Mente&Psicologia. Sessualità, perversione e feticismo: quando l’altro diventa solo uno strumento?

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“Nell’età della tecnica, dove sembrano frantumati tutti i legami sociali, l’amore, più che una relazione all’altro, appare come un culto esasperato della soggettività, in perfetta coerenza con l’esasperato individualismo cui non cessa di educarci la nostra cultura, per la quale l’altro è solo un mezzo per l’accrescimento di sé”.

                                              – “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani”, Galimberti (2007)

Introduzione

La sessualità di un individuo, da un punto di vista bio-psico-socio-culturale, costituisce un fenomeno multidimensionale, non include solo aspetti di mera istintualità, ma anche e soprattutto affettivi, relazionali, intellettuali, ed erotici (Russo, 2004). La sfida del soggetto, durante il proprio sviluppo sessuale e il resto della propria vita, dovrà cercare di integrarli in maniera armoniosa e adattiva, rispettando la propria identità e la libertà dell’altro.

L’avvento di internet e dei social network ha introdotto nuove trasformazioni (Nardone e Cagnone, 2002): se da un lato anche le minoranze sessuali, un tempo stigmatizzate e isolate, ora possono incontrarsi, riconoscersi e interagire più facilmente, scambiarsi pensieri, desideri e fantasie, informazioni e contatti, dall’altro una mancanza di consapevolezza di sé e dello strumento e una scarsa educazione sessuale, insieme ai social network hanno portato anche a una maggior vulnerabilità e facilità di cadere vittime di predatori sessuali o di esposizione a materiale pornografico che mantiene l’organismo in un costante stato di eccitazione psico-fisica, in particolare nelle società che tendono a presentare il sesso e il corpo umano come merce e bene di consumo. “Quando l’intimità è cercata per sé e non per l’altro, l’individuo non esce dalla sua solitudine e tanto meno dalla sua impermeabilità”, scrive Galimberti in “Le cose dell’amore” (2004). In questo tipo di relazioni l’altro smette di essere persona per diventare oggetto e la sessualità è praticamente assimilabile all’autoerotismo.

Anche le norme sociali sono mutate, con la possibilità di esplorare nuove forme di piaceres, dal sesso telefonico a quello “cibernetico” o “virtuale”, fino all’utilizzo di accessori elettronici o veri e propri “sex-robot”.

Il potere della cultura tecnologica, se da una parte facilita la comunicazione e l’immaginazione, paradossalmente ma coerentemente con le caratteristiche dello strumento (la rete), rischia di allontanare l’individuo dalla relazione umana, cioè a discapito di sentimenti autentici e profondi di compartecipazione e cooperazione, a favore di sentimenti di onnipotenza rispetto a “infinite possibilità” (Cohen, 1992; Carli, 1998; Brown, 2002; .

Secondo la Psicoanalisi, l’individuo termina il proprio sviluppo psichico quando raggiunge la genitalità: esce cioè dal “narcisismo psichico”, divenendo capace di dare e dicevere in un rapporto sessuale, a discapito dell’egocentrismo erotico tipico dei rapporti infantili (principalmente orientata verso l’esplorazione del proprio corpo e la costruzione del Sé).

Oltre ai significati oggettivi (Carli, 1998), riguardanti la biologia e la dimensione riproduttiva, all’interno della “sessualità” possiamo distinguere significati inerenti a una dimensione maggiormente soggettiva, cioè intimamente personali e simbolici, che deriverebbero dall’elaborazione simbolica individuale e validi all’interno mondo di quell’individuo (es. (p.e. sesso come dovere, come forma di potere, o come scambio comunicativo).

L’amore, come abbiamo visto nell’articolo di questa rubrica che trattava le relazioni di coppia, non rappresenta solamente una condivisione di energie pulsionali, ma coinvolge diverse dinamiche fortemente influenzate dallo stile di vita di ognuno, cioè dall’ambiente sociale e culturale, oltre che fisico, contingente.

