Mente&Psicologia. Sonno, sogni e incubi

In questo articolo indagheremo i misteri del sonno, i suoi cicli e le funzioni e contenuti del sogno

Introduzione

Recenti studi hanno evidenziato diversi fenomeni direttamente associati alla modulazione del ritmo sonno-veglia: grazie a tecniche quali la misurazione elettroencefalografica dell’attività elettrica cerebrale (EEG), dell’attività muscolare e oculare, del respiro e del battito cardiaco, gli studiosi hanno potuto identificare in particolare 4 diversi stadi di sonno, che corrispondono anche a una diversa attivazione cerebrale, oltre che a diversi stati neurofisiologici.

Ogni ciclo di sonno (dalla fase 1 iniziale alla fase 1 “di ritorno”) dura circa 90 minuti e presenta una fase iniziale di sonno lento cui segue una fase di sonno REM (o sonno paradosso).

Con il progredire del sonno, progressivamente aumenta la durata della fase 1 emergente (fase REM) e si riduce quella delle altre fasi.

Durante una notte di sonno si ripetono circa 5 cicli di sonno.

Sogno

Costituito dalle immagini, le sensazioni e i pensieri che esperiamo durante il sonno. Non essendo attivo il sistema dell’esame di realtà, non ci è possibile eseguire giudizi o valutazioni: l’esperienza ci coinvolge pienamente.

Delirio

Rappresenta una “credenza irrazionale” in contrasto con la realtà e mantenuta di fronte alle prove evidenti o al ragionamento logico (esame di realtà compromesso).

Allucinazione

Consiste nel percepire un oggetto/forma/persona/ecc… non effettivamente presente.

Déjà vu

È la sensazione di aver vissuto una situazione precedente che è in realtà sconosciuta, causato da un erroneo e temporaneo “senso di familiarità”.

Jamais vu

È invece la sensazione che una situazione familiare non sia mai stata vissuta prima, causata dalla perdita momentanea del “senso di familiarità”.

Esame di realtà

Rappresenta la capacità di determinare se un pensiero o una percezione rappresentino la realtà.

Le funzioni del sonno e dei sogni

Uno stato simile al sonno REM è stato rilevato in specie di animali diverse dall’uomo, dimostrando un’origine sia ontogenetica (l’insieme dei processi attraverso i quali avviene lo sviluppo biologico di un organismo vivente, dall’embrione all’età adulta) che filogenetica (il processo attraverso cui gli organismi viventi si sono evoluti, dalla comparsa sulla terra ad oggi) del sonno e dell’attività onirica, evidenziando ulteriormente la funzione evolutiva di tale fenomeno universale.

Ad esempio, il sonno REM sembra comparire, nel corso dell’evoluzione, nei volatili: i pulcini mostrano una fase REM, seppur breve (pari al 3-10% del sonno complessivo). Ma la fase REM è stata registrata anche in altri animali, in particolare nei mammiferi predatori, che mostrano una fase REM pari al 20-30% del sonno totale. Nei rettili, invece, sembra assente, ad esclusione dei caimani, che presentano comunque una fase REM pari all’1%.

R. Stickgold, della Harvard Medical School di Boston, osserva come il ruolo del sogno della prima fase (“non REM”) sembri essere quello di stabilizzatore con funzioni di consolidamento mnemonico, mentre la funzione del sonno REM sembrerebbe consistere nel rielaborare e organizzare le esperienze e le informazioni ricevute durante lo stato di veglia, ossia la conservazione dei ricordi per poterli confrontare con le informazioni già presenti in memoria e in particolare per collegare e integrare le nuove informazioni con gli apprendimenti passati immagazzinati, garantendo una continuità con la vita durante la veglia. La fase REM sembra favorire infatti l’attivazione della capacità di “imparare a imparare” (meta-apprendimento), fondamentale per la sopravvivenza, oltre a determinare una costante rielaborazione dei contenuti – sia consapevoli che inconsci – assicurando un equilibrio emotivo e psico-biologico fondamentale (omeostasi).

Nello specifico, il neuroscienziato Marcus Raichle, della Washington University di Saint Louis, il cervello umano svolgerebbe pure una funzione definita di “network di default”, attivata in condizioni di riposo, sia durante il sonno che nelle fasi di “ozio”, ka cui funzione consiste appunto nel riordinare le informazioni recenti e quelle passate, eliminando il superfluo.

