Eroi ed incoscienza dei media

Leggerezza ed incoscienza sono i termini più appropriati per definire quello che è successo sui media italiani a tal punto da scatenare una giusta bufera sui social.

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Se in certi casi i giornalisti vengono accusati di mancanza di professionalità non posso dar torto a chi si lamenta di come è portata avanti la missione del giornalista che consiste nell’informare, non nel fare scoop a tutti i costi.

Di scoop l’attualità ce ne “offre” abbastanza in questi ultimi anni. Se l’input, se la fonte dello scoop è il Viminale la leggerezza e l’incoscienza sono ancora più gravi.

Pubblicare le foto con i nomi dei due poliziotti che hanno fermato, uccidendolo, il terrorista della strage di Berlino, Anis Amri, è come affiggere nelle strade italiane, e non solo, dei cartelli “Wanted”.

Nel frattempo lo stesso Viminale fa annullare degli eventi per sicurezza.

Dobbiamo pensare che dal Viminale ai media hanno tutti pensato che questo terrorista, che ha girato diverse nazioni, una volta morto non sia più pericoloso? Che non ci sia alcun rischio di ripercussioni e di vendette collaterali?

I giornali scrivono di eroi. Li vogliamo tenere in vita questi nostri eroi?

Scrivendo queste righe mi rendo conto che non faccio altro che ripetermi. Il 22 novembre 2015 ho scritto un pezzo “I media non siano portavoce dell’Isis”. Basta rileggerlo. Già all’epoca denunciai il fatto che un giornale statunitense pubblicò una kill list. Gli italiani non furono da meno pubblicando anche il nome di una vigilessa italiana finita in un elenco dell’Isis.

Esistono il buon senso, il senso della responsabilità ed anche l’etica. Qui manca tutto. Altro che “sbatti il mostro in prima pagina”. Qui si sbattono in prima pagina eroi che hanno fatto il proprio dovere professionale e la cui vita non può non essere messa in pericolo in questo modo. Non per niente in ogni paese gli appartenenti delle forze dell’ordine che arrestano criminali portano un passamontagna.

No! Noi pubblichiamo nome e cognome gentilmente forniti dal Viminale. Nomi e cognomi ripresi da giornali francesi, belgi e via dicendo. Non hanno preso un topo d’appartamento ma un facente parte dell’organizzazione terroristica oggi più pericolosa al mondo. Se anche un poliziotto di provincia può ricevere minacce perché dovrebbero essere esenti da reazioni proprio loro due che hanno fatto di Amri un “martire”?

Non si devono pubblicare i video di propaganda per non fare da ripetitore all’Isis che a comunicazione se la cava già benissimo. Non si devono pubblicare le loro prodezze. Dar loro in mano i volti e soprattutto i nomi dei due poliziotti è un atto che lascia senza parole.

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