Sicilia: pubblicata la legge sull’acqua pubblica, in vigore dal 22/8/2015 (oggi)

Sicilia: pubblicata la legge sull’acqua pubblica, in vigore dal 22/8/2015 (oggi)

acqua-pubblicaI sindaci dei comuni che hanno dato in gestione l’acqua ai privati non hanno più alibi, è stata infatti, pubblicata sulla G.U.R.S. N.34 Venerdì 21 Agosto 2015 Supplemento Ordinario n.1 la legge sull’Acqua Pubblica L.R. 19 del 11/8/2015 n.19 ed è in vigore da oggi. Quì la legge completa

Non è quanto i promotori della legge, cioè il M5S chiedeva ed aveva proposto, ma è comunque un buon passo avanti rispetto all’esistente. Ma la legge da sola non basta, per essere operativa bisogna applicarla, altrimenti è come se non esistesse. La legge infatti, non prevede l’automatico ritorno alla gestione pubblica, ma la possibilità di ritornarvi e questo è a totale discrezione del comune e dei sindaci che li amministrano.

È noto che i sindaci dipendono dai rispettivi partiti di appartenenza, per cui sulla questione non vi è uniformità di veduta. A parole tutti sono per il ritorno al pubblico, ma è risaputo dei giochi sotto fatti banco  per favorire tizio o caio e quindi le imboscate per fare saltare tutto, sono all’ordine del giorno.

Pertanto la grande preoccupazione di perdere un occasione unica è grande. I passaggi ed i tempi burocratici che la legge impone per arrivare all’agognata meta, cioè il ritorno alla gestione interamente pubblica del servizio idrico integrato, possono rappresentare il tallone di Achille a cui taluni sindaci possono aggrapparsi.

Analizziamo dunque in breve quali sono i passaggi e i relativi tempi:

1) individuazione entro 60 giorni (art.3, comma 1) dall’entrata in vigore della L.R. in questione dei nuovi ATO (quasi sicuramente saranno una riedizione  dei vecchi ambiti);

2) costituzione (senza alcun obbligo di fissare un termine) dell’Assemblea dell’ATO (art.3, comma 2);

3) varie approvazioni (senza alcun obbligo di fissare un termine), da parte dell’Assemblea di vari atti (Statuto, Piano d’Ambito, piani operativi, tipo di affidamento della gestione, costituzione di sub-ambiti ecc.).

Dando per scontato (con tanta buona volontà) che i sindaci trovino un accordo nei tempi stabiliti dalla legge, che fine faranno i gestori e sopratutto i dipendenti delle reti idriche private?

Inoltre per i comuni è prevista la possibilità all’art.4, comma 7 della nuova L.R. 19/2015 di “provvedere alla gestione in forma diretta e pubblica del servizio idrico, in forma associata, anche ai sensi dell’articolo 30 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, attraverso la costituzione di sub-ambiti ai sensi dell’articolo 3, comma 3, lettera i), composti da più comuni facenti parte dello stesso Ambito territoriale ottimale, che possono provvedere alla gestione unitaria del servizio”.

Ed ancora, per il disposto dell’art.5, comma 6 della L.R. 19/2015,  “i comuni afferenti ai disciolti Ambiti territoriali ottimali presso i quali non si sia determinata effettivamente l’implementazione sull’intero territorio di pertinenza della gestione unica di cui all’articolo 147, comma 2, lett. b), del decreto legislativo n. 152/ 2006 e successive modifiche ed integrazioni, con deliberazione motivata da assumere entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, possono adottare le forme gestionali del comma 7 dell’articolo 4.”

Ora, ammettiamo per un attimo che i comuni riescano entro 90 giorni ad adottare la gestione pubblica in forma associata, ma se contemporaneamente non avranno costituito l’Assemblea dell’ATO o, se costituita non avesse deliberato la costituzione dei sub-ambiti, tutto rimarrebbe nel limbo rendendo vana la legge.

Qualora comunque si riuscisse a trovare un accordo ed a costituire tutto nei tempi, rimarrebbe da sciogliere il nodo dei rapporti contrattuali con i gestori privati, che nel caso ad esempio di Girgenti Acque è trentennale (citiamo sempre questo gestore perché tra i tanti è quello che ha avuto più contestazioni), il quale inevitabilmente per difendere il suo monopolio metterebbe in campo i suoi migliori avvocati per ricavare il massimo utile da questa situazione.

La nostra riflessione finale è che nonostante ci sia una legge, la normalizzazione della faccenda “acqua pubblica” non sia ancora vicina.

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