SEL: la “protesi” sicura del PD

SEL: la “protesi” sicura del PD

primarie-centrosinistraIl Pd renziano ha un’arma di “distruzione” implacabile, in grado di scardinare qualsiasi tentativo di nascita di un soggetto alternativo alla sinistra del PD: quest’arma si chiama SEL!

Nichi Vendola, ex leader della sinistra alternativa, ormai ridotto a poco più di un fattorino alle dipendenze di Renzi, ormai non fa più mistero di quali siano le sue mire politiche. Dai tempi dei primi fuoriusciti da Sel – Gennaro Migliore e compagnia – e confluiti nei lidi renziani, Vendola non ha mai nascosto il suo desiderio di confluire nel futuro “Partito della Nazione”, ma le proteste della base – ormai persa e dispersa – lo hanno frenato.

Questa “lungimirante” strategia ha portato Sel da partito in ascesa alla attuale “inconsistenza”. Se si andasse a votare oggi, sondaggi a parte, non raggiungerebbe il 2% nazionale e sul locale a parte poche realtà, sarebbe praticamente inesistente.

Ed allora avvicinandosi le elezioni amministrative, consci della probabile scomparsa politica, ecco giocarsi il tutto e per tutto. Per soffocare gli ultimi rigurgiti di sinistra interna, gioca la carta dei tre sindaci che a suo tempo (tempo che fu), ha contribuito ad eleggere: Marco Doria, Giuliano Pisapia e Massimo Zedda, i primi cittadini ‘arancioni’ eletti a Genova, Milano e Cagliari con il sostegno del Pd.

I tre, hanno pubblicato una lettera su Repubblica con una richiesta di unità della sinistra, per “continuare percorsi che ci hanno permesso di vincere in passato e ci permetteranno di vincere in futuro”. Un messaggio apparentemente rivolto a Matteo Renzi: “Rafforziamo le componenti di sinistra”, ma nei fatti un invito all’elettorato di bersi il “calice amaro”. La lettera insomma che viene presentata come l’ultima spiaggia per il voto utile.

Questa operazione ha il duplice scopo di garantire dei posti sicuri ai dirigenti del partito e dare una mano a Renzi ad evitare che la sinistra faccia fronte comune con una sua lista ed un suo candidato. Ecco quindi Sel trasformarsi da semplice insignificante piccolo partito in “arma letale”.

Le reazione non si sono fatti attendere. Pippo Civati, uscito dal PD non senza polemiche, dando – almeno per una volta – prova di coerenza al suo operato, si rifiuta di ritornare con chi ha criticato aspramente e in una lettera di risposta, fa sapere come la pensa sulla questione.

“In questi anni gli autori della lettera non hanno mai avuto modo di discutere pubblicamente le scelte del governo, nessuna questione sul Jobs Act, sulla Costituzione, sullo Sblocca Italia, sulle scelte di questa ultima legge di stabilità, sul carattere non progressivo degli ottanta euro e sulla loro inefficacia sul piano economico generale, sulla decontribuzione senza diritti”.

Poi, sottolineando che queste leggi, sono entrate nella nostra legislazione e anche in quella che riguarda i Comuni e loro hanno assistito in silenzio, continua:

“Pretendere che ora, grazie alla lettera, che il Pd cambi rotta e torni a sinistra e un po’ come tentare di far rientrare il dentifricio nel tubetto, per dirla con una celebre espressione di Romano Prodi”.

Civati può avere tute le colpe di questo mondo e non è esente da errori passati, ma in questa occasione ci sentiamo di dargli ragione.

Il risultato di questa “bagarre”, se le cose non cambieranno, sarà una continuazione della frantumazione di quello che resta della sinistra, ma di cui Renzi, forse, non trarrà molto profitto. I dati dei sondaggi infatti, dimostrano, che chi non trova un “porto sicuro” a sinistra trasmigra nel lidi a 5 Stelle.

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Debora Ranzetti

Pubblicato da Debora Ranzetti

Debora Ranzetti, romana, avvocato ma blogger per passione. Non ha partiti ne tessere, amante delle battaglie impossibili, il cui motto è: “non mi piego, ma a spezzarmi non ci penso nemmeno”. Scrive quello che pensa, senza filtri, ma sempre nel rispetto delle regole. Animalista, ambientalista, inquieta e sempre di corsa, ma pronta a fermarsi se qualcuno è in difficoltà.