Nasce Liberi e Uguali: Per la Sinistra è “Grasso che cola”

Grasso ha cominciato a costruire la sua immagine di Capopartito, con pretese di protagonista nella competizione elettorale.


Messo da parte ogni ritegno impostogli dalla carica così fortunatamente arraffata appena “prestato” alla politica, si appresta ad uomo simbolo della Sinistra, naturalmente “nuova”. Una novità che, anche senza la sua presenza è caratterizzata da una totale dipendenza dal potere delle toghe e dal timore (non solo) reverenziale che esse diffondono intorno a loro.

Ha tenuto a farci sapere che è un uomo abituato a comandare, a farsi ubbidire. E’ il suo mestiere.

E, poi, il suo nome, a scanso di equivoci, figurerà nel simbolo del partito. Un partito “grasso”, dunque, salvo a vedere, poi, come andrà.

Grasso non mi è stato mai simpatico.

Per questo, poiché queste sparate pare siano destinate a far capire a D’Alema che a candidarsi sarà lui, per la seconda volta sono stato spinto ad un difficile sentimento di simpatia per “Baffino d’acciaio”. La prima volta fu appena lo conobbi e, avendo prima di lui conosciuto il Padre, deputato del P.C. che sprizzava antipatia da tutti i pori, mi apparve, al paragone del genitore, un simpaticone. Tutto è relativo. Anche la simpatia.

Ma di Grasso, e del fatto che ne avremo il nome nel ventaglio dei partiti in lizza con le inevitabili allusioni e metafore di grassezza e magrezza che ne seguiranno, il cognome mi suggerisce, non so bene perché, una espressione d’uso più familiare e gergale che dialettale (e che non credo sia dialettale): E’ grasso che cola”.

Forse perché si tratta di parole che dovrebbero far pensare all’abbondanza, alla ricchezza, alla misura esagerata. Ed, invece, è espressione che, aggiunta ad un’altra che indica una misura, una qualità, una adeguatezza, la contraddice e la limita, precisando che quella misura, quella valutazione è esagerata, improbabile. Appena ipotizzabile.

“Se è alto un metro e mezzo è grasso che cola si diceva di Re Pippetto che pare solo per un centimetro potesse considerarsi “abile al servizio militare”.

Avremo una Sinistra che, se non è scomparsa e fagocitata nel “Partito della Nazione” di Renzi e nei rimpianti estremisti e pretenderà di essere ancora partito, se ne dovrà proprio dire “è Grasso che cola”.

Del resto le scelte politiche, dai primi anni della Repubblica, il Popolo italiano le ha fatte e le fa cercando affannosamente il meno peggio, magari accontentandosi di una sigla meno balorda di altre, che se dà qualche indicazione di un indirizzo, di una tendenza politica degna di questo nome è sempre, appunto, “grasso che cola”.

Grasso, che, grazie a Renzi ed al P.D. ha vissuto l’esperienza esaltante di una “scesa in campo” che è stata un’immediata salita ai vertici dello Stato, pensa oggi di ripetere il colpo andando subito a fare, oltre che il Capopartito, il protagonista, l’uomo chiave della politica italiana. Un passo più lungo della gamba.

Sarà pure eletto, ma “è Grasso che cola”.

di

Mauro Mellini

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Mauro Mellini

Informazioni su Mauro Mellini

Eletto deputato nel 1976, ha combattuto le più note battaglie radicali per poi allontanarsi dal partito alla fine degli anni ottanta in concomitanza con la scelta del Partito Radicale di trasformarsi in soggetto transnazionale e di non partecipare più a competizioni elettorali italiane. Successivamente ha ricoperto il ruolo di componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Editorialista e saggista, è autore di numerosi scritti, in cui con vena polemica indaga sulle storture della legge. Il suo testo più noto è Così annulla la Sacra Rota (Samonà & Savelli), che contribuì fortemente all'approvazione della legge sul divorzio. Nel 2006 ha fondato insieme ad Alessio Di Carlo il periodico on line GiustiziaGiusta, dedicato ai temi della giustizia in chiave garantista. È stato ed è uno dei primi e più strenui difensori del garantismo, a partire dal celebre caso Enzo Tortora.

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