Renzi si dimette, ma anche no: “Lo fece anche con il referendum, è la caricatura di sé stesso”

Renzi si è dimesso. Anzi, no. Cioè, sì, ma ora per allora. Cioè resta Segretario del P.D. fino alla formazione del nuovo governo, poi si vedrà.

Credo di essere uno dei pochissimi a ricordare di aver visto e goduto delle vignette di una rubrica della “Domenica del Corriere”, il settimanale con i fogli di copertina azzurrastri “La vedova scaltra”. La vignetta, il disegno era sempre uguale. Una matura ed imponente vedova in gramaglie, con accanto signori non meno funerei e qualche corona mortuaria.

Insomma, una scena di funerale. E le parole della “inconsolabile” ispirate ad avvenimenti (o piuttosto a non avvenimenti) del giorno, proverbiali o quasi perché sempre promessi e mai attuati: “Signore fatemi vedere… (e qui l’avvenimento invano atteso) e poi raccoglietemi accanto a quell’anima benedetta.”. Parole di dolore e di scaltrezza. Renzi si è conquistato in un ipotetico album di vignette dei tempi andati riciclati, il ruolo della “Vedova scaltra”.

Dopo la sonora batosta del referendum sullo scempio della Costituzione, si presentò in televisione la sera stessa del capitombolo ad annunziare che l’indomani sarebbe andato dal Capo dello Stato a dimettersi. Però rimane. Avrà detto: “Presidente, fatemi vedere approvati i bilanci etc. etc. e poi sbattetemi fuori da questa carica maledetta”.

Così andò pure per la segreteria del partito: “Compagni, fatemi vedere qualcuno che abbia le idee chiare e poi mandatemi a quel paese”.

Oggi la “Vedova scaltra” del fu Partito della Nazione, dice ai “resti di quello che fu uno dei più grandi partiti che risalgono in disordine e senza speranza le valli in cui erano discesi con orgogliosa sicurezza: Ex compagni fatemi vedere che scappa fuori da questo casino che ho creato con orgogliosa sicurezza e poi me ne vado a casa”.

Di andarsene a casa e di cambiare mestiere la promessa l’aveva fatta quando fu indetto il referendum sul cambiamento della Costituzione, per il caso quel suo capolavoro fosse bocciato dal voto popolare. Poi andò come andò.

Renzi più che un personaggio politico è una caricatura dell’Uomo politico italiano di questi tempi.

Non fa che ripetere le parole “nuovo, novità”. Concorrente esterno del partito “dell’antipolitica” si è circondato di gente che invoca “il cambiamento”. Di tutto, anche di quello che non c’è. E di “volti nuovi”. Anche se non ne ha fatto mai (come lo fece Rosy Bindi) professione dell’articolo di fede nella limitazione del numero delle legislature dei parlamentari e degli anni di “carriera” in politica, è sicuramente di quel parere (si fa per dire) finché, almeno, si tratta di tagliar l’erba sotto i piedi ai Cinquestelle. E’ uno che dice agli altri: “andatevene, vecchiacci della malora. Questo è il tempo mio”.
Ma quando per lui suona la campana cerca sempre di guadagnare anche quel po’ di settimane, di giorni.

E’ la “Vedova scaltra”. Una figura comica. Ma lugubre.

di

Mauro Mellini

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Mauro Mellini

Informazioni su Mauro Mellini

Eletto deputato nel 1976, ha combattuto le più note battaglie radicali per poi allontanarsi dal partito alla fine degli anni ottanta in concomitanza con la scelta del Partito Radicale di trasformarsi in soggetto transnazionale e di non partecipare più a competizioni elettorali italiane. Successivamente ha ricoperto il ruolo di componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Editorialista e saggista, è autore di numerosi scritti, in cui con vena polemica indaga sulle storture della legge. Il suo testo più noto è Così annulla la Sacra Rota (Samonà & Savelli), che contribuì fortemente all'approvazione della legge sul divorzio. Nel 2006 ha fondato insieme ad Alessio Di Carlo il periodico on line GiustiziaGiusta, dedicato ai temi della giustizia in chiave garantista. È stato ed è uno dei primi e più strenui difensori del garantismo, a partire dal celebre caso Enzo Tortora.

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