La sessualità nell’essere umano è anche un costrutto sociale e culturale che, similmente all’organizzazione della personalità e dell’identità, subisce l’influenza della cultura e del modello sociale di appartenenza (Malinowski): la società sancisce la “norma” e quindi i confini tra ciò che è considerato lecito e desiderabile pubblicamente, e quanto invece è ritenuto tabù e quindi deprecabile, motivo di vergogna.

Per comprendere le origini di una particolare preferenza individuale verso una fantasia perversa piuttosto che un’altra è necessaria innanzitutto una comprensione completa dei modi con cui la perversione si correla e si lega con la sottostante organizzazione caratteriale dell’individuo.

La sessualità, infatti, può assumere infinite forme, consistendo anche in una dimensione di sperimentazione, di creatività e ludica: un modo unico in cui la coppia comunica ed esprime i propri sentimenti al partner e in un processo di conoscenza reciproca all’interno della relazione sessuale.

Molte persone manifestano fantasie e comportamenti sessuali “atipici”: possiamo provare eccitazione, ad esempio, interpretando dei ruoli, utilizzando biancheria particolare, leggendo un manga erotico. Nell’accezione odierna, questo costituirebbe una parafilia, ma non soddisfarebbe i criteri per poter essere diagnosticato come Disturbo parafilico.

Una parafilia viene considerata di natura patologica nel momento in cui i desideri, le fantasie e i comportamenti sessuali assumono un carattere pervasivo nella vita dell’individuo, causando disagio significativo a livello di adattamento sociale e lavorativo, oppure sul piano psicopatologico.

Pertanto, quando le fantasie erotiche assumono un carattere più superficiale e agite come un gioco/simulazione, nel rispetto reciproco dei partners, non si parla di disturbi paraffinico o perversione in senso patologico: la relazione sessuale adulta e matura permette di vivere in maniera integrata, armoniosa e adattiva.

Sono stati eseguiti diversi studi e indagini mediche sui desideri, fantasie e comportamenti erotici atipici da quando, nel 1886 vennero pubblicati, sul Bristol Medico-Chirurgical Journal, oltre 230 casi clinici nel Psychopathia Sexualis: A medico-legal study”.

Uno studio statistico sulle preferenze feticiste basate su dati provenienti da internet su almeno 5.000 soggetti, avrebbe ad esempio concluso che i piedi e gli oggetti associati ai piedi costituivano il target maggiormente comune (Scorolli, Ghirlanda, Engquist, Zattoni e Jannini, 2007). Tale preferenza sessuale, descritta da alcuni autori come “podofilia”, è stata riscontrata nel 47% dei casi. In particolare, le calzature costituivano la preferenza nel 32% dei soggetti e la biancheria intima rappresentava il fulcro del desiderio erotico nel 12 % dei partecipanti allo studio, mentre i fluidi corporei (in particolare urina o sangue), erano prescelti nel 9% dei casi.

Perversione e Parafilie

Nel significato più comune, il termine “perverso” ha un’accezione negativa e include un giudizio morale sottinteso, essendo impiegato come sinonimo di devianza e violazione delle norme sociali condivise.

Il bullismo, il nonnismo, lo stalking, la violenza sessuale e della privacy, il mobbing, sono esempi di atteggiamenti o azioni perverse condannate anche dalla legge (Simonelli, Petruccelli, Vizzari (2004).

Per quanto riguarda l’ambito della sessualità, descrive quelle pratiche sessuali la cui meta differirebbe dal coito (per cui l’impulso sessuale è orientato verso un oggetto “anomalo”).

L’evoluzione della definizione di attività sessuale perversa” sembra riflettere quella della società che la esprime.

Freud (1905) definiva l’ttività sessuale perversa come avente 3 caratteristiche principali:

1. È focalizzata su regioni del corpo non genitali

2. Sostituisce l’abituale pratica di rapporti sessuali genitali con il partner

3. tende ad essere la pratica sessuale esclusiva dell’individuo.

