Salute & Benessere. Patologie cardiovascolari: ecco alcuni consigli sulla prevenzione e le novità sulle terapie

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di morte nel nostro paese, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi

In particolare la cardiopatia ischemica ne costituisce la prima causa in Italia, rendendo conto del 28% di tutte le morti. Gli accidenti cerebrovascolari, invece, sono al terzo posto con il 13%, dopo i tumori.

Il dato positivo delle patologie cardiovascolari è che possono essere efficacemente prevenute, spesso solo adeguando il proprio stile di vita. Di seguito alcuni fra i tanti consigli utili.

Attività fisica

Secondo una ricerca condotta all’Università di scienza e tecnologia di Trondheim (Norvegia) un lungo periodo (22 anni) di inattività fisica raddoppia il rischio di morte per tutte le cause e per malattie cardiovascolari. Nell’analisi sono stati arruolati 23146 uomini e donne per i quali l’attività fisica è stata catalogata “inattiva”, “moderata” (meno di due ore a settimana) e “alta” (due o più ore settimanali). I dati sono stati collegati alle informazioni sui decessi fino al 2013 e il rischio di morte in ogni gruppo di attività fisica è stato confrontato con il gruppo di riferimento (coloro che hanno segnalato un alto livello di esercizio), dimostrando che l’inattività protratta aumenta notevolmente il rischio di morte.

I dati confermano le risultanze di molte altre ricerche in merito: la quantità di attività fisica aerobica a cui gli adulti dovrebbero dedicarsi per conservarsi in buona salute è di 150 minuti a settimana di intensità moderata o 75 minuti a forte intensità.  I ricercatori invitano anche afare le attività che piacciono per ottenere una maggiore quota di movimento nella vita quotidiana, come andare a piedi per negozi invece di utilizzare l’auto, scendere dalla metropolitana la fermata precedente a quella di destinazione e utilizzare le scale invece dell’ascensore.

Noci: rischia meno infarto e ictus chi ne mangia due volte a settimana

Secondo uno studio coordinato da NoushinMohammadifard dell’Isfahan CardiovascularResearchInstitute (Iran) il rischio di essere uccisi da una patologia acuta cardiovascolare è del 17% più basso se si mangiano noci due volte a settimana. “Le noci sono una buona fonte di grassi insaturi e contengono pochi grassi saturi – dice Mohammadifard – hanno anche proteine, minerali, vitamine, fibre, fitosteroli e polifenoli, utili alla salute del cuore. Già erano state condotte ricerche europee e americane, per correlare le noci alla protezione cardiovascolare, poche quelle limitate al Mediterraneo orientale.  Quelle fresche crude sono le più sane – conclude l’autore – perché i grassi insaturi possono ossidare nelle noci stantie, rendendole dannose”.

Aria pulita per i polmoni e tranquillità acustica.

Anche questi due fattori possono proteggere il cuore, in particolare dei pazienti affetti da sindromi coronarie croniche. Il dato  è stato  evidenziato per la prima volta nelle linee guida della Società europea di cardiologia pubblicate sull’EuropeanHeart Journal.

L’inquinamento atmosferico e il rumore ambientale aumentano il rischio di infarto per cui i pazienti con sindromi coronariche croniche dovrebbero evitare le aree con forte congestione del traffico e possono prendere in considerazione l’uso di una mascherina protettiva I depuratori d’aria con filtri dell’aria a particolato ad alta efficienza possono essere utilizzati per ridurre l’inquinamento interno.

Terapia: meglio la rivascolarizzazione completa

Nel caso in cui la prevenzione fallisca e il paziente debba essere sottoposto a rivascolarizzazione occorre decidere quali vasi trattare. Le linee guida fino a pochi anni fa suggerivano di impiantare uno stent solo nell’arteria occlusa (spesso causa dell’infarto), mentre oggi gli esperti sono arrivati alla conclusione che èmeglio intervenire con la rivascolarizzazione totale anche degli altri vasi.

Il cambio di direzione fa seguito allo studio internazionale COMPLETE, il quale veniva effettuato partendo dal dato che oltre il 50 per cento dei pazienti con infarto miocardico Stemi (elevazione del segmento ST dell’elettrocardiogramma) presenta una malattia coronarica multi vasale in cui, oltre all’arteria bloccata che ha causato l’attacco di cuore (definita tecnicamente arteria colpevole), ci sono anche altrearterie coinvolte e quindi ristrette.

Il dubbio della comunità scientifica riguardava soltanto l’opportunità di effettuare l’angioplastica anche alle altre arterie ristrette, le cosiddette non colpevoli. “La questione se trattare regolarmente questi vasi o gestirli in modo conservativo con la sola terapia medica è un dilemma comune” commenta Shamir R. Mehta della PopulationHealthResearch Istituto, McMasterUniversity, Hamilton, Canada.

Lo studio ha esaminato 4041 pazienti affetti da infarto Stemi e malattia coronaricamultivaso arruolati in 140 centri di 31 paesi. Secondo il Dott. Mehta: “COMPLETE, primo studio randomizzato, ha dimostrato che la rivascolarizzazione completa riduce gli eventi cardiovascolari maggiori rispetto al trattamento della sola lesione colpevole”.

Salute & Benessere. Rubrica fissa su temi di interesse medico a cura del Dott. Accursio Miraglia


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Prima pagina, Salute & Benessere ,
Accursio Miraglia

Informazioni su Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.

Precedente Marmellata di melone bianco - Ricetta siciliana Successivo Salute & Benessere. Omega 3: quando, come e perché inserirli regolarmente in una alimentazione mirata