In ambito psicoterapeutico, il metodo EMDR, (“Eye Movement Desensitization and Reprocessing”, in italiano “Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari”), si è dimostrato efficace nel favorire la rielaborazione di traumi singoli e cronici utilizzando set di stimolazione sensoriale (movimenti oculari, tapping, o ascolto di brani musicali) che sembrano essere paragonabili ai set di movimenti oculari durante la fase REM e associati a meccanismi cerebrali sottostanti sovrapponibili.

Sebbene i vincoli biologici e culturali degli esseri umani determinano caratteristiche generali che mostrano alcuni elementi comuni tra le manifestazioni oniriche (p.e. In seguito a traumi gli individui possono presentare incubi ricorrenti rispetto all’evento traumatico), la composizione narrativa della trama onirica, se isolata dall’individuo che l’ha prodotta, non può essere interpretabile da una spiegazione teorica generale in maniera sufficientemente completa e rispettosa della storia personale del soggetto.

I contenuti dei sogni

I sogni hanno suscitato sugli uomini di ogni epoca un profondo impatto emotivo e una grande attrazione, anche per il potere che hanno di influenzare in maniera importante la nostra quotidianità e il nostro vissuto personale, svolgendo un ruolo significativo in particolare nelle varie produzioni artistico-culturali umane.

Nell’universo onirico notiamo come non solo le dimensioni di spazio e tempo perdono il loro valore tradizionale, familiare e prevedibile, ma anche le regole logiche fondamentali si indeboliscono per essere sostituite da una libertà espressiva potenzialmente infinita che conferisce al sogno molte delle caratteristiche proprie di un prodotto creativo.

Il sogno in effetti esprime un valore e una natura profondamente psicologici, rappresentando una dimensione importante per comprendere il funzionamento dell’organismo umano complessivo.

Il ricercatore Calvin Kai-Ching Yu, dell’Università di Hong Kong Shue Yan, ha utilizzato una traduzione cinese di un questionario sul sogno e ha intervistato 384 studenti presso l’Università di Hong Kong (in prevalenze studentesse di psicologia di 21 anni di età circa), registrando i temi e i contenuti dei sogni. I risultati della ricerca sono stati poi confrontati da Michael Schredl e colleghi, che hanno utilizzato un questionario simile con gli studenti tedeschi (prevalentemente studentesse di psicologia, sui 24 anni circa).

Anche in Canada, Tore Nielsen e colleghi hanno somministrato un questionario sul sogno in 3 università, ricavando dati da un campione di oltre 1.000 studenti. Si è quindi rilevata una significativa sovrapposizione tra i più frequenti temi onirici tra gli studenti, con una prevalenza di sogni con contenuti accademici o che riguardavano l’essere inseguiti. Inoltre, misurazioni dell’attività elettrica cerebrale mediante EEG e dell’attività muscolare e oculare hanno identificato in particolare la fase REM come maggiormente florida di attività onirica. Risvegliando un soggetto mentre è in fase REM si ricava infatti un vivido e accurato report del sogno.

In quest’ottica, l’analisi dell’attività onirica costituisce una possibilità aggiunta e un’opportunità per la diade paziente-terapeuta per una riorganizzazione dell’esperienza personale nella direzione di una maggior integrazione dei livelli di conoscenza.

Funzione e interpretazione dei sogni nella storia della psicologia

La psicoanalisi freudiana del Novecento considerava l’attività onirica, tipicamente inconscia, come “l’appagamento mascherato di un desiderio inconscio”, e analizzabile mediante l’interpretazione dei suoi contenuti a fini terapeutici e Ferenczi (1913) considerava il sogno come ri-presentazione e rappresentazione di esperienze, in particolare traumatiche, non altrimenti verbalizzabili.

Un contributo importante alla riflessione sui sogni deriva in particolare da Jung, fondatore della psicologia analitica, secondo il quale i sogni rappresenterebbero l’espressione di un “inconscio collettivo”, costituito dal patrimonio di simboli e immagini “archetipiche”.

Secondo la scienza cognitiva, la neuropsicologia e la psicologia dello sviluppo, esisterebbero rilevanti analogie tra l’organizzazione della trama onirica, cioè il modo in cui i contenuti mnestici e le informazioni (p.e. emozioni, percezioni, stati viscerali, che possono emergere in maniera più o meno casuale) vengono ricomposti nell’organizzazione onirica e le facoltà cognitive dell’individuo durante la veglia. Secondo Dement (1958), infatti, il sogno svolgerebbe la funzione di risolvere “problemi intellettivi”. I sogni, quindi, sembrerebbero influenzati anche dalla struttura neuropsicologica di ogni individuo, in quanto sarebbero conseguenti al grado di complessità del sistema conoscitivo creatore.

