Portogallo: la sovranità popolare sovvertita da Presidente e Unione Europea

Portogallo: la sovranità popolare sovvertita da Presidente e Unione Europea

portogallo-troikaElezioni Portogallo. Vince la sinistra anti-Europa ed anti-NATO, ma l’UE non vuole: Il Presidente si rifiuta di formare il governo con la maggioranza parlamentare uscita dalle urne e ne cerca una “alternativa”.

Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare”.

Lo diceva Mark Twain a metà ‘800, probabilmente prevedendo con largo anticipo quello che sarebbe successo nel primo millennio. Dalle elezioni dello scorso 4 ottobre in Portogallo si è formata una maggioranza valida e forte, una coalizione di sinistra guidata dal socialista António Costa : “Partido Socialista” (Socialisti, primo partito di sinistra del Paese) con il 32,4%, “Bloco de esquerda” (Blocco di Sinistra con Comunisti, Socialisti e Trotskisti) con il 10,2% e “Coligação Democrática Unitária (Comunisti e Verdi) con l’8,3%. Insieme, oltre alla maggioranza assoluta dei voti, hanno 122 seggi, 7 in più di quelli necessari. Una particolarità: se questa coalizione si materializzasse, sarebbe la prima coalizione di partiti di sinistra al Governo dall’entrata in vigore della Costituzione del 1976.

Il partito conservatore che era al governo, i socialdemocratici diPartido Social Democrata” guidati da Pedro Passos Coelho, ha ottenuto il 36,8% dei voti (con la lista “Portogallo Avanti”, insieme all’altro partito di destra “Centro Democrático Social-Partido”) restando il primo partito, ma ha subìto un pesante calo di consensi (ben il 13%) perdendo la maggioranza in Parlamento.

Fin qui nulla di strano, le più elementari norme di democrazia lasciano intendere che: il popolo vota alle elezioni libere e democratiche, si contano i voti, chi raggiunge la maggioranza parlamentare governa il Paese. E invece, no!

Questo, almeno, è il pensiero del Presidente della Repubblica del Portogallo Anibal Cavaco Silva (classe 1939, ex Partito Socialdemocratico, Primo Ministro dal 6 novembre 1985 al 28 ottobre 1995, all’inizio del 2006 è stato eletto Presidente della Repubblica ed è stato riconfermato nel 2011; praticamente uno il cui fondoschiena dalla sedia non si è mai spostato).

“In 40 anni di democrazia, nessun governo in Portogallo ha mai dovuto dipendere dall’appoggio di forze anti-europee”, ha dichiarato, secondo quanto riferisce l’autorevole commentatore del Telegraph Ambrose Evans-Pritchard. “Ossia – ha proseguito – forze che hanno dichiarato di voler abrogare il Trattato di Lisbona, il Fiscal compact, il Patto di stabilità e di crescita e di voler rompere l’unione monetaria e portare il Portogallo fuori dall’euro, oltre a volere la dissoluzione della Nato. Dopo che abbiamo sopportato un oneroso piano di assistenza finanziaria, che ha comportato duri sacrifici, è mio dovere, nell’ambito dei miei poteri costituzionali, di fare quanto è possibile per evitare di dare segnali sbagliati alle istituzioni finanziarie, agli investitori e ai mercati“.

Si, avete letto bene: “evitare di dare segnali sbagliati alle istituzioni finanziarie, agli investitori e ai mercati”, praticamente ha ammesso (neppure tanto diversamente dall’ex Presidente Italiano Giorgio Napolitano, se vogliamo) che i “mercati” ovvero i privati, ovvero le oligarchie, le lobby di potere economico, e le istituzioni monetarie (leggasi Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), valgono più della sovranità popolare.

Qui siamo difronte ad una emergenza democratica senza precedenti, il Presidente di una Repubblica Democratica, Cavaco Silva, si rifiuta di far formare il governo a una coalizione che la maggioranza ce l’avrebbe, e affida il compito a chi invece ne è privo. Giustificandosi in modo penoso dice: “la maggioranza del popolo portoghese – secondo Silva – non ha votato per partiti anti-euro” (ed allora come hanno fatto a vincere le elezioni i partiti di quella coalizione?).

Questo inoltre lo possiamo apprendere sempre grazie ad Evans-Pritchard, perché la maggior parte dei mezzi di comunicazione si è disinteressata della vicenda, nonostante riguardi un paese della zona euro. E certo, questo dovrebbe far sorgere delle domande sulla libertà e pluralità di informazione in Europa.

La cosa peraltro più interessante da segnalare è che da quanto riferiscono le varie fonti stampa interne ed estere, le trattative fra i tre partiti che sono ancora in corso, non parlano di un programma “rivoluzionario”, ma semplicemente vorrebbero non far scendere ancora salari e pensioni e aumentare il salario minimo, misure che sono contro i dettami imposti dalla Troika Europea.

Lo scenario adesso si fa incerto e pericoloso per la Democrazia del vecchio continente. Costa ha dichiarato che il governo di minoranza di Passos Coelho non avrà la fiducia, ma noi in Italia sappiamo che la fiducia vale tristemente spesso, il prezzo di vendita dei parlamentari che servono a raggiungere lo scopo in aula. Per ulteriori informazioni Clicca per leggere: “Berlusconi condannato per i 3 milioni di euro a Sergio De Gregorio. Ma arriva la prescrizione” da L’Espresso.it

Ad ogni modo, se almeno le posizioni parlamentari dovessero essere mantenute e non ci fossero colpi di coda (e non solo di coda), si paventa il rischio di un periodo di paralisi istituzionale, perché eventuali nuove elezioni – che ricordiamo sarebbero una grave forzatura della democrazia perché il popolo ha già liberamente votato – non potrebbero tenersi prima della seconda metà del 2016 dato che il presidente è nel “semestre bianco”.

Cosa accadrà noi non possiamo saperlo, quello che è certo è che questa vergognosa pagina politico-istituzionale del Portogallo si aggiunge a già altri gravi episodi analoghi in altri Stati UE ed appare a questo punto inevitabile lasciarsi andare ad una considerazione: il volere dei popoli delle singole Nazioni sembra non avere più alcun significato, ma elezioni europee per l’elezione di forti e decisionali organi europei ancora non ne esistono; chi comanda in Europa in questo momento? Con quali titoli?

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