Salute & Benessere. Il gomito (non solo) del tennista

Salute & Benessere. Rubrica fissa su temi di interesse medico a cura del Dott. Accursio Miraglia

Si chiama gomito del tennista, perché le prime diagnosi furono fatte agli sportivi di questa disciplina, ma l’epicondilite, questo il nome scientifico, colpisce anche chi con la racchetta ha poco a che fare.

Il comune denominatore è l’uso eccessivo dell’avambraccio con conseguente sovraccarico funzionale, come può accadere, appunto, nel gioco del tennis, ma anche in alcune professioni caratterizzate da movimenti continui e ripetuti (imbianchino, cuoco, musicista, casalinga, barista). Anche chi usa molto il mouse ne è colpito, così come i politici, com’è emerso da un’indagine americana, perché trascorrono molto tempo stringendo mani. Generalizzando, si può dire che ne sono colpite le persone le persone tra i 30 e i 40 anni che svolgono attività con movimenti ripetuti del braccio o del polso con il palmo della mano rivolto in basso.

In ogni caso, qualunque sia la causa, il risultato finale non cambia. Il sovraccarico provoca un’infiammazione dei tendini dei muscoli estensori dell’avambraccio, che si inseriscono all’esterno del gomito e permettono di sollevare la mano e il polso. E l’infiammazione, nel tempo, provoca una progressiva degenerazione dei tendini.

L’epicondilite si manifesta con un dolore che può essere avvertito nel punto in cui le fibre tendinee di questi muscoli aderiscono all’osso della parte esterna del gomito o per tutta la lunghezza dei muscoli stessi. In genere il dolore è più intenso durante o dopo gli sforzi e può essere evocato con la pressione (anche lieve) sulle inserzioni dei muscoli estensori dell’avambraccio. Nei casi più gravi il semplice movimento del polso o l’azione di afferrare degli oggetti, anche se leggeri, possono risvegliare il dolore. 

La zona di maggior dolore si trova generalmente vicino al gomito, nella sua parte esterna, nota come epicondilo laterale. Questa zona è solitamente dolente alla pressione e può risentire anche della presa degli oggetti con la mano. Nei casi più gravi il dolore può essere evocato dalla maggior parte dei movimenti del gomito.

Il trattamento include, innanzitutto, la limitazione o l’astensione dai movimenti che provocano dolore.

Talvolta un tutore applicato all’avambraccio in prossimità del gomito è utile per proteggere la muscolatura sofferente fino alla guarigione. In alcuni casi può giovare l’applicazione di un tutore anche a livello del polso.

I farmaci anti-infiammatori hanno un ruolo, sia applicati localmente, sia assunti per via generale.

Molte sono le risorse terapeutiche che offe la fisioterapia. Utili, infatti, sia dal punto di vista antalgico che antinfiammatorio, possono essere il Laser, gli Ultrasuoni, la Tecar e le Onde d’urto. A livello puramente antalgico un ruolo ha anche la TENS.

Fra le tecniche all’avanguardia si possono citare le infiltrazioni di fattori di crescita o di acido ialuronico, mentre da evitare sono le infiltrazioni di cortisone che, a fronte di una immediata riduzione dei sintomi provocano l’ulteriore degenerazione del tendine.

Per fortuna l’ultima ratio, l’intervento chirurgico, è riservata a pochissimi e selezionati casi, circa il 5%. La tecnica più recente consiste nell’asportare la parte di tendine degenerato ed eseguire dei microfori nell’osso sottostante per forzare l’attivazione del processo rigenerativo e far sì che il tendine si ripari naturalmente. Dopo l’intervento l’articolazione deve essere contenuta da un tutore ed è necessario un cauto recupero tramite trattamento fisioterapico.

Prima pagina, Salute & Benessere , , ,
Accursio Miraglia

Informazioni su Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.

Precedente Incendi boschivi è record: 74.965 ettari bruciati nei primi sette mesi del 2017 Successivo Palermo. Cinghiali in città che rovistano tra i rifiuti: Orlando per risolvere il problema chiederà aiuto alla Raggi?