Reddito di inclusione: la solita “bufala” renziana

Reddito di inclusione: la solita “bufala” renziana

La Camera ha approvato il ddl povertà, ovvero il “reddito di inclusione” destinato a chi non ce la fa ad arrivare a fine mese. A darne notizia con grande enfasi è lo stesso Matteo Renzi.

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Dai media è stato strombazzato come reddito “di cittadinanza”, spacciandolo come qualcosa di molto vicino al disegno di legge del movimento cinque stelle. Nei fatti, invece “il reddito di inclusione”, non ha nulla in comune con la proposta grillina ed infatti, i pentastellati alla camera si sono astenuti e non hanno votato il provvedimento: “Ci asteniamo dal voto sul ddl povertà perché si tratta comunque di una misura che va incontro alle necessità di fasce di cittadini nullatenenti o estremamente deboli. Al contempo, quello approvato è un provvedimento dall’impronta assistenziale, che non aggredisce in modo strutturale il problema della povertà nel nostro paese e che sostiene, in misura insufficiente, solo una parte minoritaria delle persone bisognose”. L’Italia invece avrebbe bisogno di un intervento che aiuti tutti i cittadini a uscire dalla condizione di povertà e che li sostenga nel reinserimento nella società. Quel tipo di intervento già esiste: è il nostro reddito di cittadinanza e quando saremo al governo finalmente lo realizzeremo”.

Il testo quindi, dopo l’approvazione della camera, passa al Senato per il definitivo ok; dopodiché sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e spetterà all’esecutivo darvi attuazione.

Ma vediamo nei fatti cosa prevede la nuova normativa e quali saranno i benefici che le famiglie e gli individui in situazione di grave difficoltà economica riceveranno.

Il testo parla di una misura universale di contrasto alla povertà, un “reddito di inclusione” destinato a tutti i cittadini che si trovano in condizioni di difficoltà, per assicurare un sostegno economico immediato e l’attivazione di servizi personalizzati, incentrati sull’azione delle comunità locali, che li aiutino a superare la loro condizione.

Quindi, riferendosi agli ultimi dati sulla povertà, pubblicati nei giorni scorsi dall’Istat, la pontenziale platea dei beneficiari, sarà di almeno di 4,6 milioni di italiani. La somma stanziata per questa legge è di 1,6 miliardi in due anni, quindi 800 milioni per un anno, che diviso per 4,6 milioni di poveri, fa la “fantastica” cifra di ben 173,91 euro all’anno per ogni indigente, cioè 48 centesimi al giorno.

Il ministro Poletti “entusiasto” con enfasi dichiara: “Per la prima volta nel nostro paese, si è istituito un Fondo nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale; risorse che vogliamo aumentare, in modo da raggiungere un numero maggiore di persone in condizione di povertà”. Poi aggiunge: “Confidiamo che la delega possa essere approvata definitivamente in tempi rapidi, in modo da rendere operativi gli strumenti in essa previsti; in ogni caso, da settembre partiremo con l’attivazione del Sia su tutto il territorio nazionale, avviando così l’impostazione che troverà pieno compimento con l’attuazione della legge delega”.

Una vera e propria presa per i fondelli, oltre che un offesa per molti poveri. La cifra che “forse” gli indigenti percepiranno, è una vera e propria elemosina, quindi un offesa per molte persone che anche se si trovano in stato di povertà, hanno ancora una loro dignità, che questo governo di incapaci non può e non deve calpestare.

Ora appare più che chiaro il motivo per il quale il M5S che si è astenuto dal voto.

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Debora Ranzetti

Pubblicato da Debora Ranzetti

Debora Ranzetti, romana, avvocato ma blogger per passione. Non ha partiti ne tessere, amante delle battaglie impossibili, il cui motto è: “non mi piego, ma a spezzarmi non ci penso nemmeno”. Scrive quello che pensa, senza filtri, ma sempre nel rispetto delle regole. Animalista, ambientalista, inquieta e sempre di corsa, ma pronta a fermarsi se qualcuno è in difficoltà.