Secondo il modello di Hobson e McCarley (1977), il sogno corrisponderebbe fondamentalmente alla fase REM del sonno. Tuttavia, studi successivi hanno dimostrato come l’attività onirica e il sonno REM possano manifestarsi anche in maniera indipendente, costituendo due fenomeni disconnessi, e come il sogno sia modulato dai processi associati a strutture corticali superiori (Solms, 2000).

Secondo Kohut (1984), esponente della Psicologia del Sé, il sogno sarebbe composto da rappresentazioni relative agli stati del Sé, in relazione ai propri oggetti sé, svolgendo funzioni di mantenimento, reintegrazione e sviluppo del Sé.

In effetti, i risultati di alcune ricerche sono stati riassunti nell’“ipotesi di continuità del sogno”, secondo cui i sogni rifletterebbero le esperienze e i vissuti durante la veglia.

Sono inoltre stati identificati alcuni pattern di correlazione tra la vita da svegli e i sogni, varie dimensioni emotive, cognitive e della personalità (Hunter, & Lane, 1971; Brink & Allan, 1992; Kramer, 1993; Hartmann et al., 1998; Pesant & Zadra, 2006; Gilchrist, 2013).

Fondendo le ricerche di Hobson e Solms, Jie Zhang (Psicologa) elaborò inoltre la teoria del continual-activation, proponendo l’idea per cui il sogno è contemporaneamente il risultato di un’attivazione cerebrale e di un lavoro di sintesi. Il sogno può essere considerato, cioè, come una sorta di “esposizione in vivo” delle “procedure di costruzione del significato” del sognatore, a bassi livelli di consapevolezza esplicita.

Da un punto di vista costruttivista, la composizione della scena onirica è sempre conseguente alla storia di vita del sognatore: come qualsiasi comportamento dell’organismo, anche il sogno deriva dalla struttura e dal sistema conoscitivo di chi produce il comportamento stesso. Il sogno ha, cioè, carattere di autoreferenzialità, in quanto verrebbe direttamente influenzato dai contenuti mentali personali.

Secondo un approccio psicosomatico, il sogno può essere compreso mediante l’analogia dell’uovo:

  1. I sogni a livello di guscio: rielaborano le informazioni inutili e superflue assimilate nel corso della veglia che appesantirebbero i processi mentali (p.e. Litigio domestico di poche ore prima).

  2. I sogni a livello di albume: ci propongono temi irrisolti della nostra storia personale, possibili decisioni da prendere o valutazioni sulla situazione attuale, permettendoci talvolta di intuire soluzioni anche inaspettate, oppure consentendoci una comprensione più completa del vissuto quotidiano. Ne sono esempio i sogni ricorrenti.

  3. I sogni a livello di tuorlo: originano a livello neurobiologico nella zona ipotalamo-ipofisaria, nei quali la nostra “identità di specie” e i nostri obiettivi personali vengono nutriti da immagini archetipiche collettive (p.e. Sogni premonitori). Mediante tali esperienze oniriche, sembrerebbe che possiamo attraversare una porta verso dimensioni più arcaiche della memoria originaria dell’uomo, custodita nel nucleo del nostro patrimonio biologico, sotto forma di conoscenze innate e universali, che ci consentono di pattuire associazioni e similitudini che trascendono la razionalità tipica dello stato di veglia lucida.

Il modello DMR (Description, Memory sources and Reformulation) prevede un processo diviso in 3 differenti fasi (Montangero, 2009):

  1. Description: viene chiesto al paziente di immergersi nel racconto del sogno, per trovare associazioni e significati (p.e. Mediante la tecnica cognitivo-comportamentale ABC), mentre il terapeuta appunta le verbalizzazioni del paziente.

  2. Memory Sources: il terapeuta accompagna il paziente alla ricerca di ricordi autobiografici associati alle situazioni oniriche riportate.

  3. Reformulation: il paziente rievoca quindi il contenuto del sogno, ricollegandolo ai significati più ampi e generali rilevati in fase II, consentendogli di esprimere preoccupazioni e obiettivi.

Il sogno potrebbe anche rappresentare, secondo altri autori, un comportamento che origina come “effetto collaterale” del sonno, ossia un fenomeno conseguente all’evoluzione, in termini di adattamento (“exaptation”, Gould, 1991). La formazione della trama onirica, derivata dalle competenze cognitive dell’individuo e dalle informazioni sulla trama onirica, possono essere ricavate a partire dai ricordi dell’individuo. Il sogno, cioè, sarebbe conseguente all’identità personale del soggetto, acquisendo significato solo nel momento in cui il soggetto ri-compone, consapevolmente, le varie parti di significato non-consapevole emerse durante l’attività onirica, riferite alla propria identità narrativa. Questo avviene non solo dal punto di vista della composizione narrativa, ma anche rispetto al modo in cui viene ri-vissuto dal soggetto nella fase di veglia in termini emotivi e cognitivi.

