E nessuno dica che tra immigrazione di massa e terrorismo non c’è connessione

E’ dell’altro giorno la “marcia” per gli immigrati di Milano. Con Grasso, Presidente del Senato e magistrato “antimafia” in testa, sotto il segno di quello striscione “siamo tutti legali”. Slogan che tradotto in termini realistici e non utopistici, significa semplicemente: nessuna distinzione, nessuna selezione, nessuna condizione per l’immigrazione di massa nel nostro Paese. Uno slogan cretino e pericoloso, che, intanto si rovescia benissimo nell’altro “sono tutti illegali”.

I soccorsi dopo l’attentato di Manchester durante il concerto di Ariana Grande. La potente esplosione kamikaze avvenuta nel foyer dell’arena dove si esibiva la pop star americana ha causato 22 morti – tra cui diversi bambini – e 59 feriti.

Poi l’ennesima strage jihadista, la più oscenamente crudele e perfida. E nessuno venga a dirmi che tra immigrazione di massa e terrorismo non c’è connessione.

Strage in Inghilterra, in Europa (che non è solo Unione Europea). E nessuno mi dica che la pratica rinunzia a regolamentare l’immigrazione ed a controllare gli immigrati abbia finora preservato il nostro Paese da analoghe sciagure. Non c’è solo il sospetto che il nostro Paese sia base logistica per quegli assassini. E terreno di cultura per il loro reclutamento.

Ma dobbiamo rifiutare ogni distinzione tra assassini e stragi al di là o al di qua delle Alpi. O saremo perduti.

Dobbiamo pretendere di non essere lasciati soli a tenere il fronte Mediterraneo contro l’invasione. Ma dobbiamo, del pari, sentirci parte di fronte ad ogni attacco jihadista in qualsiasi parte dell’Europa: a Manchester a Milano, Roma o Napoli non è poi molto diverso.

Se dovesse insinuarsi l’idea che, in fondo, è meglio l’invasione incontrollata che essere oggetto e teatro di stragi incontrollabili, sarebbe, oltre che uno spregevole atto di viltà di bassezza morale e politica, il principio della fine.

Europa per continuare ad esseri europei. Europei per continuare ad essere Italiani. E per difenderci e difendere le nostre vite.

Grasso vada pure a “marciare” dietro quello stupido e bugiardo striscione.

Ma non marcisca il buon senso, la dignità umana, l’orgoglio di saperli difendere.

di

Mauro Mellini

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Mauro Mellini

Informazioni su Mauro Mellini

Eletto deputato nel 1976, ha combattuto le più note battaglie radicali per poi allontanarsi dal partito alla fine degli anni ottanta in concomitanza con la scelta del Partito Radicale di trasformarsi in soggetto transnazionale e di non partecipare più a competizioni elettorali italiane.

Successivamente ha ricoperto il ruolo di componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Editorialista e saggista, è autore di numerosi scritti, in cui con vena polemica indaga sulle storture della legge. Il suo testo più noto è Così annulla la Sacra Rota (Samonà & Savelli), che contribuì fortemente all’approvazione della legge sul divorzio.

Nel 2006 ha fondato insieme ad Alessio Di Carlo il periodico on line GiustiziaGiusta, dedicato ai temi della giustizia in chiave garantista.

È stato ed è uno dei primi e più strenui difensori del garantismo, a partire dal celebre caso Enzo Tortora.

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