Salute & Benessere. Coronavirus: praticare sport è pericoloso? Ecco un vademecum

Salute & Benessere. Coronavirus: praticare sport è pericoloso? Ecco un vademecum

Il coronavirus generalmente colpisce in modo grave chi è avanti con gli anni, ma questa regole ha le sue eccezioni: esemplificativo è il caso di Mattia, il cosiddetto “paziente 1” di Codogno, maratoneta e ben allenato

Cosa porterebbe un fisico atletico a crollare sotto i colpi del virus? E perché non resisterebbe al contagio? Colpa dell’attività fisica? La risposta è “forse”!  Vediamo quali sono le prove a favore e contro la teoria che vuole “colpevolizzare” lo sport e, soprattutto, facciamo i dovuti distinguo.

Secondo alcuni studi scientifici al termine di un’attività fisica molto intensa il nostro sistema immunitario sarebbe esposto a un breve periodo di immunosoppressione, favorendo così le infezioni da parte di patogeni respiratori.

Si tratta della cosiddetta teoria della “Finestra Aperta”, che potrebbe giocare un ruolo anche nel contagio della COVID-19 scatenata dal nuovo coronavirus. Secondo questa teoria, dopo aver svolto un esercizio fisico molto intenso si verificherebbe una soppressione temporanea del sistema immunitario, che a sua volta determinerebbe una maggiore suscettibilità alle malattie e alle infezioni del sistema respiratorio. Poiché il coronavirus è un patogeno che aggredisce (principalmente) proprio l’apparato respiratorio, ne consegue che chi si sottopone ad attività fisica particolarmente impegnativa potrebbe esporsi con maggiore facilità al contagio.

I ricercatori australiani della Facoltà di scienze della Salute e Medicina dell’Università Bond, già nel 2010 pubblicarono un articolo sulla rivista scientifica Exercise Immunology Review secondo il quale un intenso esercizio di resistenza potrebbe effettivamente sopprimere per un breve periodo di tempo il sistema immunitario, rendendoci dunque più suscettibili alle infezioni respiratorie. In particolare gli scienziati, coordinati dal professor Kakanis,verificarono su gruppo di giovani ciclisti maschi una riduzione sia del numero di linfociti a due ore di distanza dal termine dell’esercizio che delle cellule Natural Killer (altre cellule del sistema immunitario) a 4, 6 e 8 ore di distanza dal termine dell’attività fisica. Le conclusioni della ricerca portano a credere che la soppressione del numero totale dei linfociti, delle cellule Natural Killer, oltre della funzione fagocitica dei neutrofili in risposta a un intenso allenamento di resistenza, possa giocare un ruolo importante nell’aumento del tasso di malattie respiratorie.

A suffragio della teoria della Finestra Aperta vi sono anche altri studi. Uno, pubblicato sul Journal of Sports Sciences , mette in evidenza i possibili decrementi nei livelli di IgA salivari dopo l’attività fisica intensa. Le IgA salivari sono anticorpi/immunoglobuline che rappresentano una sorta di marcatore delle proprietà immunitarie della mucosa e che, dunque, quando presenti in numero inferiore, potrebbero favorire lo sviluppo di patologie respiratorie.

Lo sport sul banco degli imputati, dunque?

No, perché vi sono altri studi che sembrano andare in direzione diametralmente opposta.

I ricercatori John P. Campbell e James E. Turner del Dipartimento per la Salute dell’Università di Bath (Regno Unito) nel 2018 hanno pubblicato un articolo su Frontiers in Immunology che contesta aspramente la teoria della Finestra Aperta.

Secondo gli autori “prove epidemiologiche indicano che una regolare attività fisica e/o un frequente esercizio strutturato riducono l’incidenza di molte malattie croniche in età avanzata, comprese le malattie trasmissibili come infezioni virali e batteriche, nonché le malattie non trasmissibili come il cancro e i disturbi infiammatori cronici”. Successivamente, i due scienziati hanno criticato nel merito gli studi a favore della teoria della Finestra Aperta, evidenziando come “presunte modifiche all’immunità della mucosa, e in particolar modo i livelli di IgA salivari, dopo l’esercizio fisico non indicano un periodo di soppressione immunitaria”. Evidenziavano, inoltre,come “le significative riduzioni nei numeri e nella funzione dei linfociti 1–2 ore dopo l’esercizio riflettono una ridistribuzione transitoria e dipendente dal tempo delle cellule immunitarie ai tessuti periferici, con conseguente aumento dello stato di sorveglianza e regolazione immunitaria, che è l’opposto della soppressione immunitaria”. Nello studio Campbell e Turner hanno puntualizzato come “una regolare attività fisica e un frequente esercizio fisico potrebbero limitare o ritardare l’invecchiamento del sistema immunitario, fornendo ulteriori prove del fatto che l’esercizio fisico è benefico per la salute immunologica”.

Dobbiamo essere confusi?  In realtà non tanto. Probabilmente la verità, come spesso accade, sta nel mezzo.

Attilio Parisi, rettore dell’università dello sport di Roma Foro Italico spiega come “un allenamento molto intenso può causare nell’immediato un abbassamento delle difese immunitarie. Parliamo di sforzi importanti, di quelli in cui alla fine sei esaurito, non della pratica sportiva normale”. E comunque “nel giro di pochissimi giorni, il sistema immunitario ritorna perfettamente normale”.

Mattia, il “paziente 1”, ha corso due mezze maratone in otto giorni e la settimana dopo, già con la febbre, il 38enne di Codogno ha poi giocato una partita di calcio a 11.

Si ritiene ragionevole, quindi, che solo sforzi molto intensi possano provocare un temporaneo abbassamento delle difese immunitarie, mentre è provato che una costante attività fisica rinforza l’organismo.

È inoltre certo, motivo per cui è raccomandato che ci si alleni “in solitaria”, che in ambienti molto intimi come gli spogliatoi o un’affollata linea di partenza di una corsa di resistenza o ancora durante una partita di calcio (vedi i recenti casi di contagio in serie A), il virus possa essere trasmesso facilmente attraverso le goccioline espulse dalla bocca attraverso tosse, starnuti e anche il semplice conversare.

Quindi anche lo sport, ai tempi del Coronavirus, va praticato “cum grano salis” e tenendo bene a mente il detto popolare secondo il quale “ogni eccesso è difetto”.

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia.

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Pubblicato da Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.