Tragedia ad alta quota: Il mistero del volo Egyptair Ms804

Cosa è accaduto davvero su quell’aereo?

19 Maggio 2016: un aereo della compagnia Egyptair , il volo MS804 con 66 passeggeri a bordo, di cui circa 40 di nazionalità egiziana, decolla alle 23:09 dall’Aeroporto Charles de Gaulle di Parigi con destinazione El Cairo. Il viaggio procede tranquillo, il tempo atmosferico è buono, nulla farebbe temere il peggio. All’improvviso invece, intorno alle 2:46, quando l’aeromobile è in sorvolo sull’isola greca di Karpathos, si perdono di colpo tutti i contatti con esso. E’ passato molto tempo, ma cosa sia davvero accaduto a bordo di quell’aereo rimane tutt’ora un vero mistero.

Una vicenda che per molte analogie ci ricollega alla scomparsa del volo MH370 della Malaysia Airlines, che nella notte dell’8 marzo 2014, mentre sorvolava le coste della Thailandia per dirigersi verso Pechino con circa 220 passeggeri a bordo, in prevalenza cinesi, sparì nel nulla all’improvviso e senza alcun motivo apparente. Le scatole nere non vennero mai ritrovate, come del resto anche lo stesso velivolo in questione:  fu subito ventilata l’ipotesi di un possibile suicidio eseguito da uno dei due piloti, teoria sostenuta ancora oggi da molti; la verità su quel volo non verrà mai davvero scoperta.

In realtà, nella maggior parte dei più gravi incidenti aerei avvenuti negli ultimi anni è stata sempre scoperta alla fine la verità sulle cause:  Il 24 Marzo 2015, il volo Germanwing  9525 partito da Barcellona e diretto a Francoforte, si schianta in territorio francese sulle Alpi provenzali, dopo una lenta ma continua discesa: moriranno tutti i 150 passeggeri a bordo, per la maggior parte tedeschi e spagnoli. Le scatole nere racconteranno la drammatica verità degli ultimi minuti di quell’aereo, dove il secondo pilota Andreas Lubitz aveva preso i comandi, approfittando dell’uscita dalla cabina del comandante Patrick Sondenheimer, per farlo schiantare contro le montagne francesi con tutti quegli innocenti a bordo. Chiuso fuori dal suo folle collega, il comandante cercò eroicamente in tutti i modi di aprire quella porta blindata, non riuscendoci purtroppo.

Il 31 Ottobre 2015, alle 6 e 30 del mattino, un aereo della Compagnia russa Metrojet in volo da Sharm el Sheik verso San Pietroburgo, precipitò pochissimo dopo il decollo mentre si trovava a circa 9.400 metri di quota,  a causa di una esplosione a bordo, causando la morte di tutti i 220 passeggeri, la cui gran parte di nazionalità russa.  l’Isis dopo solo tre settimane rivendicò l’attentato, rivelando sulla rivista araba Dabiq di aver fatto detonare a bordo, posizionandola sotto un sedile, una lattina di birra riempita di esplosivo, che era riuscita a passare i controlli grazie alla complicità di alcuni degli addetti alla sicurezza in servizio nell’Aeroporto di El Cairo. Tutti questi casi sono stati alla fine risolti, ma qual è invece la verità sull’incidente al volo MS804 Egyptair? Tante le ipotesi formulate in tutti questi mesi, ma nessuna è risultata veramente convincente. Tanti sono i misteri legati a tale aereo, come molte sono state le contraddizioni emerse finora nelle indagini. E’ stato in tutti questi mesi un continuo susseguirsi di ipotesi di vario genere, prontamente smentite dai fatti o da fonti investigative ufficiali.

Tra le teorie subito formulate, vi è stata quella che ricollegava la misteriosa sparizione del velivolo a un atto terroristico dell’Isis, che sarebbe stata capace anche in questa occasione di piazzare un ordigno esplosivo a bordo del jet, o che possa essere riuscita quanto meno a sabotare lo stesso,  attraverso qualcuno dei suoi seguaci infiltratosi in uno degli aeroporti in cui aveva fatto scalo l’aereo lungo tutto il suo percorso completo. Ipotesi che, nonostante sia stata anche avanzata dall’autore quotidiano statunitense Wall Street Journal, ha smesso presto di riscuotere credibilità, in quanto non vi è mai stata alcuna rivendicazione di nessun tipo da parte dell’Isis sull’abbattimento di tale aereo.  In occasione invece dell’incidente al volo Metrojet 9268, l’organizzazione terroristica islamica aveva diffuso in rete già dopo pochissime ore un primo video dove veniva mostrato il velivolo precipitare in preda a fumo e fiamme,  rivendicando così immediatamente la paternità di tale gravissimo disastro aereo. I resti del volo Egyptair furono d’altronde ritrovati dopo pochi giorni dalle forze armate egiziane in una zona a circa 300 km. a Nord di Alessandria d’Egitto: dalle analisi effettuate in seguito sui resti dei passeggeri, tutti deceduti, fonti investigative francesi hanno sostenuto che non siano state rinvenute assolutamente tracce di esplosivo, cosa che smentirebbe ancora una volta la tesi della bomba a bordo; tuttavia, la Commissione d’inchiesta sul caso formata del Governo Egiziano continua ancora oggi ad affermare l’esatto contrario, che vi fosse invece la presenza di particelle di esplosivo sui cadaveri ritrovati. La domanda a questo punto sorge spontanea : se entrambe le fonti d’indagine hanno visionato i resti, perché una tale divergenza  di opinione? o potrebbe essere che da parte di qualcuno vi sia la volontà di mettere in secondo piano proprio la tesi dell’avaria improvvisa, come un motore in fiamme o il cedimento di una parte dell’impianto elettrico, che avrebbero in effetti davvero potuto causare in entrambi i casi un incendio rapido ed esteso nel velivolo, come sostenuto anche da alcuni esperti? Tale divergenza di vedute non fa che alimentare ancora di più i misteri su tutta la vicenda.

