L’antifascismo ridicolo della legge Fiano ed il fascismo sostanziale dei sequestri per gli indiziati

Tra i disegni di legge che il Governo del P.D. ha rovesciato sul Parlamento c’è (guarda un po’ chi si rivede) quella di una “nuova” legge – detta “Fiano” dal suo ideatore – repressiva delle attività di propaganda e dei “comportamenti” fascisti e nazisti.

Che a distanza di settantadue anni dal suicidio di Hitler nel bunker della Cancelleria e dalla cattura con conseguente ammazzamento di Mussolini che fuggiva in Svizzera travestito da soldato tedesco, si senta il bisogno di aggiungere alla gran catasta delle leggi della nostra Repubblica un’altra legge contro il fascismo (e, stavolta, anche contro il nazismo) è di per sé più ridicolo che inopportuno. Paesi che hanno versato sangue più assai di quanto abbia fatto l’Italia per liberarsi (e, quegli altri, per liberare gli altri) dal fascismo lasciano gli scimuniti che esibiscono svastiche celebrare i loro riti funerei e cretini.

La “nuova” legge se abbandona il concetto di “ricostituzione” (impossibile di ciò di cui non esistono più manco i pezzi) del partito fascista, punisce propaganda e “atteggiamenti”.

Pare, dunque che la principale preoccupazione dei bravi legislatori sia il saluto fascista (detto con impudente falsificazione, “saluto romano”).

Ma queste sono chiacchiere. Se si dovessero punire tutte le cose fastidiose e stupide la nostra legislazione, già smisurata, si raddoppierebbe.

Quel che conta è una domanda: Ma non avevano altro a cui pensare Renzi, Gentiloni, Orlando etc.?

E qui sul comico prevale il dramma. Il dramma di un modo di governare e di legiferare, per il quale leggi, provvedimenti, scelte politiche, sono fatti per coprire, con pezze colorate i guasti di altre leggi, di altri provvedimenti.

Ma questa volta la manfrina è più grossa, più spudorata e più complessa.

Renzi, il P.D., che stanno varando provvedimenti antidemocratici, antiliberali e, se vogliamo proprio valerci (magari lo sapessimo fare!) dell’esperienza del passato, di stampo sostanzialmente fascista (altro che saluto “romano”!!!) quale la legge sulle confische dei beni dei sospettati di essere corrotti etc. etc., si “copre” con l’antifascismo della legge contro il saluto fascista.

Il saluto fascista, è inutile che lo dica, e non solo il saluto, non mi è mai piaciuto e mai l’ho tollerato senza rabbia e fastidio. Anche, e soprattutto, quando era obbligatorio e ti bastonavano se non lo facevi al loro passaggio e ti mandavano al confino se eri “dedito alla stretta di mani”.

Ma qui ed ora abbiamo quelli che vogliono leggi di punizione (come la confisca dei beni) degli “indiziati” di delitti. I fascisti, almeno sulla carta dei Codici, non arrivarono mai a tanto.

Coprire con questo disegno di legge l’enormità e la pericolosità degli altri basta a condannare partiti, uomini, maggioranze ed opposizioni non abbastanza decisi ad opporsi allo sfacelo.

Ma c’è anche un aspetto tragicomico di quest’altra baggianata. Renzi che perde pezzi a Sinistra, vuole riguadagnare terreno risfoderando vecchi cavalli di battaglia della Sinistra della Prima Repubblica. Un mostro che si baloccava con questi rituali e che è finito come è finito.

Ci dispiace, anzi non ci dispiace affatto, ma non siamo disposti a farci prendere in giro da questi grossolani imbroglioni. Ed a subire le loro leggi sostanzialmente fasciste.

di

Mauro Mellini

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Mauro Mellini

Informazioni su Mauro Mellini

Eletto deputato nel 1976, ha combattuto le più note battaglie radicali per poi allontanarsi dal partito alla fine degli anni ottanta in concomitanza con la scelta del Partito Radicale di trasformarsi in soggetto transnazionale e di non partecipare più a competizioni elettorali italiane. Successivamente ha ricoperto il ruolo di componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Editorialista e saggista, è autore di numerosi scritti, in cui con vena polemica indaga sulle storture della legge. Il suo testo più noto è Così annulla la Sacra Rota (Samonà & Savelli), che contribuì fortemente all'approvazione della legge sul divorzio. Nel 2006 ha fondato insieme ad Alessio Di Carlo il periodico on line GiustiziaGiusta, dedicato ai temi della giustizia in chiave garantista. È stato ed è uno dei primi e più strenui difensori del garantismo, a partire dal celebre caso Enzo Tortora.

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