Ragazza stuprata da migrante. Il “Caso Serracchiani” e l’ipocrita intolleranza della subcultura di sinistra

Il “caso” di Debora Serracchiani, “imputata” di aver “parlato male” degli immigrati ha già superato i limiti oggettivi del ridicolo e della ragionevolezza perché si possa essere portati ad occuparsene senza un certo disgusto e fastidio.

Ma non è della condivisibilità o meno delle considerazioni della Governatrice del Friuli-Venezia Giulia che intendo parlare, ma piuttosto di una odiosa, ipocrita, strisciante intolleranza che la subcultura di Sinistra, raggiunto il livello ed il “potere” di rappresentare il “politicamente corretto”, sta dimostrando non solo verso il pensiero diverso, ma verso la parola altrui non abbastanza allineata ai luoghi comuni da essa creati.

Ero un ragazzino ed un adolescente, quando persone sagge predicavano bisogna stare attenti a quello che si dice ed anche a come si dice”.

C’era il Fascismo e c’erano i fascisti più cretini e violenti degli altri. Naturalmente quelle espressioni di rassegnata saggezza erano un modo di “parlar male” e potevano risultare niente affatto sagge.

Se mi mettessi in gara di intolleranza con i suscettibili paladini dell’accoglienza e volessi dar sfoggio di acredine, che non ho, verso gli immigrati, direi che oramai “vengono a toglierci pure la libertà di parola”. E sarei così io stesso un cretino, perché l’intolleranza non c’è bisogno di importarla e di cretini ne abbiamo fin troppi, come diceva Sciascia, nati e cresciuti nel nostro Paese.

E’ certo però che, tramontate le ideologie invasive e totalizzanti della Sinistra marxista o catto-comunista, il residuato subculturale che hanno lasciato si è rivelato una fanghiglia sciocca e vasta. Ed intollerante, quanto e più lo erano le ideologie di cui essa è il sedimento.

E’ inutile che ripeta anch’io che le parole della Serracchiani erano tutt’altro che discriminatorie ed ostili nei confronti degli immigrati e rifugiati. Semmai esse denotano un ottimismo dei sostenitori dell’”accoglienza”, che immagina davvero che i “rifugiati” vengano con l’idea di cercare aiuto e protezione e possano essere, quale che ne sia l’afflusso e la massa, consci di fruire di una generosa ospitalità.

E, con ciò, la preoccupazione che fatti come quelli verificatosi possano incrinare questa idilliaca atmosfera.

Non so se la Serracchiani sia, poi, così ottimista ed, invece, credo che proprio quella sia stata la preoccupazione in lei prevalente. Ma, ripeto non è della Serracchiani, del suo pensiero sull’argomento, della chiarezza o ambiguità delle sue parole che ci si deve preoccupare e di cui vale la pena discutere. Ma della stoltezza degli intolleranti cacciatori di parole “politicamente e sinistramente scorrette”.

Purtroppo il confronto politico sempre più tende a spostarsi sui luoghi comuni, il sentito dire, su quel sedimento viscido ed ambiguo delle subculture di Destra o di Sinistra. E su insensate “appartenenze” alle une o alle altre. L’intolleranza è naturale che domini il comportamento di chi, in fondo, non riesce ad uscire da quei turpi confini.

A Debora Serracchiani, la solidarietà dei sostenitori della tolleranza. E, magari, una amichevole esortazione alla riflessione e a non indulgere all’ottimismo.

Piuttosto di un’altra dichiarazione sarebbe il caso di parlare e del fatto che, all’opposto, non ha suscitato il minimo commento, non ha urtato la suscettibilità di nessuno.

Mi riferisco a ciò che il Procuratore della Repubblica di Trieste ha detto del tristissimo episodio della sedicenne che ha abbandonato procurandone la morte, la bambina appena da lei partorita. Il magistrato dicendosi sconvolto di fronte ad un simile crimine, ha ritenuto di dover aggiungere che tanto più lo turbava che esso fosse stato commesso in una città civile e progredita come Trieste, mentre è cosa tale da potersi concepire piuttosto nella Sicilia degli anni ’40.

Che sia una affermazione a dir poco di pessimo gusto non v’è dubbio. Che un Procuratore della Repubblica debba astenersi da siffatte discriminatorie dichiarazioni antropologico-ambientali sui casi di cui è investito è ancor più indiscutibile. Ma tutti hanno taciuto.

Cultura e subcultura stranamente diventano più che tolleranti, distratti di fronte ad un magistrato. Criticare i magistrati, anche quando straparlano è “politicamente scorretto”.

di

Mauro Mellini

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Mauro Mellini

Informazioni su Mauro Mellini

Eletto deputato nel 1976, ha combattuto le più note battaglie radicali per poi allontanarsi dal partito alla fine degli anni ottanta in concomitanza con la scelta del Partito Radicale di trasformarsi in soggetto transnazionale e di non partecipare più a competizioni elettorali italiane.

Successivamente ha ricoperto il ruolo di componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Editorialista e saggista, è autore di numerosi scritti, in cui con vena polemica indaga sulle storture della legge. Il suo testo più noto è Così annulla la Sacra Rota (Samonà & Savelli), che contribuì fortemente all’approvazione della legge sul divorzio.

Nel 2006 ha fondato insieme ad Alessio Di Carlo il periodico on line GiustiziaGiusta, dedicato ai temi della giustizia in chiave garantista.

È stato ed è uno dei primi e più strenui difensori del garantismo, a partire dal celebre caso Enzo Tortora.

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