In questo senso, anche se non dovesse svolgere una specifica funzione biologica o psicologica primaria, il sogno costituisce comunque un prodotto e il risultato della conoscenza del sognatore.

Il sogno come racconto

Non esistono regole universalmente date rispetto all’ordinamento della trama onirica, che corrisponde invece a modalità di ordinamento puramente soggettive, derivanti direttamente dalla specifica storia di sviluppo personale, di natura prevalentemente sintattica. La “trasformazione semantica” della trama onirica consisterebbe nel rievocare mentalmente la scena onirica: il ricordo esplicito realizzato nel linguaggio mediante il racconto (report), rappresenta il luogo in cui avviene la presa di coscienza semantica e in cui si dispiega l’universo delle osservazioni esplicite.

Il sogno potrebbe quindi essere visto e analizzato alla stregua di un’opera letteraria e identificandone le due componenti essenziali (Bruner):

  1. La fabula riguarda la “materia prima”, “l’evento grezzo” così come si manifesta nel sogno. Costituendo l’impalcatura del sogno, è modificabile solamente nelle sue sfumature più superficiali.

  2. L’intreccio si riferisce invece all’organizzazione degli elementi strutturali del racconto (fabula), cioè la composizione strutturale delle relazioni e interconnessioni tra personaggi, luoghi, e stati d’animo all’interno della scena onirica.

Inoltre, da un punto di vista fenomenologico, secondo alcuni autori la produzione onirica potrebbe ad esempio essere scomposta:

  1. In una parte produttiva, riguardante il sogno così come viene raccontato dal soggetto

  2. e in una parte “osservativa esplicita”, legata alle manifestazioni emotivo-cognitive esperite in seguito all’osservazione esplicita e consapevole del proprio sogno.

In condizioni di normalità, l’“esame di realtà” (reality testing) modula il sistema di “narrazione” (storytelling), che produce il racconto dell’esperienza soggettiva.

Tale capacità di confutare i pensieri dipende dall’attività del circuito prefrontale dorsolaterale destro, e in caso di deficit o malfunzionamento, l’individuo esegue più difficilmente tale processo di integrazione.

Mente & Psicologia è una rubrica medico-psicologica a cura della dott.ssa Camilla Scagliarini.

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Camilla Scagliarini

Informazioni su Camilla Scagliarini

Camilla Scagliarini, nata a Ponte dell’Olio il 15-11-87. Nel 2012 Laurea a pieni voti in Psicologia Clinica, Università degli Studi di Pavia, con la tesi “Traumi complessi e Dissociazione Strutturale della Personalità - Il trattamento tramite EMDR”. Dal 2012 al 2013, tirocinio post-lauream al Centro di Ricerche e Studi in Psicotraumatologia (CRSP) di Milano e Abilitazione alla professione di Psicologo. Nel 2013, educatrice per minori per la Cooperativa Sociale Azzurra (Milano). Dal 2013 al 2015 collaboratrice presso la Associazione EMDR in Italia e la Asociaciòn EMDR Espana. Nel 2014, è ricercatrice nel team di ricerca per il (Bipolar EMDR Trauma-study” per il FIDMAG (Hermans Hosphtalarias Research Foundation, CIBERSAM) a Barcellona (Spagna). Traduzione dall’italiano allo spagnolo del testo: “La giusta distanza. Il giocolibro per l’adozione”, di Anna Rita Verardo…2015. Traduzione dall’inglese all’italiano del testo “EMDR e Disturbo Borderline di Personalità”, di Dolores Mosquera e Anabel Gonzalez…... 2016. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia nel 2016. Dal 2015 collaboratrice esterna del Centro Studi PIIEC (Psicoterapia Integrata Immaginativa ad Espressione Corporea) e assistente della Dott. Elisa Faretta, direttrice del Centro. Dal 2016 al 2017, ideazione e realizzazione del Progetto “Ben Essere e Adolescenza” proposto dal Centro Studi PIIEC volto alla prevenzione del fenomeno bullismo presso l’Istituto Comprensivo di Verbania Intra (VB). Nel 2016 Educatrice di sostegno per la Cooperativa Solidarietà e Servizi (Milano). Dal 2018 svolge interventi di prevenzione al tabagismo e dipendenze e promozione di stili di stili di vita salutari nelle scuole di Milano e provincia come educatrice LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), progetto Agente 00 Sigarette.

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