Finito l’incubo in Nigeria di Monsignor Pallù: liberato durante la notte. Soddisfazione delle istituzioni

Liberato nella notte in Nigeria Don Maurizio Pallù, il sacerdote neocatecumenale sequestrato da diversi giorni da alcune forze criminali nel paese africano. Lo conferma la Farnesina in una nota ufficiale.

La notizia è stata riportata rapidamente da diverse agenzie di stampa, tra cui anche il “Vatican Insider”, che cita fonti vicine al sacerdote. La liberazione sarebbe avvenuta ieri sera intorno alle 22 dopo una trattativa durata diversi giorni. Sconosciuto il luogo in cui il sacerdote era tenuto sotto sequestro. Con lui anche una studentessa e un operaio nigeriani. Immediata la soddisfazione del nostro Ministro degli Esteri Angelino Alfano, che ha ufficialmente dichiarato alle agenzie: “lo aspettiamo in Italia”.

Il sacerdote era stato rapito da uomini armati giovedì scorso nel sud del paese, mentre con altre persone si stava recando in auto a Benin City: i malviventi, dopo aver sparato alcuni colpi in aria, avevano bloccato il mezzo, e rapinato tutti i passeggeri, portando via con loro solo il sacerdote italiano. Ha confermato ai suoi parenti di stare bene in una telefonata avvenuta subito dopo la liberazione.

Sessantatre anni compiuti proprio oggi, originario di Firenze e appartenente alla diocesi di Roma, svolgeva da quasi tre anni il ruolo di missionario in questo paese africano. E’ il secondo sequestro di cui è vittima nel corso di quest’anno. Già domenica scorsa, in una telefonata concessagli dai sequestratori, aveva rassicurato i suoi parenti che sarebbe stato liberato a breve.

Tornerà tra poche ore in Italia per qualche giorno, per fare poi nuovamente ritorno in Africa per riprendere la sua missione. In una intervista rilasciata per il TG1, avrebbe rivelato che tale sequestro non sarbbe stato progettato per un preciso motivo religioso, ma per ragioni sconosciute, nonostante abbia anche confermato con certezza che i rapitori fossero comunque musulmani.

Il sacerdote si è definito “commosso” per la vicinanza dimostrata da tantissime persone durante il suo sequestro, come anche dalle istituzioni, e dallo stesso Papa Francesco, che aveva dichiarato di pregare per la sua liberazione.

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