Se Kohut (1977) ipotizzava una funzione particolare dell’attività o fantasia sessuale, in quanto aiuterebbe il soggetto a sentirsi “vivo e integro” in caso di minaccia di abbandono o di separazione, Stoller (1985) ha definito la perversione come la “forma erotica dell’odio”, caratterizzata da crudeltà e desiderio di umiliare l’altro.

Una caratteristica fondamentale della perversione consisterebbe infatti nel rifiuto dell’intimità: l’individuo utilizza l’atto erotico per evitare il coinvolgimento e l’impegno richiesti in una relazione emotivamente intima a lungo termine.

Secondo Stoller, inoltre, la perversione consentirebbe dal punto di vista individuale, una sorta di “conversione” di un trauma infantile in un “trionfo adulto”: fantasie di vendetta per gli umilianti traumi infantili, condurrebbero alla disumanizzazione e umiliazione del partner durante la fantasia o l’attività perversa. In seguito, Mc Dougall (1986) ha osservato come fantasie perverse siano riscontrabili in tutto il comportamento sessuale adulto ma, non essendo esperite come compulsive, non suscitano problemi o disagi nell’individuo. Certe pratiche e oggetti sessuali possono agire come una sostanza stupefacente che il paziente assume come “automedicamento” per contrastare un senso di morte interno e una paura di disintegrazione del Sé, seppure disfunzionale e causa di disagio. Mitchell (1988) inoltre suggeriva come l’espressione sessuale rappresenterebbe l’unica area dove alcuni soggetti possono affermare la propria indipendenza. In seguito alla teoria dell’attaccamento, venne enfatizzata l’importanza delle relazioni per lo sviluppo psichico, portando a considerare anche le perversione in una dimensione relazionale: in una sessualità “sana”, le istanze di autoaffermazione individuali, le capacità di cooperazione, collaborazione e sintonizzazione con l’altro sono ben integrate e funzionanti. La perversione deriverebbe quindi da problematiche relazionali con l’Altro significativo nel contesto di imprinting relazionali”. Costituirebbe, cioè, un meccanismo di difesa che prevede l’uso dell’altro come oggetto, strumento o mezzo, con funzione di autoregolazione di sensazioni ingestibili mediante il “controllo” dell’altro. La perversione narcisistica, ad esempio, si manifesterebbe nelle situazioni in cui è presente un evidente uso del potere in senso distruttivo, usando e danneggiando il soggetto considerato più debole, traendone piacere o comunque non sperimentando alcun sentimento di disagio, colpa o rimorso: il narcisista non instaura una relazione autentica con l’altro, ma lo usa per l’utilità che esso può avere per la propria identità e per la protezione della sua autostima. L’unica funzione dell’altro sarebbe quella di essere a disposizione per il soddisfacimento dei propri bisogni, in cui il nucleo della perversione relazionale consisterebbe proprio nel trasformare la “relazione d’oggetto” in “relazione di potere” (Stoller, 1975; Storr, 1975). A partire dal DSM-III-R, il termine “perversione” è stato sostituito da “parfilie”, ossia fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti dal punto di vista sessuale. Possono riguardare, ad esempio oggetti inanimati, la sofferenza o l’umiliazione di se stessi o del partner, oppure coinvolgere persone non consenzienti e bambini. A differenza della precedente edizione, nel DSM 5 i disturbi sessuali non sono inclusi in un’unica categoria diagnostica, ma distinti in:

  1. Disforie di Genere,

  2. Parafilie

  3. Disfunzioni Sessuali.

Secondo il DSM 5 il termine parafilia indica:

  • un intenso e persistente interesse sessuale, diverso dall’interesse per la stimolazione genitale o per i preliminari,

