2016: Treni, autostrade e aerei più cari e tagli a pensioni

Arriva la Befana di Renzi: rincari ai biglietti di treni e aerei e aumento dei pedaggi autostradali. Si andrà in pensione più tardi rispetto al 2015, con un taglio di circa l’1% . Ma per Renzi, il suo governo ha abbassato le tasse.

renzi-padoan-2016Sotto l’albero del governo Renzi i “pacchi” regalo di questo 2016 per gli italiani, sono piuttosto indigesti. I trasporti dal 1° gennaio subiranno rincari che costeranno alle famiglie italiane “oltre 1,4 miliardi di euro in più” i dati sono del Codacons, “che denuncia l’aggravio di spesa per le tasche delle famiglie italiane”.

Vediamoli nel dettaglio. Le autostrade subiranno aumenti medi dello 0,86% ma per molte tratte che al momento risultano non rincarati, gli aumenti potrebbero arrivare a breve. Anche i treni subiranno pesanti aumenti tariffari, dal’1 gennaio 2016 per l’alta velocità sono scattati rincari medi dei biglietti del +2,7% che raggiungono quota +3,5% su alcune tratte molto utilizzate dai viaggiatori come la Roma-Milano. Inoltre a causa dei tagli del governo ai comuni, questi ultimi per compensare hanno aumentato di 2,5 euro l’addizionale comunale sui biglietti aerei, che porta l’odioso balzello a 9 euro a passeggero, 10 se si parte da Ciampino o Fiumicino. Il Codacons prevede per il 2016 un effetto trascinamento con aumenti per tutto il comparto dei trasporti (traghetti, mezzi pubblici, taxi, navi).

Le Ferrovie dello Stato Italiane (Frecciarossa, Frecciargento, Frecciabianca) si sono inserite in questa scia, aumentando mediamente del 2,7% i prezzi dei biglietti, che, a detta dell’azienda , non riguardano i biglietti economy e supereconomy. Ovviamente per fare cassa, si aumentano le tratte più remunerative: nella tratta Roma-Milano i prezzi salgono del 3,5%. L’aumento medio è stato calcolato nel 2,7%, ma ci sono anche tratte dove l’aumento è minore come ad esempio la tratta Napoli – Roma, che aumenta solo di un euro, pari al 2,3%.

Poi ci sono le pensioni. Dal 1° gennaio gli uomini ci andranno 4 mesi più tardi rispetto al 2015 ed avranno un taglio sulla pensione contributiva di circa l’1% a causa della riduzione dei coefficienti di trasformazione in rendita del montante contributivo. Il calcolo è di Antonietta Mundo – già coordinatrice statistico attuariale Inps – che sottolinea come per le donne si abbia un aumento della parte di pensione calcolata con il metodo contributivo del 4% in considerazione dell’età più elevata alla quale usciranno.

Ma per le donne ci sono altre novità: ci vorranno 22 mesi lavoro in più. Questa è la vera stangata che arriva con il 2016 sull’età di accesso alla pensione e sull’importo dell’assegno calcolato con il metodo contributivo. La legge di stabilità non è intervenuta per modificare la riforma previdenziale del 2011 e quindi in questo 2016 scatterà sia il gradino previsto dalla legge Fornero per la pensione di vecchiaia delle donne, sia l’aumento di 4 mesi per tutti legato alla speranza di vita, sia la revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo. In pratica per le donne dipendenti del settore privato l’età di uscita per vecchiaia passerà dai 63 anni e 9 mesi del 2015 a 65 anni e 7 mesi (compreso l’innalzamento di 4 mesi dell’aspettativa di vita) mentre le autonome potranno prendere l’assegno solo dopo aver compito 66 anni e un mese.

Ecco questi sono i regali del governo Renzi per il 2016… ma solo per il momento.

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