Renzi: tutte le crisi aperte tra amici e parenti

Renzi: tutte le crisi aperte tra amici e parenti

Ci fu un tempo in cui il “berlusconismo” sembrava il male assoluto ed invincibile, ma i proverbi hanno sempre ragione: “al peggio non c’è mai fine”, poi arrivò il renzismo.

Crisi-Renzi
Tutte le Crisi aperte del governo Renzi

Il renzismo si diversifica dal suo predecessore dai beneficiari. Berlusconi elargiva “dividendi” indistintamente a tutti coloro che partecipano in qualche modo al suo regno, la storia Renziana al contrario è circoscritta a tre ragazzi, alle loro famiglie e a pochi fidati amici. Tutti gli altri sono “mezzi” per raggiungere lo scopo, ne sa qualcosa Letta, i vari Fassina, Civati, D’attorre e persino Silvio Berlusconi, tutti in modo o nell’altro usati e poi traditi.

Lo Stato è usato come un azienda di famiglia e le riforme diventano arma di sottomissione e di raggiungimento di potere.

Quella sul Senato, referendum permettendo, dovrebbe essere l’arma di distruzione finale, che abbinata alla legge elettorale ha un effetto devastante. Il jobs act, la buona scuola e la riforma delle pensioni, sono il corollario alla sottomissione del popolo.

Ma la strada di queste riforme, unita ad altri contestati provvedimenti, ha portato in queste ore ad un accumulo di crisi imbarazzanti ed ingestibili, che il nostro premier ha provato a sviare, montando “l’inesistente” caso del sindaco di Quarto. Tentativo fallito.

L’elenco è lungo. La crisi con la Commissione europea è l’ultima in termini temporali. Quella con la chiesa sull’adozione delle coppie gay è in pieno svolgimento e coinvolge anche gli alleati centristi del governo.

La nomina di Carrai ne ha aperto una gigantesca con la sicurezza nazionale, l’impressione è che Renzi voglia il controllo personale anche sui servizi segreti, terreno minato e pericolo.

Poi c’è la crisi con la “C” maiuscola: “Banca Etruria”, con la coda delle dichiarazioni del faccendiere massone Flavio Carboni e i suoi rapporti con papà Boschi. Con la magistratura che indaga sui vari aspetti, con pesanti sospetti come il caso De Benedetti, che nel gennaio 2015 con la sua Romed ha speculato su Banca Etruria: sapeva cose che non conoscevano neanche gli addetti ai lavori e cioè che Banca Etruria stava pulendo i bilanci per poi essere rivenduta e sopratutto che quel titolo sarebbe stato inserito a sorpresa nel decreto Popolari da Matteo Renzi. De Benedetti con questa operazione ha realizzato ottimi guadagni, ma c’è un intermediario di Londra che pare abbia fatto 10 milioni in un colpo solo: lì forse l’indagine andrebbe un po’ più approfondita.

Anche il fronte politico ha le sue belle crisi, quella aperta con una parte del Pd per la storia di Denis Verdini, che si è lasciato scappare una dichiarazione di troppo: “Il mio movimento Ala alle prossime elezioni non sarà una componente del Pd, ma qualcosa che si affilia”. È risaputo che l’ex coordinatore di FI ha familiarità con varie logge più o meno massoniche, ma spiattellare il richiamo “all’affiliazione” ai quattro venti è imbarazzante persino per Renzi.

Ma la minoranza è sul piede di guerra anche sul caso Boschi/Banca Etruria, se fino a qualche giorno fa il refrain era: “Lei non ha fatto nulla e le colpe dei padri, non possono ricadere sui figli”, dopo la pubblicazione delle notizie sull’incontro tra Pier Luigi Boschi, padre del ministro e il faccendiere plurinquisito Flavio Carboni, la musica è cambiata.

Il leader della minoranza Roberto Speranza, precisa: “Da certi personaggi è sempre bene tenersi a debita distanza. Ricordo tra l’ altro che, nella scorsa legislatura, il Pd votò la mozione di sfiducia all’ allora sottosegretario del Pdl Giacomo Caliendo proprio perché il suo nome compariva nell’ inchiesta sulla P3 che coinvolgeva il faccendiere Carboni”. Ed aggiunge: “Mi aspetto che rispetto alle nuove ombre emerse arrivino nuovi chiarimenti”, quindi conclude: “è doveroso nei confronti dei tanti risparmiatori andati a gambe all’aria. Anche perché temo che il caso banche non sia chiuso”.

La protezione creata da Renzi intorno alla Boschi comincia dunque a sbriciolarsi. E da quanto trapela, anche tra i renziani, al momento solo a microfoni spenti, gli incontri di Boschi senior con Carboni suscitano imbarazzo.

Il premier ha aperto una crisi dopo l’altra, forse nel maldestro tentativo che la nuova facesse dimenticare la vecchia, ma il risultato è stato un accumulo di fronti aperti difficilmente gestibili.
Renzi non ha portato al governo una nuova classe dirigente ma ha occupato il potere con familiari, parenti e amici di scarsa qualità e dubbia moralità, ma ora i nodi stanno venendo tutti al pettine.

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Debora Ranzetti

Pubblicato da Debora Ranzetti

Debora Ranzetti, romana, avvocato ma blogger per passione. Non ha partiti ne tessere, amante delle battaglie impossibili, il cui motto è: “non mi piego, ma a spezzarmi non ci penso nemmeno”. Scrive quello che pensa, senza filtri, ma sempre nel rispetto delle regole. Animalista, ambientalista, inquieta e sempre di corsa, ma pronta a fermarsi se qualcuno è in difficoltà.