  • con partner umani foneticamente normali, fisicamente maturi e consenzienti

Il trauma sembrerebbe giocare un ruolo significativo in quanto impedirebbe un’integrazione neurobiologica e psicologica: le aree cerebrali dell’emisfero destro deputate all’elaborazione emotiva risulterebbero isolate (dissociate) dalle aree coinvolte nell’elaborazione linguistica e autobiografica dell’emisfero sinistro. In particolare, lo stress durante l’infanzia può avere effetti significativi sui sistemi neurobiologici (p.e. A livello dei sistemi di attaccamento, dell’asse ipotalamo-pituitario-adrenalinico, dei sistemi dopaminergico, serotoninergico e noradrenergico). Le esperienze traumatiche, intervenendo sui processi di attaccamento (Van der Kolk, McFarlane, Weisaeth, 1996), sulle capacità di mentalizzazione e sulle funzioni riflessive, possono risultare anche in deficit che impediscono di costruire la propria socializzazione su base identificatoria ed empatica (Siegel, 2007). Questo ha una valenza significativa se si considera il cervello come organo sessuale fondamentale.

Il feticismo

A fetish is a story masquerading as an object”

R. Stoller

Negli anni ’30 del XIX secolo, Theresa Berkley, autrice di “The Fetish Adventures of Female Flagellants – Complete Volumes 1 & 2”, gestiva uno dei grandi saloni della flagellazione di Londra, oltre ad aver inventato la Berkley Horse, uno strumento BDSM e Iwan Bloch, dermatologo e psichiatra tedesco, considerato il primo sessuologo e scopritore del manoscritto di De Sade “Le 120 giornate di Sodoma”, sottolineava come il suo “arsenale” di strumenti fosse particolarmente ben fornito. Charles Guyette, conosciuto anche come “G-String King”, è invece considerato il pioniere dello stile feticista e predecessore del fotografo e regista Irving Klaw. In seguito, il feticismo ha svolto un ruolo fondamentale nella pornografia del dopoguerra, documentato anche dalle fotografie e film di Klaw, nelle pubblicazioni di Samuel Roth e nei fumetti di Bill Gaines, come pure nelle riviste quali “Bizzarre”, “Exotique” e il “Caprice Catalog”. La modella Betty Page ha rappresentato l’icona del fetish anni ’50, fotografata e filmata anche da Klaw, ricordata nella biografia a cura di Mary Herron del 2006 “The Notorius Bettie Page”. Nel 1955 Marcuse pubblicò l’opera visionaria del dopoguerra “Eros and Civilization”, combinando l’analisi psicoanalitica di Freud e la critica sociale di Marx con il metodo fenomenologico di Heidegger. Egli affermava: “la tirannia della civiltà è il trionfo della libido libera e consensuale, una sessualità che diserotizza un’esperienza di piacere pienamente umana”.

Alla fine degli anni ’50, Paul Gehard, uno dei collaboratori di Kinsey, introdusse il concetto di “4 gradi” o “livelli” di feticismo, per evidenziare come vi sia un continuum di intensità nell’esperienza erotica feticista:

  • Livello 1 – Pre-feticismo”: una persona mostra una leggera preferenza per determinati tipi di partner, stimoli e attività sessuali.

  • Livello 2 – Attrazione fetish di basso livello: una persona mostra un forte interesse per determinati tipi di partner, stimoli e attività sessuali

  • Livello 3 – Livello moderato di attrazione fetish: la persona richiede stimoli specifici per potersi eccitare sessualmente e per avere un rapporto sessuale completo.

  • Livello 4 – Alto livello di attrazione fetish: stimoli specifici sostituiscono il partner sessuale

Nel saggio del 1963 “Sexual Taboos and the Law Today”, Adorno raccolse la critica di Marcuse alla tolleranza per la repressione inerente al capitalismo e avvertì: “[…] la liberazione sessuale nella società contemporanea è pura illusione”. Nel suo studio del 1986 John Money, fondatore della Johns Hopkins Gender Identity Clinic nel 1965, scrisse che un “feticcio” consisteva in un oggetto o una parte del corpo dotati di “poteri magici o supernaturali” e che assumono, per una persona specifica, un particolare potere sessuale ed erotico.

