Trump e l’oro nero: gli oleodotti che nessuno vuole ed i poveri Sioux americani

Trump e l’oro nero: gli oleodotti che nessuno vuole ed i poveri Sioux americani

Sono passate poche settimane dall’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America che tanto ha fatto discutere durante la sua campagna elettorale per i toni accesi e le proposte controcorrente, ma ancora di più sta facendo discutere adesso per tante sue decisioni che in qualsiasi ambito, nazionale ed estero, non fanno altro che generare puntualmente una marea di critiche e preoccupazioni sia dai suoi rivali, come dagli alleati o anche dagli stessi membri del suo partito.

Dai bandi all’immigrazione, fino alla proposta di cancellare del tutto l’Obamacare, tutto fà discutere del tycoon newyorkese, compresa anche la sua volontà di aumentare notevolmente il potenziale nucleare americano nei prossimi anni, cosa che, se concretamente realizzata, non farebbe altro che creare pericolosissime frizioni con le altre potenze nucleari del pianeta.

Sta passando però quasi inosservata al momento una sua decisione, che potrebbe non solo avere pericolose ripercussioni sull’ecosistema americano, ma potrebbe anche mettere seriamente a rischio la sopravvivenza di una gran parte della comunità indiana dei Lakota Sioux: l’approvazione da parte del nuovo presidente americano per la costruzione di due oleodotti, Keystone XL e Dakota Access Pipeline (progettati e finanziati rispettivamente dalla compagnia canadese Transcanada nel primo caso, e dalla società petrolifera texana Energy Transfer Parter nel secondo), due progetti che Obama aveva bloccato, dati gli elevati costi e i rischi connessi, e che invece Trump ha deciso magicamente di riesumare.

Le due condutture dovrebbero trasportare, con percorsi diversi, il petrolio grezzo estratto dai giacimenti della regione canadese dell’Alberta fino in Texas, alle raffinerie del Golfo del Messico, attraversando diversi stati del centro. Trattandosi però di un petrolio derivante da sabbie bituminose, e quindi molto denso e pesante, implicherebbe quindi degli altissimi costi per la sua estrazione, oltreché è anche stato previsto un forte aumento delle emissioni di gas serra nell’atmosfera con la piena attività di estrazione e trasporto di tale petrolio.

John Kerry, molto tempo fa, riguardo ai rischi ambientali derivanti dal funzionamento dell’oleodotto Keystone XL, aveva infatti dichiarato che:Portarlo avanti minerebbe la nostra credibilità come guida nella lotta al cambiamento climatico”.

Più recentemente anche Bernie Sanders si è espresso sull’argomento durante la sua campagna elettorale: “In un momento in cui la comunità scientifica è praticamente unanime nel dirci che il cambiamento climatico è reale, ed è causato da attività umane, che stanno già causando problemi devastanti, non possiamo permetterci di costruire nuovi oleodotti che ci costringono a bruciare combustibili fossili per gli anni a venire. Farò tutto il possibile per fermare questi oleodotti e proteggere il nostro pianeta per le generazioni future”.

Ma riguardo il Dakota Access Pipeline o DAPL, i cui costi per la sua realizzazione sono stati stimati intorno ai 3,8 miliardi di dollari, vi sono le proteste e le preoccupazioni più grandi, in quanto, nel suo tragitto verso il Texas, tale oleodotto dovrebbe attraversare la riserva degli indiani Sioux di Standing Rock nel North Dakota, costringendoli a dover abbandonare i loro villaggi originari, le loro terre native, rischiando anche, in caso di un eventuale incidente, di contaminare per sempre le falde acquifere di quei territori, infliggendo quindi un ennesimo colpo brutale alle popolazioni native americane, che già in passato avevano sofferto davvero moltissimo per tante altre assurde decisioni del Governo Americano.

Riguardo tale questione, si è accesa negli ultimi mesi una battaglia senza precedenti con infinite manifestazioni di protesta tra gli indiani, le associazioni ambientaliste nazionali, e un gran parte della popolazione che appoggia le loro ragioni, contro il potere politico americano, intransigente e votato solo a far soldi con tale progetto. In tutto il 2016 svariate sono state le contestazioni in tutto il North Dakota e non solo contro il progetto, caratterizzate anche da aspri scontri fra i manifestanti e la polizia locale, fino allo stop definitivo ai lavori dell’opera deciso dall’ex Presidente Obama, e alla susseguente decisione dell’Usace, il Genio Militare Americano, di revocare i permessi per la costruzione dell’impianto nella zona del Lago Oahe alla Energy Transfer Partner, società texana che promuove lo sviluppo di tale progetto; con il nuovo Presidente Trump, tutto purtroppo è cambiato nuovamente: durante i primi giorni del suo insediamento, il nuovo inquilino della Casa Bianca ha ridato una svolta negativa a tutta la vicenda, firmando i decreti che autorizzano la costruzione dei due discussi progetti (in realtà sembrerebbe che Trump sia stato in passato in affari proprio con la Energy Transfer Partner).

Diverse personalità di spicco hanno subito commentato in modo estremamente negativo questo nuovo impulso ai progetti dato dal nuovo Presidente: l’attrice Jane fonda, durante una manifestazione tenutasi a New York a Febbraio contro tali decisioni, ha definito il Presidente “predatore in capo” incurante dei rischi per l’ambiente americano legati a tali oleodotti. Agli inizi di Marzo, in un clima davvero rigido e nevoso, una grande rappresentanza degli indiani Sioux della tribù di Standing Rock ha sfilato per protesta a Washington, percorrendo un lungo tratto di strada dal Genio Civile fino alla Casa Bianca, intonando canzoni tribali ed esibendo i costumi tipici delle loro comunità, esprimendo con tale manifestazione (ribattezzata “Native Nations March”) tutto il disappunto e la totale contrarietà a un progetto che fà solamente gli interessi di qualche ricco petroliere, ma non certo degli storici abitanti del continente Nord – Americano.

“Distruggono le nostre terre sacre e così mettono in pericolo i nostri figli non ancora nati ha dichiarato recentemente David Archambault II, Presidente e Portavoce degli Indiani della Riserva di Standing Rock. Le proteste continuano a susseguirsi, ma i progetti purtroppo va avanti: proprio alcuni giorni fà, venerdì 24 marzo, Trump ha di nuovo approvato la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL, dichiarando chesarà un oleodotto incredibile, la più straordinaria tecnologia conosciuta dall’uomo, e a stretto giro è arrivata dopo poche ore la soddisfazione della Transcanada, la compagnia responsabile del progetto, che per voce del suo CEO Russ Girling ha affermato:Apprezziamo l’Amministrazione Trump per avere rivisto e approvato questa importante iniziativa. I progetti proseguono, e gli oleodotti forse verranno davvero realizzati in un futuro, ma la battaglia non è sicuramente finita. C’è da scommetterci.

di

Graziano Dipace

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