Salute & Benessere. Protesi di ginocchio: quando e perché

Salute & Benessere. Protesi di ginocchio: quando e perché

Qual è il momento giusto per sottoporsi ad un intervento di protesi articolare al ginocchio?

Gli studi dimostrano che la stragrande maggioranza dei pazienti con artrosi di ginocchio aspetta troppo a lungo prima di sottoporsi all’intervento chirurgico mentre, al contrario, una piccola percentuale lo fa troppo presto.

A svelare l’importanza del momento in cui sottoporsi a questo tipo di intervento è uno studio della Feinberg School of Medicine della NorthwesternUniversity di Chicago pubblicato sul Journal of Bone and Joint Surgery.

I ricercatori hanno analizzato i dati di più di ottomila pazienti a rischio di artrosi mettendo a confronto gli esiti dell’intervento con il momento in cui sono è stato eseguito: i risultati hanno evidenziato senza dubbio che anticipare i tempi dell’intervento chirurgico, come anche ritardarli incida negativamente sulla buona riuscita della procedura chirurgica.

Quasi sempre in ritardo….

Ritardare il più possibile l’operazione è un classico perché, finchè il dolore è sopportabile e l’autonomia non è fortemente ridotta, le persone tendono ad evitare il bisturi.

Ma cosa succede se si aspetta troppo? “Innanzitutto, bisogna chiarire che in generale l’intervento di protesi al ginocchio crea sempre qualche insoddisfazione anche quando viene perfettamente eseguito perché nella maggior parte dei casi i pazienti hanno aspettative troppo alte”, spiega Francesco Falez, presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (Siot) che aggiunge: “Naturalmente, indipendentemente dall’età, più l’artrosi è avanzata, più è probabile che l’intervento, anche se perfettamente eseguito, sia meno risolutivo anche perché si allungano i tempi di riabilitazione”. I pazienti che si operano troppo tardi fanno fatica a recuperare in pieno la funzionalità del ginocchio. La mobilità è molto ridotta rispetto a chi ha effettuato l’operazione al momento giusto. Perché si aspetta tanto? “Il motivo per cui si ritarda – chiarisce Falez – è la paura di operarsi e poi c’è il condizionamento delle esperienze negative raccontate che scoraggiano”.

…ma talvolta anche in anticipo….

Negli ultimi anni sono aumentati gli interventi precoci, cioè entro i 60 anni, perché alcuni soggetti particolarmente motivati, come gli sportivi, alle prime avvisaglie di dolore preferiscono correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Tuttavia, considerato che le protesi sono soggette ad usura, chi anticipa troppo il momento dell’impianto ha maggiori possibilità di dover subire un intervento di sostituzione della protesi.

“Anche questa fretta non è positiva”, avverte Falez. “Spesso il paziente che anticipa i tempi passa da una situazione di dolore associato a problemi di mobilità accettabili ad una sensazione di totale insoddisfazione e oltretutto aumenta il rischio di dover ripetere l’intervento più avanti negli anni”. Inoltre, anticipare troppo i tempi significa sottoporre inutilmente una persona ai pericoli di un intervento invasivo: il rischio di complicazioni supera i potenziali benefici. Spesso i pazienti che hanno subito l’intervento troppo presto sono costretti a tornare sotto i ferri una seconda volta nell’arco della vita. La seconda operazione può presentare maggiori difficoltà e minore possibilità di successo.

…qual è il momento giusto?

I ricercatori della Northwestern University di Chicago hanno individuato un algoritmo che consente di riconoscere il momento giusto per l’intervento di artroplastica del ginocchio. Il calcolo viene eseguito in base a una serie di fattori, come il dolore, la funzionalità delle articolazioni, i risultati della radiografia e l’età del paziente. “Deve essere il medico – chiarisce Felez- a valutare quando è meglio operare chiarendo bene al paziente cosa aspettarsi e anche che le protesi danno molte soddisfazioni ma non sono una panacea contro i dolori dell’artrosi”.

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.

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Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.