I Partiti fanno una legge elettorale per ogni nuova elezione: succede solo in Italia

C’è oramai un sistema elettorale tutto all’italiana – e che esiste solo in Italia – con un doppio turno. Sissignori. Un doppio turno senza ballottaggio (che c’è e funziona abbastanza bene per le amministrative ma che è giudicato “pericoloso” per le elezioni politiche).

Il doppio turno all’Italiana consiste in una prima fase in cui i partiti o sedicenti tali si scontrano, per stabilire chi, sondaggi sulle previsioni di voto alla mano, debba, con questo o quel marchingegno, vincere o perdere. O meglio si stabilisce ciascuno ritenendo chi deve vincere, chi deve “trovar posto” e chi no, una legge elettorale.

Altrove le leggi elettorali durano decenni o addirittura secoli. Da noi ce ne vuole una ogni elezione, se no, sarebbe tradito il gran gusto per il “nuovo”, in un Paese in cui “nuovo” significa quella cosa che si fa perché tutto resti come prima.

Questa si direbbe la fase più importante di ogni tornata elettorale. Si delineano coalizioni e maggioranze. Si inventano o si resuscitano demonizzazioni con la conseguente designazione di qualcuno che “deve perdere se no è un disastro”.

E’ questa la saga delle sigle e delle denominazioni fantasma. Le sigle di “forze” politiche inesistenti o, al più “personalizzate” e denominazioni più o meno consciamente ironiche della legge elettorale e dei relativi progetti.

In questa tornata legislativo-elettorale ne sono già scappati fuori due, che fanno pensare a vini localmente noti: “verdinellum” e “rosatellum”. Che già sanno d’aceto. Dio ci salvi dal finale.

Il secondo turno, che non può definirsi un ballottaggio (semmai è il primo turno che potrebbe definirsi col termine dialettale familiare “sballottamento”) si ha con l’intervento degli elettori che, se corrisponderanno alle “intenzioni di voto” rilevate con i sondaggi usati dai legislatori, dovrebbero dar corpo e significato alle astruse disposizioni dei marchingegni escogitati per l’occasione.

La nuova legge elettorale, naturalmente, resterà in vigore fino alla fine della legislazione eletta con essa. Al massimo, quindi, fino al 2023.

Il nostro è un Paese che ama le novità.

di

Mauro Mellini

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Mauro Mellini

Informazioni su Mauro Mellini

Eletto deputato nel 1976, ha combattuto le più note battaglie radicali per poi allontanarsi dal partito alla fine degli anni ottanta in concomitanza con la scelta del Partito Radicale di trasformarsi in soggetto transnazionale e di non partecipare più a competizioni elettorali italiane. Successivamente ha ricoperto il ruolo di componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Editorialista e saggista, è autore di numerosi scritti, in cui con vena polemica indaga sulle storture della legge. Il suo testo più noto è Così annulla la Sacra Rota (Samonà & Savelli), che contribuì fortemente all'approvazione della legge sul divorzio. Nel 2006 ha fondato insieme ad Alessio Di Carlo il periodico on line GiustiziaGiusta, dedicato ai temi della giustizia in chiave garantista. È stato ed è uno dei primi e più strenui difensori del garantismo, a partire dal celebre caso Enzo Tortora.

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