Pensioni, uscita anticipata: il primo passo per la gestione in mano alle banche

Pensioni, uscita anticipata: il primo passo per la gestione in mano alle banche

Se ne parla da anni, la gestione delle pensione in mano ai privati, Banche ed assicurazioni, ma perché il popolo possa accettare un simile abominio, va fatto poco alla volta e a piccoli passi: questo è il primo.

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Ormai è chiaro che il governo Renzi, sta mettendo in atto tutte quelle idee che per anni il sistema finanziario pensava, ma non osava e non poteva realizzare. La riforma della scuola, l’abolizione dell’art. 18 ed il Job Act, sono gli esempi ancora vivi di questa strategia, ma attenzione, non sono il punto di arrivo, ma bensì il punto di partenza.

Il sistema pensionistico affidato ai privati è il sogno – non nascosto – delle lobby finanziarie. La mole di denaro che gira intorno a questo settore è impressionante. Già l’invio di qualche settimana fa, da parte dell’INPS delle famose buste arancioni, ai più, aveva fatto sorgere qualche sospetto sulla reale nature di queste lettere. In molti ci hanno visto infatti, una sorta di invito celato a farsi una pensione integrativa con banche ed assicurazioni, davanti alla prospettiva di un assegno mensile Inps misero.

Ora arriva quest’altra proposta, che mette in atto un primo passaggio, piccolo, ma che serve da apri pista a future leggi. È di ieri l’incontro tra il governo, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, che ha illustrato il funzionamento, e tutte le sigle sindacali, le quali, non hanno avuto nulla da obbiettare, segno evidente, che a breve il disegno di legge, diverrà operativo.

Nannicini ha spiegato, che il coinvolgimento degli istituti finanziari, delle banche e delle assicurazioni,non verrebbe fatto per una questione ideologica ma nascerebbe esclusivamente dal rispetto dei vincoli di bilancio. Parole chiare ed inequivocabili: comanda la finanza non i governi.

Ed ha aggiunto: “non vogliamo modificare la Fornero ma flessibilizzare in uscita il lavoro con strumenti finanziari. La flessibilità in uscita non deriva dal cambiamento della Fornero”. Praticamente, si tratta di un vero e proprio finanziamento, che loro chiamano “prestito pensionistico” per chi lascia il lavoro prima dell’età di vecchiaia.

Ovviamente come tutti i prestiti, dovrà essere restituito con rate fino a 20 anni e con gli interessi. Nannicini per addolcire la pillola ha definito il nuovo sistema, “rata di ammortamento” affermando che non si tratterebbe di una penalizzazione.

Nei fatti, il governo non metterebbe un solo centesimo per questa operazione e non toccherebbe le “pensioni d’oro”. A rimetterci come al solito i più deboli, si calcola che per un anticipo di tre anni della pensione, fatto con questo sistema, il destinatario avrebbe una pensione decurtata di circa 15% per i futuri 20 anni… praticamente, calcolando la vita media, in moltissimi casi per sempre.

Questa è la situazione, che sicuramente diverrà operativa, ma ripetiamo, è solo l’inizio. Morale: la solita presa per i fondelli del governo, moriremo sul posto di lavoro, ma se sopravviviamo, andremo in pensione “anticipatamente” dopo quarant’anni di lavoro con un assegno da fame.

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Debora Ranzetti

Pubblicato da Debora Ranzetti

Debora Ranzetti, romana, avvocato ma blogger per passione. Non ha partiti ne tessere, amante delle battaglie impossibili, il cui motto è: “non mi piego, ma a spezzarmi non ci penso nemmeno”. Scrive quello che pensa, senza filtri, ma sempre nel rispetto delle regole. Animalista, ambientalista, inquieta e sempre di corsa, ma pronta a fermarsi se qualcuno è in difficoltà.