Francia, Belgio, Austria: in Europa la Democrazia… brucia

Francia, Belgio, Austria: in Europa la Democrazia… brucia

L’Europa è un vulcano pronto ad esplodere.

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Alle ondate di scioperi e proteste in atto in Francia, che si oppone alla versione transalpina del “Job Act” italiano, si aggiunge il caos delle proteste del Belgio spaccato tra valloni e fiamminghi.

In Austria le elezione per il Presidente della Repubblica sono state palesemente truccate. Nella città austriaca di Linz vivono 191mila persone, dopo il secondo turno delle presidenziali di domenica e lo spoglio delle schede giunte per posta avvenuto lunedì, ha votato il 598% degli aventi diritto. A Waidhofen, comune con 11.500 abitanti nella Bassa Austria, l’entusiasmo è stato tale da aver raggiunto il 146% di partecipazione al voto. Ovviamente non ci sono stati brogli al voto austriaco, i media europei non ne parlano, sono solamente le variabili democratiche che ci chiede l’Europa.

A questi fatti, vanno aggiunti le proteste – ormai divenute normalità – della Grecia, la situazione del Portogallo e il referendum della permanenza in EU dell’Inghilterra.

Cosa sta succedendo, o meglio, cosa è già successo in Europa?

Semplice, la “Democrazia” non esiste più, la finanza internazionale, le multinazionali e gli organismi che li appoggiano, hanno continuato indisturbati, legge dopo legge, poco alla volta, a distruggerla, alimentando un crudele conflitto tra le classi sociali, situazione di cui solo in pochi fino a ieri si erano accorti.

Il popolo ha dormito, consentendo a questi signore di occupare con i propri “burattini” tutti i posti di comando possibili, finanche quelli di “capo condominio” se servono allo scopo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ci impongono leggi che il popolo non vuole e non approva a suon di fiducia ed arroganza e chi protesta viene attaccato con cariche delle forze dell’ordine.

Ai più fino a ieri, questa pratica sembrava un vezzo solo italiano, ma la situazione francese ha dimostrato che si tratta di una strategia precisa e ben studiata messa in atto in tutta l’Europa. I sostenitori del libero mercato vogliono un mondo di schiavi, uno scontro tra miserabili che combattono per un tozzo di pane, in vista di un nuovo ordine mondiale e per riuscirci hanno dichiarato guerra… a tutti.

La minaccia alla democrazia è sempre arrivata dal “sistema” che l’ha da sempre disprezzata. La democrazia, per sua stessa natura, è molto fragile e l’odio atavico nei suoi confronti da parte del sistema è sempre stato il suo tallone d’Achille. Ma chi è il “sistema”? Sono e sono sempre stati i grandi poteri economici, i soli veri nemici della democrazia.

Bisogna che il popolo prenda atto di questa verità, e che capisca che le “libere” elezioni sono solo un utopia: ogni volta che le urne producono un risultato che non piace al sistema, il processo democratico è rovesciato oppure è minacciato di essere rovesciato.

Esagerato? Be… l’Austria è l’esempio più recente, ma possiamo citare, il Brasile, dove la presidente Dilma Rousseff, democraticamente eletta e sostenuta dal popolo, è stata disarcionata da un vicepresidente già condannato e tutta la sua combriccola di inquisiti.

La Francia, come al solito, ha acceso la miccia per lo scontro finale. Da una parte il liberismo, ormai smascherato, che sente il fiato sul collo di una protesta che potrebbe allargarsi a macchia d’olio e per questo divenuto ancora più feroce nelle sue reazioni. Dall’altra parte al momento solo i lavoratori francesi, ma i “dormienti” potrebbero essere svegliati dal rumore che arriva dalla Francia.

 

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Debora Ranzetti

Pubblicato da Debora Ranzetti

Debora Ranzetti, romana, avvocato ma blogger per passione. Non ha partiti ne tessere, amante delle battaglie impossibili, il cui motto è: “non mi piego, ma a spezzarmi non ci penso nemmeno”. Scrive quello che pensa, senza filtri, ma sempre nel rispetto delle regole. Animalista, ambientalista, inquieta e sempre di corsa, ma pronta a fermarsi se qualcuno è in difficoltà.

2 Risposte a “Francia, Belgio, Austria: in Europa la Democrazia… brucia”

  1. Non è il liberismo: è al contrario la lobby finanziaria che ha preso il posto delle vecchie classi dominanti industriali. Gli industriali dovevano vivere dentro il triangolo costo delle materie prime – costo del lavoro – prezzo di vendita del prodotto. La finanza internazionale non ha di questi problemi; a poter controllare la filiera del danaro.
    Con questo aggiustamento si capisce tutto – e l’analisi sopraesposta diventa accettabile

    1. Concordo pienamente, semplicemente perché è ciò che ho scritto:
      ” la finanza internazionale, le multinazionali e gli organismi che li appoggiano, hanno continuato indisturbati, legge dopo legge, poco alla volta, a distruggerla, alimentando un crudele conflitto tra le classi sociali, situazione di cui solo in pochi fino a ieri si erano accorti”.
      A me il concetto sembra chiaro…

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