Putin: tutti i conflitti vanno chiusi entro il 2016, ecco perché…


Il 2015 per Putin è stato l’anno del “risveglio” della Russia.

putin2016Gli eventi hanno costretto le seconda potenza militare al mondo, ad attivarsi in modo diretto come non era mai successo, da dopo la caduta dell’URSS.

I fronti militarmente aperti sono due, la Siria e l’Ucraina, ma la cenere calda che rischia di innescare nuovi incendi è sparsa in tutti i suoi confini, la Turchia è solo l’ultimo di questi focolai.

Con il discorso di fine anno diretto – forse per la prima volta – più agli osservatori internazionali che al suo popolo, il presidente russo, senza troppi giri di parole, in modo chiaro e diretto, ha dettato la linea per il 2016 e identificato il suo nemico principale: la NATO.

Putin si sente accerchiato e ha definito le ultime manovre della Nato, nonché il dispiegamento e l’aumento di nuove forze militare a ridosso dei suoi confini, una violazione dei trattati internazionali.

Il suo discorso per certi versi è stato molto duro, a tratti i toni sono apparsi minacciosi, ha infatti dichiarato apertamente che se necessario – tradotto se saremo attaccati – non esiterà a usare il suo arsenale nucleare. Inoltre per la prima volta ha citato, dichiarando che non saranno più tollerate, le “finte” rivoluzioni colorate, che “servono solo a rovesciare legittimi governi democraticamente eletti”.

Sul campo di battaglia siriano ha mostrato i muscoli, usando come nel caso del lancio dei missili dal Mar Nero, mezzi “sproporzionati” alo scopo, ma il fine ultimo è stato quello di mettere in guardia i suoi nemici: non siamo più la potenza decadente di Boris Yeltsin. Inoltre i risultati ottenuti sul terreno – l’Isis in Siria è stata praticamente spazzata via – hanno dimostrato che oltre ai mezzi, la Russia è in possesso anche di uomini preparati.

Putin ha parlato a nome del popolo russo, ma anche di quello cinese e iraniano. Tutte e tre le potenze, ognuno nei loro rispettivi confini stanno subendo le stesse pressioni, le scaramucce nel mare cinese tra tra USA e Cina, e i continui battibecchi tra l’Iran e l’Arabia Saudita sono solo gli ultimi episodi di una lunga serie.

Tutti e tre le potenze, che non hanno mai fatto mistero di fare fronte comune in caso di guerra, hanno per il 2016 un solo obbiettivo: chiudere tutti i fronti dei conflitti aperti. Il perché è molto semplice, alla fine di quest’anno ci saranno le elezioni presidenziali in America ed è ormai scontato che tutte le lobby finanziare sia Repubblicane che democratiche, stanno puntando su un solo cavallo: Hillary Clinton.

L’elezione della “guerrafondaia” Clinton, secondo gli analisti, rappresenterà un cambio di rotta nella politica estera statunitense, con un rinnovato spirito e propensione a fomentare ed ad intervenire direttamente nei conflitti locali. Quindi l’obbiettivo primario della Russia ed i suoi alleati e chiudere prima dell’insediamento del nuovo presidente americano ogni pendenza militare in corso.

Kiev, Damasco, Turchia e non solo, per Putin, sono dunque problemi da risolvere in fretta.

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Debora Ranzetti

Pubblicato da Debora Ranzetti

Debora Ranzetti, romana, avvocato ma blogger per passione. Non ha partiti ne tessere, amante delle battaglie impossibili, il cui motto è: “non mi piego, ma a spezzarmi non ci penso nemmeno”. Scrive quello che pensa, senza filtri, ma sempre nel rispetto delle regole. Animalista, ambientalista, inquieta e sempre di corsa, ma pronta a fermarsi se qualcuno è in difficoltà.

Una risposta a “Putin: tutti i conflitti vanno chiusi entro il 2016, ecco perché…”

  1. Speriamo vivamente che la Clinton non abbia successo. Il suo successo politico potrebbe tradursi in un disastro globale. Molto meglio una presidenza Sanders o persino Trump

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