Ticino. 4 giornalisti indagati dopo articolo su malasanità: la libertà di stampa che non c’è

Riporto non senza preoccupazione l’appello per la difesa della Libertà di Stampa dei miei colleghi del settimanale svizzero “Il Caffè” che spiega le ragioni per le quali quattro miei colleghi stanno subendo un procedimento penale dopo aver pubblicato dei servizi su un tragico errore medico che risale al 2014, ossia una mastectomia totale ad una paziente per scambio di identità.

caffe-500x300

 

Lascia sgomenti il fatto che al giornale non viene imputato nessun errore ma ciò non ha impedito un’accusa per “diffamazione e concorrenza sleale”. Tramite questa azione legale, non solo viene violata la libertà di stampa ma vengono messi sotto accusa anche il dovere di cronaca ed il sacrosanto diritto dei cittadini di essere messi a conoscenza dei fatti. Domenica “Il Caffè” è uscito con una copertina bianca ed il solo editoriale del direttore Lillo Alaimo e del direttore editoriale Giò Rezzonico.

Vorrei sottolineare che anche nel  2016 il settimanale è stato riconosciuto il miglior giornale in Ticino. A livello nazionale risulta il secondo miglior “domenicale”. Lo studio che ormai da tempo premia la qualità e la professionalità dei media è stato realizzato dall’Università di Zurigo.

In qualità di giornalista posso aggiungere soltanto che sono fiera di fare parte dei collaboratori de “Il Caffè” che hanno il coraggio di esprimersi come professione vuole e sono certa che neppure questa accusa li porterà ad all’autocensura che sta minando sempre più la professione in diversi paesi.

Reitero il mio sostegno a tutta la redazione ed invito a leggere l’Appello sotto riportato ed aderire all’azione, sia tramite la mail [email protected] sia firmando la petizione sul giornale in difesa dei miei colleghi sotto inchiesta penale:  http://us9.campaign-archive2.com/?u=cbe5ad71975f4b97aa55d716c&id=f942651bff

Luisa Pace

 

Fatti&Avvenimenti Blog esprime tutta la propria solidarietà alla redazione de “”Il Caffè”.

 

APPELLO

Per la difesa della libertà di stampa Per la difesa dei giornalisti del Caffè sotto accusa Il procedimento penale contro il settimanale il Caffè promosso dalla clinica Sant’Anna (appartenente al Gruppo Genolier, uno dei maggiori privati nel settore sanitario), impone domande e suscita preoccupazione per l’indispensabile ruolo dell’informazione e, nello specifico, delle inchieste giornalistiche.

Nei mesi scorsi il Caffè ha cercato di rispondere ad alcuni interrogativi, tutt’ora irrisolti, di primario interesse pubblico: salute e sanità, ospedali, sicurezza e qualità delle cure a fronte di una spesa annua miliardaria in costante crescita. Al Caffè – accusato di diffamazione e concorrenza sleale – non viene contestato alcun errore o imprecisione.

Semplicemente si rimprovera… la pubblicazione stessa; cioè di aver condotto un’inchiesta giornalistica pubblicando, con assiduità, servizi sul tragico errore medico avvenuto nel 2014, ovvero l’asportazione dei seni ad una paziente per uno scambio di identità.

Solo per questo quattro giornalisti del Caffè saranno processati. È un fatto unico in Svizzera e probabilmente non è mai successo nella storia recente dei Paesi democratici d’Europa che il direttore, il vicedirettore, il caporedattore e una giornalista di una stessa testata siano messi sotto accusa e processati in relazione ad uno stesso fatto, ad una stessa inchiesta giornalistica. Tutto questo è indicativo della pesante minaccia che grava oggi in Ticino sulla libertà di stampa e sul diritto di cronaca, valori fondamentali garantiti dalla Costituzione. Diritto di pensiero, di parola, di informazione sono la base della democrazia.

Principi che la Corte europea dei diritti dell’uomo difende anche a tutela del ruolo della stampa, sottolineando il rischio che ogni sanzione penale ne possa condizionare l’attività. Cercare di zittire la stampa, di far tacere l’informazione altro non è che una prova di forza che priva i cittadini del diritto di chiedere e ottenere risposte alle loro legittime domande. La difesa della libera informazione è oggi indispensabile in una realtà dove la pluralità giornalistica si sta drammaticamente impoverendo.

Primi firmatari Matteo Pronzini, Jacques Ducry, Gianni Frizzo, Giuseppe Sergi, Gianfranco Domenighetti, Sergio Rossi, Christian Marazzi, Renato Martinoni, Franco Cavalli.

Le adesioni sono da indirizzare a: [email protected]

Precedente Addio alla Guardia Forestale Successivo Referendum art.18. La Corte costituzionale rinnega se stessa: scelta politica di Giuliano Amato