In seguito alla maggior prosperità economica negli anni del dopoguerra, il feticcio sessuale si arricchisce e viene esteso all’intero corpo umano. La storica della moda Valerie Steele riporta, nel suo studio illustrato “Fetish: Fashion, Sex & Power”, 3 dei principali stilisti degli anni ’70 e ’80 (Helmut Newton, Jean Paul Gaultier e Thierry Mugler) che hanno incorporato il feticcio in immagini di “assertiva femminilità”, feticizzando indumenti intimi considerati “perversi” (come corsetti e bustini, scarpe col tacco vertiginoso e stivali a metà coscia) come dichiarazioni culturali di libertà sessuale.

Il feticismo viene inserito nel DSM 5 tra le parafilie (insieme al disturbo esibizionistico, il disturbo frotteuristico, il disturbo pedofilico, il disturbo da masochismo sessuale, il disturbo da sadismo sessuale, il disturbo da travestitismo, e il disturbo voyeuristico). Nello specifico, può consistere nell’uso di oggetti inanimati, oppure indumenti (feticismo da travestimento), in mancanza dei quali non avverrebbe eccitazione oppure non raggiungerebbe l’orgasmo. Tali oggetti possono essere strofinati, annusati, inseriti in bocca durante la masturbazione oppure fatti indossare dal partner, per poter avere un rapporto sessuale soddisfacente e completo. In particolare, il feticismo da travestimento riguarda il collezionare indumenti femminili da indossare, mentre lo stesso soggetto si masturba e associa la fantasia di interpretare entrambi i ruoli della sua immagine. Nel DSM V il disturbo da travestitismo può essere esteso sia a maschi omosessuali, che a donne eterosessuali e a lesbiche. Nel caso di una persona che lavora e si esibisce come Drag Queen o Drag King, il disturbo potrebbe coincidere ma non necessariamente con la diagnosi di feticismo da travestitismo o disforia di genere, e includono una componente maggiormente “teatrale”, se non di vera e propria performance artistica.

L’esordio del feticismo è generalmente precoce (adolescenza), e tende a cronicizzarsi.

Mente & Psicologia è una rubrica medico-psicologica a cura della dott.ssa Camilla Scagliarini.


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Camilla Scagliarini

Informazioni su Camilla Scagliarini

Camilla Scagliarini, nata a Ponte dell’Olio il 15-11-87. Nel 2012 Laurea a pieni voti in Psicologia Clinica, Università degli Studi di Pavia, con la tesi “Traumi complessi e Dissociazione Strutturale della Personalità - Il trattamento tramite EMDR”. Dal 2012 al 2013, tirocinio post-lauream al Centro di Ricerche e Studi in Psicotraumatologia (CRSP) di Milano e Abilitazione alla professione di Psicologo. Nel 2013, educatrice per minori per la Cooperativa Sociale Azzurra (Milano). Dal 2013 al 2015 collaboratrice presso la Associazione EMDR in Italia e la Asociaciòn EMDR Espana. Nel 2014, è ricercatrice nel team di ricerca per il (Bipolar EMDR Trauma-study” per il FIDMAG (Hermans Hosphtalarias Research Foundation, CIBERSAM) a Barcellona (Spagna). Traduzione dall’italiano allo spagnolo del testo: “La giusta distanza. Il giocolibro per l’adozione”, di Anna Rita Verardo…2015. Traduzione dall’inglese all’italiano del testo “EMDR e Disturbo Borderline di Personalità”, di Dolores Mosquera e Anabel Gonzalez…... 2016. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia nel 2016. Dal 2015 collaboratrice esterna del Centro Studi PIIEC (Psicoterapia Integrata Immaginativa ad Espressione Corporea) e assistente della Dott. Elisa Faretta, direttrice del Centro. Dal 2016 al 2017, ideazione e realizzazione del Progetto “Ben Essere e Adolescenza” proposto dal Centro Studi PIIEC volto alla prevenzione del fenomeno bullismo presso l’Istituto Comprensivo di Verbania Intra (VB). Nel 2016 Educatrice di sostegno per la Cooperativa Solidarietà e Servizi (Milano). Dal 2018 svolge interventi di prevenzione al tabagismo e dipendenze e promozione di stili di stili di vita salutari nelle scuole di Milano e provincia come educatrice LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), progetto Agente 00 Sigarette.

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