Salute & Benessere. Artrosi, utile attività fisica anche per i meno giovani

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L’artrosi, patologia degenerativa cronica caratterizzata dal deterioramento della cartilagine articolare che colpisce più di quattro milioni di italiani, è il più frequente e invalidante tra i disturbi muscolo-scheletrici

Fra i principali fattori favorenti l’insorgenza della patologia si è sempre fatto riferimento al sovrappeso ed all’invecchiamento. Ora, però, uno studio pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) dai ricercatori di alcuni istituti statunitensi coordinati da Daniel Lieberman, professore di paleoantropologia all’Università di Harvard, suggerisce che, oltre all’invecchiamento e all’obesità, anche i fattori ambientali possono essere determinanti nell’insorgenza dell’artrosi.

Occorre premettere che non si tratta di uno studio clinico ma epidemiologico, la cui valenza è puramente indicativa. Ma i risultati sono certamente stimolanti.

I ricercatori hanno confrontato l’incidenza dell’artrosi in epoche diverse evidenziando che, a parità di età e di indice di massa corporea, la fascia di popolazione che oggi soffre di artrosi è molto più ampia rispetto all’inizio del ‘900. Forti dell’integrazione con altri parametri quali sesso, mestiere ed etnia degli individui studiati, i ricercatori hanno addirittura osservato che le persone nate dopo la seconda guerra mondiale hanno il doppio delle probabilità di soffrire di artrosi al ginocchio rispetto al passato.

Si tratta di un risultato inatteso perché longevità e indice di massa corporea sono, classicamente, gli elementi più correlati all’insorgere dell’artrosi. Gli autori del nuovo studio suggeriscono che gli stili di vita moderni possano incidere negativamente sulla salute articolare, aumentando la frequenza della malattia.

Sotto accusa, in particolare, la sedentarietà. I motivi per cui il movimento fisico mantiene le articolazioni in buono stato sono due.

  • La cartilagine non è dotata di vasi sanguigni e trae nutrizione dal liquido sinoviale contenuto nello spazio articolare, assorbendone i nutrienti come una spugna. Perché l’articolazione si mantenga in buono stato é però fondamentale che sia assicurato il ricambio del liquido sinoviale (che oltre ad apportare sostanze nutritive rimuove le sostanze tossiche), che avviene quando l’articolazione è sottoposta al movimento.
  • L’attività fisica, poi, rende trofici e forti i muscoli i quali, a loro volta, mantengono ben stabili le articolazioni, evitando tutti quei movimenti incongrui che possono danneggiarne i tessuti molli, fra i quali proprio la cartilagine.

Ma, oltre all’età, al sovrappeso ed alla sedentarietà, anche la genetica sembra avere un ruolo importante nel favorire l’insorgenza dell’artrosi. Nonostante non siano stati finora identificati i geni responsabili, è pressoché certo che esista una familiarità nella predisposizione alla malattia e che particolarmente fondato sia il dubbio della trasmissione di questi geni da madre a figlia.

Quale terapia?

L’artrosi è una patologia sostanzialmente incurabile: non esistono, infatti, terapie che possano arrestarla. Tuttavia uno stile di vita sano può prevenirla.  Se il fattore genetico e l’età non sono fattori su cui si possa influire, il sovrappeso e la sedentarietà possono essere corretti.

È oramai certo che l’attività fisica svolga un ruolo fondamentale per la salute delle nostre articolazioni ed un nuovo studio ha evidenziato che si hanno benefici anche se si inizia in età avanzata e con un impegno temporale limitato. Che vuol dire? Che se per i sedentari un cambiamento radicale delle proprie abitudini può sembrare difficile, non è il caso di scoraggiarsi. Secondo i ricercatori della Feinberg School of Medicine della Northwestern University, infatti, che hanno pubblicato uno studio sulle pagine dell’American Journal of Preventive Medicine, anche solo un’ora di attività fisica vigorosa a settimana è sufficiente per diminuire considerevolmente il rischio di disabilità legato all’artrosi.

Questa novità è particolarmente importante, considerato che le linee dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) consigliano, per mantenere uno stato di salute ottimale, 150 minuti di movimento a settimana.

Tuttavia, considerato che l’artrosi colpisce in età avanzata, spesso i pazienti non riescono ad aderire a un regime di allenamento tutto sommato impegnativo e in molti casi, non potendo seguire correttamente le indicazioni del medico, finiscono per scoraggiarsi e tornare sedentari.

In questo senso lo studio pubblicato sul Journal of Preventive Medicine è estremamente interessante: si tratta di risultati verosimili che suggeriscono come, anche non riuscendo a raggiungere la soglia di attività fisica attualmente consigliata dall’OMS, è comunque possibile trarre dei benefici e prevenire il rischio di disabilità anche con un impegno che è sì più contenuto, ma anche più facile da portare a termine per un’ampia fascia di pazienti.

Salute & Benessere è una rubrica medica a cura del dott. Accursio Miraglia. 


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Accursio Miraglia

Informazioni su Accursio Miraglia

Accursio Miraglia, nato a Sciacca il 27-12-68 Nel 1994 Laurea con Lode in Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma – Policlinico Gemelli) Nel 1998 Specializzazione con Lode in Medicina Fisica e Riabilitativa (Fisiatria), Università di Tor Vergata (Roma) Dal 1998 al 2006 partecipa a numerosi corsi di aggiornamento organizzati dall’Accademi Italiana di Medicina Manuale Dal 1998 al 1999 Assistente medico, responsabile area riabilitativa Casa di cura "Villa Fulvia", Roma Dal 1999 ad oggi Direttore Sanitario del Centro di Educazione Psicomotoria s.r.l, centro di fisioterapia accreditato presso il SSN Dal 2009 è consulente tecnico d'ufficio presso il Tribunale di Sciacca e gli uffici del Giudice di pace di Sciacca, Menfi e Ribera. Dall’anno accademico 2014-2015, professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Dal 2015 ricopre il ruolo di docente presso il “Corso-Teorico pratico di Medicina Manuale” organizzato dalla SIMFER (Società Italiana di medicina Fisica e Riabilitativa) con la collaborazione Società Italiana di Medicina Vertebrale (MEDVERT) e le Università “la Sapienza” e Tor Vergata” di Roma.

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