Salute & Benessere. Fibrillazione atriale: meglio evitare l’alcol

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La fibrillazione atriale è la più comune fra le aritmie cardiache, e colpisce circa 600.000 individui in Italia


Oltre ad essere direttamente correlata con l’età, questa aritmia è piuttosto comune nei pazienti che soffrono di altre patologie cardiocircolatorie, come l’ipertensione arteriosa, la malattia coronarica e, soprattutto, le malattie valvolari (fra il 30 e l’80 per cento dei pazienti operati per malattia della valvola mitrale giungono all’intervento in fibrillazione atriale).

Tuttavia la fibrillazione atriale può presentarsi anche in assenza di patologie organiche clinicamente rilevabili.

Nella fibrillazione atriale il nodo del seno, struttura che in condizioni normali attiva ciclicamente il muscolo cardiaco, perde il controllo dell’attività elettrica necessaria alla contrazione cardiaca, che viene originata da molteplici siti a livello dell’atrio. Il risultato di questo disordine è rappresentato dalla contrazione contemporanea di singoli gruppi di cellule atriali con conseguente perdita della normale funzione contrattile e comparsa di una frequenza cardiaca irregolare, non più correlata alle esigenze fisiologiche dell’apparato cardio-circolatorio.

Fra i sintomi, la sensazione di avere un battito irregolare, praticamente costante, può accompagnarsi ad altri sintomi: debolezza, ridotta tolleranza allo sforzo, sudorazione immotivata fino, nei casi più gravi, allo scompenso cardiocircolatorio.

Raramente la fibrillazione atriale determina un rischio imminente per la vita ma, nel lungo periodo, può provocare patologie anche gravi.

Il rischio più importante che questa aritmia determina è il rischio di embolia: con la perdita della normale contrazione atriale il sangue può infatti rallentare e formare dei coaguli, i quali possono poi, ad aritmia risolta, migrare in altri distretti dell’organismo provocando conseguenze anche fatali. In assenza di condizioni patologiche favorenti, il rischio embolico è principalmente determinato dalla durata dell’aritmia ed è trascurabile per aritmie che durano poche ore.

Un recente studio sulla fibrillazione atriale ha messo in dubbio l’idea che il consumo di un bicchiere di vino a pasto, grazie alle sue proprietà antiaggreganti, utili in teoria a ridurre i rischi di formazione di emboli, possa essere utile in pazienti che soffrono di questa patologia.

Può infatti accadere che, nei pazienti con fibrillazione atriale, col tempo, il consumo di alcolici anche in quantità moderata possa portare ad un allargamento progressivo del volume dell’atrio sinistro, con conseguente maggior rischio di sviluppare l’alterazione del ritmo cardiaco.

Lo studio, condotto dall’equipe coordinata da Gregory Marcus, Direttore della Ricerca Clinica presso la Divisione di Cardiologia dell’Università della California a San Francisco, è stato pubblicato sulla rivista Journal of the American Heart Association e per la prima volta ipotizza che dietro alla fibrillazione atriale non ci siano solamente turbe elettriche della conduzione del segnale cardiaco, ma anche mutamenti fisici in senso dimensionale dell’atrio sinistro, da cui il sangue viene immesso nel ventricolo per essere poi inviato a tutto il corpo.

Per giungere a questa conclusione, gli esperti hanno preso in esame i dati del Framingham Heart Study, che segue i residenti della cittadina americana, valutando lo stato di salute di circa 5.000 persone: nello studio sono state inserite soprattutto donne e per tutti l’età minima è stata di 56 anni. Per sei anni sono stati eseguiti elettrocardiogrammi a cadenze regolari, e sono stati riconosciuti circa 1.100 casi di fibrillazione atriale. Confrontando le informazioni con l’assunzione di alcolici, si è concluso che esisteva un rischio aumentato nei soggetti che consumavano regolarmente alcolici, anche in quantità limitate. Nei pazienti che consumavano in media due bicchieri di vino al giorno si è osservato negli anni un incremento del volume dell’atrio sinistro, con possibile ricaduta negativa sulla capacità di conservare il normale ritmo cardiaco.

La correlazione tra questi fattori (intesa come tale e non come rapporto causa-effetto), è stata osservata anche dopo che sono stati eliminati possibili elementi che potevano influire sulla comparsa dell’aritmia, come il diabete, il fumo o l’ipertensione.

Benché sia auspicabile che altri studi siano avviati in merito, sorge quindi il dubbio che il consumo regolare anche di modeste quantità di alcol, se da un lato potenzialmente riduce i rischi di embolia grazie alle proprietà antiaggreganti di questa sostanza, dall’altro, nei pazienti con fibrillazione atriale, sia legato ad un aumento dimensionale dell’atrio sinistro, condizione favorente la persistenza di questa patologia.

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia. 


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Accursio Miraglia

Informazioni su Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.

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