Scaduto ultimatum. Puigdemont vuole indipendenza ma Rajoy prepara il commissariamento

Scaduto ultimatum. Puigdemont vuole indipendenza ma Rajoy prepara il commissariamento

È scaduto ieri alle 10 l’ultimatum che il Premier Mariano Rajoy aveva inviato al presidente catalano Carles Puigdemont, per invitarlo ad assumere una posizione ufficiale sulla questione indipendenza della Catalogna.

Il primo ministro spagnolo aveva più volte minacciato negli scorsi giorni l’applicazione dell’art. 155 della Costituzione nel caso di un ulteriore tentennamento della massima autorità catalana. Il leader della Generalitat ha risposto dopo poche ore  con una lettera indirizzata al Governo centrale, in cui replica in modo deciso alle minacce paventate da Madrid:

Se prosegue la repressione e l’assenza di dialogo il Parlamento potrà procedere, se lo ritiene opportuno, a votare la dichiarazione formale di indipendenza, che non è stata votata il 10 ottobre»

Un fermo invito al dialogo con un preciso avvertimento: si torni a discutere insieme della questione, o sarà Indipendenza.

Immediata la risposta di Rajoy: convocato per sabato un Consiglio dei Ministri straordinario che discuta le misure da mettere in atto per applicare l’art.155, e proclamare lo stato di commissariamento della regione, e la fine delle sue autonomie. “L’unico responsabile dell’applicazione dell’art. 155 sarà il signor Puigdemont», ha dichiarato poco fa una fonte vicina al governo spagnolo . Il portavoce del governo spagnolo, Inigo Mendez de Vigo, ha dichiarato che praticamente il presidente calatano oggi “non ha risposto».

Il tutto in un clima già infuocato nei giorni scorsi dall’arresto di nuovi noti leader indipendentisti, Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, accusati dall’Audiencia Nacional di Madrid di fomentazione alla rivolta. I fatti incriminati si riferiscono a un episodio avvenuto il 20 Settembre, quando i due, secondo l’accusa, durante una perquisizione della Guardia Civil all’interno dell’edificio del Ministero dell’Economia Regionale, avrebbero aizzato la folla a ribellarsi contro di loro, impedendo agli stessi agenti di poter uscire dall’edificio. Solo con l’intervento dei Mossos molte ore dopo si riuscì a sbloccare la situazione. I due arrestati sono i presidenti delle organizzazioni separatiste Anc e Òmnium, che contano migliaia di aderenti in tutta la regione.

Contro il loro fermo sono scesi per le strade in segno di protesta e solidarietà in quasi duecentomila, in tutte le maggiori città catalane. Parole durissime erano giunte nelle ore successive all’arresto dallo stesso Puigdemont, che aveva ufficialmente parlato di “”Vergogna democratica”. Parole di conforto ai due arresti erano arrivate anche dall’allenatore Pep Guardiola all’indomani della vincente sfida di Champions League contro il Napoli: “Questa è una buona occasione per dedicare la vittoria ai leader delle organizzazioni indipendentiste Anc e Omnium Cultural, Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, in carcere per reato di sedizione”aggiungendo che “Non c’è più grande civiltà nella possibilità di esprimere le proprie idee. Sia Omnium e l’Anc l’hanno sempre fatto, dichiarando con rispetto quello che vogliamo”, come riportato da diverse agenzie di stampa.

Il clima resta infuocato. Indiscrezioni di stampa spagnole riferiscono di una perquisizione poche ore fa della Guardia Civil nella sede dei Mossos nella città di Lleira.

La Spagna continua a bruciare nelle polemiche. La via d’uscita sembra ancora una volta lontanissima.

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