Tsipras stravolge il governo, fatta fuori l’ala sinistra: la Toika applaude

Tsipras stravolge il governo, fatta fuori l’ala sinistra: la Toika applaude

Tsipras dopo le defezioni del suo esecutivo causate dal voto del Parlamento che ha detto si alle riforme “lacrime e sangue” ha varato il tanto agognato e desiderato (dalla Merkel & C.) rimpasto di governo. Le sostituzioni complessivamente sono dodici (tra novità e spostamenti), Tsipras ha cacciato – è il termine più corretto – i ministri dissidenti e li ha sostituiti con suoi fedelissimi.

Non è stata un operazione semplice, ma dolorosa si e sicuramente invalidante politicamente. Più che una correzione, ha operato uno stravolgimento netto che ha cambiato identità al governo. Ha fatto ricorso a funzionari extraparlamentari a lui vicini, politici del suo strettissimo “inner circle syrizeo”, tecnici reclutati all’ultimo momento per “mancanza di altri candidati”, il che la dice lunga sulla credibilità di questo nuovo esecutivo. Tsipras pensava che in molti lo avrebbero implorato per andare ad occupare le poltrone rimaste vacanti a causa dell’abbandono dell’ala Sinistra del suo partito, invece i candidati “spontanei” sono stati pochi e il premier ha dovuto ricorrere a tecnici come Alexiàdis o a piroette politiche, come lo spacchettamento del super ministero guidato da Lafazanis, che tra l’altro era l’uomo che curava i rapporti con Mosca (e con Gazprom) alla voce business energetici parlando anche fluentemente il russo.

Ma alla fine nasce il governo Tsipras 2.0 con la prospettiva – anzi quasi certezza – di durare il tempo dell’estate, dal momento che le probabilissime elezioni anticipate si terranno a ottobre se non già a settembre.

Nove dunque i volti nuovi e tre gli avvicendamenti di poltrone. Spacchettato in due come detto prima, il dicastero di ambiente, energia e ricostruzione prima occupato dallo scissionista Lafazanis: al suo posto Skourletis e Katrougalos, mentre si contano novità assolute, fra cui l’ex presidente dell’agenzia delle entrate Trifon Alexiàdis promosso viceministro alle finanze e un trio di fedelissimi a guidare le operazioni in Aula al posto di Zoì Kostantopoulou: il capogruppo di Syriza Nikos Fillis, l’ex portavoce del governo Gavrìl Sakellarìdis – che lascia il suo posto a Olga Gherovassili – e Alèxandros Triantafillìdis. All’immigrazione Tassìa Christodoulopoulos, non solo membro del Comitato Centrale di Syriza, ma da decenni attivista oltre che legale e sindacalista. Per la “new entry” Rania Antonopoulos, si è trovato un dicastero inedito ma, visto i potenziali numeri da reggere, impegnativo, quello “alla disoccupazione”.  La Antonopoulos, si è distinta per la teoria monetaria di scuola post-keynesiana. Un tecnico agli interni: Xristoforos Vernardakis, saggista e professore di scienze politiche, laureato alla Sorbona. Dulcis in fundo, istituito anche un Comitato speciale per la lotta alla corruzione affidato al ministro di stato Nikoloudis.

Ora il FMI finalmente potrà erogare il famoso prestito di 7,2 miliardi, che serviranno per pagare le rate di 2 miliardi già scadute, quella di 3,6 in scadenza il 20 luglio e con le briciole rimaste non si copriranno nemmeno le rate di agosto. Dunque questi “Strozzini” (se qualcuno ha una definizione migliore la suggerisca), con una mano danno e con l’altra tolgono. Ed intanto il debito continua a salire maggiorato degli interessi, il popolo che di questi soldi non ha visto un centesimo, si vedrà costretto a subire quel pacchetto distruttivo fatto di tagli e aumento di tasse, che la Germania ha imposto.

Tsipras ha fallito! Senza se e senza ma, quello che ancora non si riesce a capire è, come giornali e partiti di sinistra lo difendono arrampicandosi sugli specchi. Di fatto la Grecia dopo avere votato due volte si ritrova con un governo imposto dall’EU, che farà esattamente cosa gli ordineranno i burocrati di Bruxelles.

Una sola certezza, la Grecia è di nuovo in campagna elettorale.

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