Salute&Benessere. Esiste una nuova medicazione per il piede diabetico


Tempi di guarigione minori e migliore qualità di cicatrizzazione

All’aspetto è una medicazione uguale alle altre, ma in realtà è molto diversa, perché ha dimostrato di poter guarire le ulcere tipiche del piede diabetico molto in fretta.

Un risultato del genere per questi pazienti può fare la differenza perché può ridurre significativamente il rischio di amputazioni, evenienza tutt’altro che remota nei pazienti con questa complicanza del diabete.

Secondo uno studio pubblicato di recente su The Lancet Diabetes and Endocrinology, con la nuova medicazione si possono ridurre mediamente di 60 giorni i tempi per la guarigione delle ferite, aumentando anche la qualità della cicatrizzazione.

Il 19-34 per cento dei diabetici prima o poi sviluppa il piede diabetico, complicanza molto pericolosa ma di cui si parla poco: è infatti la prima causa di amputazioni nel mondo e soltanto in Italia ogni anno sono 8000 i diabetici che subiscono tale intervento.

Ecco perché una medicazione innovativa può fare la differenza, migliorando la qualità di vita dei pazienti.

I dati della sperimentazione randomizzata in doppio cieco, con tutte le caratteristiche quindi di uno studio clinico molto rigoroso, mostrano che la nuova medicazione può accorciare i tempi per la guarigione in maniera consistente. «La sfida, per questo tipo di lesione, consiste nell’ottenere una guarigione migliore in tempi più rapidi – osserva Alberto Piaggesi, responsabile del Centro Interdipartimentale di cura del Piede Diabetico dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana e coordinatore italiano dello studio –. La lesione espone infatti quotidianamente il paziente a un rischio potenziale di infezione e quindi di ospedalizzazione e amputazione. Guadagnare 60 giorni significa avere due mesi durante i quali il paziente non è esposto a questo rischio, con un miglioramento reale della qualità della vita e anche due mesi di risparmio in termini di spesa sanitaria».

La nuova medicazione contiene una matrice in gel che crea un ambiente umido ideale per la guarigione ma, soprattutto, il sale sodico di sucralfato: questo composto è un fattore nano-oligosaccaridico, ovvero una piccolissima molecola, in grado di controllare quei fattori che compromettono la possibilità di guarigione della ferita, come l’eccesso di metalloproteasi, e contemporaneamente di stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni, utili per la riparazione della cute. «Insieme agli altri trattamenti in uso per il piede diabetico, come lo scarico di pressione sul piede, la gestione delle infezioni e il controllo della glicemia, la medicazione accorcia i tempi di guarigione ed è l’unico prodotto per cui ci siano dati clinici certi di efficacia – dice Piaggesi –. Finora non era disponibile nessun trattamento con simili capacità, in grado di aumentare addirittura fino al 73 per cento la percentuale di ulcere guarite se si interviene prima di tre mesi dalla comparsa della ferita».

La medicazione va cambiata ogni quattro, cinque giorni, deve essere prescritta dal medico, che indicherà anche le modalità di gestione della cura che, peraltro, il paziente può anche effettuare autonomamente.

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.

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Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.