, munizioni, esplosivi, apparati di comunicazione o informazioni per favorire atti di terrorismo sono punibili da 15 a 20 anni di carcere”.

Quindi pena di morte (mai condivisibile) emanata come misura di urgenza in momento di “guerra” e solo per casi molto particolari.

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