Salute & Benessere. Sclerosi multipla: l’alimentazione fra le cause?

La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia autoimmune neurodegenerativa che in Italia colpisce circa 100 mila persone. Le cause di questa patologia sono ancora, sostanzialmente, sconosciute.

Virus, predisposizione genetica, area geografica di appartenenza, tante sono le ipotesi. Certamente la distribuzione geografica della patologia è molto particolare e questo, assieme ad altri fattori, ha fatto puntare l’attenzione di alcuni studiosi su un aspetto spesso poco considerato: l’alimentazione.

Già negli anni ’40 del novecento il Dott. Roy Swank, eminente neurologo, avviò un’indagine scientifica in Norvegia e in Canada per valutare gli effetti della dieta sulla SM, poiché aveva notato che nei paesi nordici questa patologia aveva una frequenza superiore. In effetti la differenza di diffusione è notevole man mano che ci si allontana dall’equatore (100 volte più diffusa all’estremo nord rispetto all’equatore, 7 volte di più al sud dell’Australia rispetto al nord), e Swank ipotizzò che questa distribuzione geografica fosse legata all’alimentazione, caratterizzata, nei paesi del Nord, dall’assunzione di alimenti di origine animale a elevato contenuto di grassi saturi.

A conferma di tale ipotesi lo scienziato riscontrò che nell’entroterra norvegese, dove si consumavano più latticini, il tasso di SM era più elevato rispetto alle zone costiere dove era preponderante il consumo di pesce. Swank ha quindi studiato 144 pazienti per ben 34 anni, valutando gli effetti, su questo gruppo, di un’alimentazione a basso contenuto di grassi saturi. I risultati hanno evidenziato che, riducendo il consumo di grassi saturi, la progressione della malattia si riduceva.

Le osservazioni di Swank sono state confermate e anche ampliate da studi più recenti (alcuni dati sono stati pubblicati anche nel celebre “The China Study” di T. Colin Campbell). Questi si sono concentrati, oltre che sui grassi saturi in generale (ad esempio quelli della carne) anche sul latte vaccino: secondo alcuni studi il consumo di latte sarebbe correlato con la SM, indipendentemente da latitudine, servizi medici e quant’altro. Al contrario di quanto evidenziato con la carne ed il latte, il consumo di pesce (ricco di Omega-3) si accompagna a bassi tassi di incidenza della patologia.

E la genetica? Per stabilire quale fosse il ruolo dei geni nella SM si è verificato cosa succedeva alle persone che migravano, cambiando gli stili di vita alimentare. I risultati hanno dimostrato che le persone migrate, acquisendo nuove abitudini di vita soffrivano delle stesse malattie della popolazione ospitante. Da qui la chiara ipotesi che la malattia sia più legata ai fattori ambientali che ai geni.

Ma perché queste scoperte non hanno suscitato entusiasmo né nella comunità medica né fra la gente comune, diventando argomento virale per i network? Perché ai pazienti si continua a proporre solo ed esclusivamente la terapia farmacologica e non si fa nessun riferimento all’alimentazione? Non volendo tirare in ballo interessi economici o i soliti complottismi, e sottolineando che la terapia farmacologica è un presidio terapeutico fondamentale, possibilmente accompagnato da un adeguato percorso riabilitativo, sembra comunque lecito porsi una domanda: perché l’alimentazione non viene mai sfruttata come supporto terapeutico? Sarebbe un tentativo a costo zero, senza nessuna controindicazione e che, nel peggiore dei casi, educherebbe i pazienti ad una indispensabile (viste le malattie legate al cibo) educazione alimentare.

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.

Prima pagina, Salute & Benessere
Accursio Miraglia

Informazioni su Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.

Precedente Panico alle isole Hawaii: messaggio preannuncia l’arrivo di un missile, ma era un errore Successivo Immigrazione, caso Fontana(Lega). Anche la Costituzione Italiana è razzista?