Istat, Bce, Fmi e Svimez certificano: Renzi ha “FALLITO”

Istat, Bce, Fmi e Svimez certificano: Renzi ha “FALLITO”

matteo-renziLa famiglia del presidente del Consiglio di fallimenti se ne intende e le procure peraltro stanno anche cercando di capirne le dinamiche. Affidare quindi l’Italia nelle mani di esperti in fallimenti non poteva dare frutti diversi dal “totale fallimento”.

Quindi anche questa sua nuova impresa, l’Italia, è fallita. Non è un concetto astratto, una polemica politica, una posizione per partito preso o quant’altro, ma un dato di fatto certificato con numeri e dati nell’ordine da: Istat, Fmi, Bce e Svimez.

L’azione politica del rottamatore, dell’uomo delle slides e delle belle promesse, è fallita in tutti i settori, sugli investimenti, sull’occupazione, sulla crescita, sulle tasse ed in ultimo anche sul Sud. L’ultima settimana per Renzi è stata la più una nera da quando si è “insiedato”, questo è il termine esatto, visto che non è stato eletto da nessuno. Negli ultimi giorni, sono arrivate pioggia di critiche accompagnate da certificazione del suo disastro da tutti i maggiori enti nazionale ed internazionali.

Il dato più roboante degli ultimi giorni è quello sull’occupazione. I dati pubblicati venerdì dall’Istat segnalano un aumento tanto della disoccupazione come tasso (12,7%) quanto come numero di disoccupati (85mila in più anno su anno), certificando senza appello il fallimento del Jobs Act. Gli incentivi sono serviti solo a trasformare contratti già esistenti, quindi a favorore le grandi multinazionale e diminuendo le entrate dello stato. I buchi del mancato intrioti li vedremo a breve. La disoccupazione giovanile a giugno è al 44,2%, massimo storico dal 1977. Non solo: aumenta anche il gap che ci divide dall’Europa, dove la disoccupazione rimane stabile all’11,1% nell’area euro, e scende sotto il 10% nell’Ue (9,6%).

Il Fmi ha detto che serviranno 20 anni per tornare ai livelli pre-crisi. Renzi a Londra il 1° aprile 2014 aveva promesso: «Vedrete nei prossimi mesi come il cambiamento nel mercato del lavoro porterà l’Italia a tornare sotto il 10% nel tasso di disoccupazione». Ma i numeri impietosi, inchiodano le slides del premier.

Ne consegue che senza occupazione non ci può essere crescita.

la Bce. sullo sviluppo ha dichiarato: “Gli italiani sono ultimi nell’Eurozona quanto a crescita del reddito pro capite”. Anche Draghi quindi è un gufo. Il rapporto della Bce sulla Convergenza reale nell’area dell’euro è impietoso. L’Italia registra i risultati peggiori in termini di Pil pro capite di tutti i Paesi che hanno aderito all’euro fin dall’inizio. Con «una crescita inferiore alla media quasi per l’intero periodo» dal 1999 al 2013. Mentre per altri, sebbene più deboli come Grecia o Portogallo, la crescita lenta si è verificata solo all’indomani del crack della Lehman Brothers e non ininterrottamente dal 1999.

La riduzione delle tasse, da sempre per tutti i premier ha rappresentato lo zuccherino per tenere buono il popolo e Renzi a corto di idee e di consensi, ha “VARATO” l’ultimo annuncio: un taglio delle tasse per 40-50 miliardi in 3-5 anni. Un volgarissimo bluff , anche un po’ ingenuo che questa volta, pare non abbia fatto presa. Gli italiani hanno già capito che non è una cosa possibile, anche in considerazione che Renzi , in questo primo anno e mezzo a Palazzo Chigi le tasse le ha aumentate, pure sulla prima casa, e dovrà aumentarle ancora nei prossimi 3 anni per le clausole di salvaguardia contenute nell’ultima legge di Stabilità, che scatteranno automaticamente dal 2016 e comporteranno un aumento dell’Iva fino al 25,5% nel 2018.

Ultimo in ordine di tempo, il rapporto Svimez che certifica il fallimento sul Sud.

Se l’Italia è in crisi, il Sud è in coma. L’Italia non cresce ma la crisi non colpisce in modo uniforme. Nelle aree del Nord ancora qualcosa si muove, ma al sud la situazione è drammatica, messo quasi peggio della Grecia. Ed allora via agli annunci, peraltro vecchi e stantii. Ancora si parla di costituire commissioni e apparati farraginosi per dare risposte, ma la storia ci insegna che saranno apparati in grado di elargire stipendi solo agli organismi creati. Danno su danno.

Un solo grido, unanime da nord a sud: Renzi, ma quando te ne vai?

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