I controllori di volo greci avevano inoltre inizialmente parlato di improvvise virate effettuate dai piloti dell’aereo prima che scomparisse, riferendo che vi fosse sta una prima virata di 90° gradi, a cui sarebbe seguita una seconda di 360° gradi, ma tale eventualità è stata in seguito seccamente smentita dai controllori di volo dello spazio aereo egiziano: l’aereo era infatti appena entrato nello spazio aereo dell’Egitto prima che scomparisse completamente e per sempre dai radar. Il canale francese Tv 6 aveva anche riferito di un allarme lanciato dal primo pilota poco prima che l’aereo sparisse, per la presenza di fumo a bordo, e che lo stesso ufficiale avesse richiesto un atterraggio d’emergenza, ma anche tale tesi è stata immediatamente smentita dalle autorità di volo egiziane.

Ma l’autorevole sito di informazione aerea “The Aviaton Herald” avrebbe invece confermato la teoria del fumo a bordo, sostenendo da uno dei bagni posizionato nella posteriore dell’aereo sarebbe partito un allarme “smoke” poco prima che lo stesso velivolo sparisse del tutto.  Il mistero resta, e nemmeno il ritrovamento delle due scatole nere, avvenuto agli inizi di giugno, si è poi rivelato completamente decisivo  per la soluzione del caso:  l’apparecchio che registra i dati di volo e che si trova proprio nella parte posteriore del velivolo, avrebbe infatti inspiegabilmente smesso di registrare diversi minuti prima che l’aereo scomparisse dai radar, risultando poco utile davvero alle indagini, mentre qualcosa ha rivelato invece l’altra scatola nera, quella che registra le conversazioni dei piloti nella cabina di comando: si evince che viene pronunciata la parola “incendio” dai uno due ufficiali di volo, e che qualcuno dell’equipaggio ha tentato in tutti i modi di spegnerlo.

Un mistero sempre più fitto. Qualcuno nel corso dei mesi ha poi addirittura ipotizzato che il velivolo possa essere stato colpito durante il suo tragitto da un frammento di meteorite grande come una pallina da tennis, una tesi che potrebbe spiegare le improvvise manovre dell’aereo, destabilizzato dall’impatto con l’oggetto celeste, ma che non spiegherebbe in alcun modo la presenza di fumo nei bagni captata dagli strumenti di bordo.  Proprio di questi giorni è l’ultima, clamorosa rivelazione sulla probabile causa del disastro: fonti investigative francesi hanno affermato che a provocare l’incidente sarebbe stato l’improvviso incendio per autocombustione di un tablet presente nella cabina di pilotaggio. Una  ipotesi piuttosto curiosa, ma possibile: le batterie di alcuni smartphone, computer portabili o tablet posso in effetti incendiarsi, in casi molto rari, se vengono surriscaldate eccessivamente; tale teoria potrebbe quindi spiegare la mancanza di esplosivo sui cadaveri e sui rottami dell’aereo, caduto quindi non per un attentato, ma per un incidente dovuto a un apparecchio elettronico.

Ma in realtà qualcosa non torna nemmeno qui: non si capisce perché allora gli strumenti di bordo avrebbe segnalato del fumo in uno dei bagni nella parte posteriore dell’aereo (secondo quanto rilevato dal sito The Aviation Herald) e non nella cabina di pilotaggio dove era effettivamente in corso l’incendio. Sembra d’altronde inverosimile che un apparecchio elettronico così piccolo possa aver scatenato in breve tempo un incendio tanto rapido e intenso da rilasciare addirittura , sugli stessi rottami dell’aereo ritrovati in mare, dei segni di fusione del metallo causati da altissime temperature. Appare anche strano che i piloti o i membri dell’equipaggio non siano riusciti a spegnere velocemente l’incendio di uno strumento comunque dalle dimensioni decisamente ridotte. In conclusione, nessuna ipotesi ha finora totalmente convinto, e i pochi indizi disponibili non hanno  condotto  a una vera e credibile soluzione del giallo.

Come per il volo MH370 della Malaysia Airlines, anche questo caso rimane finora un mistero insoluto. Cosa sia realmente accaduto a bordo di quell’aereo nessuno lo sa. E forse non lo si saprà davvero mai.

di

Graziano Dipace

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