Mente&Psicologia. La gelosia retroattiva e la Sindrome di Rebecca

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La gelosia:un’emozione innata che può diventare anche molto pericolosa se non controllata adeguatamente

Le manifestazioni e condotte di gelosia vengono associate comunemente al sentimento d’amore e alla passione, interpretandole come una sua diretta e inevitabile conseguenza, oppure dimostrazioni dell’impegno nel legame affettivo, fino a essere utilizzata come giustificazione per il comportamento criminale di alcuni carnefici.

La gelosia può rappresentare sia causa che effetto di comportamenti spiacevoli e dolorosi, fino costituire un vero e proprio motivo di rottura nella relazione.

Alcuni studi rivelano come, generalmente, nel soggetto geloso il partner prescelto diviene “indispensabile” per il proprio Sé (Blévis, 2015). Questo affidarsi totalmente all’Altro per potersi sentire individui completi e autosufficienti, quindi indipendenti, può condurre a investire in maniera inappropriata nei confronti dell’Altro e a dipendere da un punto di vista prevalentemente affettivo, ponendo il partner su un piedistallo ideologico che, come tale, è irrazionale e irraggiungibile, quindi destinato al fallimento.

La mancanza di autostima e strategie di coping non particolarmente efficaci o sofisticate, possono contribuire in maniera significativa sulla crescita emotiva e socio-relazionale. In alcuni casi, infatti la ricerca di riscontri può raggiungere livelli patologici e portare a profondi vissuti di delusione e frustrazione nel soggetto.

II termine gelosia deriva dal greco “zelos” (Montanari, 2013), ossia “emulazione, brama, sentimento”, l’esistenza della gelosia è associata a concetti quali: evoluzione, adattamento e sviluppo. La gelosia costituisce infatti un sentimento universale e antico: anche in animali domestici sono state osservate, infatti, forme primitive di gelosia (PlosOne – Universitàdi San Diego).

È un’emozione innata: emerge tra i primi sentimenti all’interno dei rapporti interpersonali, ma ogni individuo la sperimenta e vive in maniera molto personale e in relazione al proprio contesto socio-culturale di riferimento, specialmente a livello degli effetti e conseguenze. Ad esempio, la poligamia, nei paesi islamici e in alcune aree dell’India, rappresenta un indice di benessere e ricchezza. Più rara risulta essere poliandria (la donna ha più partner, ad esempio tra i masai). In questi contesti il sentimento di gelosia che potrebbe sperimentare l’individuo sembra essere subordinato a necessità e soluzioni pragmatiche – come la continuazione della propria stirpe, la riconoscibilità, il passaggio di beni materiali e il potere – in società dove alla dimensione individuale prevale quella sociale e comunitaria, subordinata a forse economiche più che sentimentali.

La gelosia “incarnata”

Caratteristiche principali del vissuto di gelosia:

  1. Esperienza psichica su temi di:

  • infedeltà del partner

  • minaccia (da parte ci terzi) di una relazione significativa per il partner

  1. Comportamento (agiti) relativi alle tematiche del punto A

Dal punto di vista psicologico, la gelosia costituisce non solamente una pulsione che consente di comprendere i meccanismi inconsci che condizionano la nostra condotta, ma consiste anche in un’emozione intesa come “stato mentale” che si riflette in modificazioni psicofisiologiche. Infine, più che un’emozione, che ha una durata sfuggente, la gelosia si configura più come un sentimento che coinvolge la sfera cognitivo-affettiva in maniera più persistente, e profonda (AA.VV. 1994).

Nel brano “A Jelous Guy” John Lennon ben descrive i vissuti tipici della gelosia, come riportato in questa parte:

I was dreamin’ of the past

And my heart was beating fast

I began to lose control

I began to lose control

I didn’t mean to hurt you

I’m sorry that I made you cry

Oh no, I didn’t want to hurt you

I’m just a jealous guy

I was feeling insecure

You might not love me anymore

I was shivering inside

I was shivering inside […]”

Io stavo sognando del passato

e il mio cuore batteva veloce

ho cominciato a perdere il controllo,

ho cominciato a perdere il controllo

Non volevo farti del male

mi dispiace che ti ho fatto piangere

Oh no, non volevo farti del male

io sono solo un ragazzo geloso

Mi sentivo insicuro

Potresti non amarmi più

Dentro di me tremavo

Dentro di me tremavo

Grazie alle neuroscienze, oggi sappiamo come i comportamenti sociali derivino dall’interconnessione di fattori cognitivi ed emozionali: lesioni della corteccia prefrontale portano a un deficit della capacità di prendere decisioni e perseguire le proprie scelte e impegni relazionali a livello individuale e sociale.

In questi casi, sembra che vi sia un’alterazione delle modalità di elaborazione emotiva: il danno a livello della corteccia determina una incapacità di integrazione delle informazioni emotive provenienti dal sistema limbico, dai nuclei dell’amigdala e dell’ipotalamo.

Queste aree sembrano quindi strettamente connesse ai rapporti sociali e le relative scelte.

Inoltre, le aree prefrontali hanno il ruolo di inibire i comportamenti aggressivi, grazie a una concentrazione elevata dei recettori per il neurotrasmettitore della serotonina: se danneggiati, provocano alterazioni comportamentali che possono modificare significativamente il comportamento e il vissuto del soggetto e le sue capacità di adattamento.

In particolare, l’amigdala sembra giocare un ruolo fondamentale nel modulare paura, ansia e del dolore conseguente alla possibilità della perdita (studio dell’Università Vita-Salute San Raffaele pubblicato sulla rivista The Journal of Neuroscience).

Nel 2013 il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Pisa (www.unipi.it) ha pubblicato, i risultati di uno studio sulla gelosia delirante e i conseguenti comportamenti aggressivi quali lo stalking, in pazienti affetti da morbo di Parkinson, nei quali è comune la gelosia paranoica.

I dati mostrano come tali condotte siano correlate a uno squilibrio interessante una specifica area cerebrale: le basi neurologiche della cosiddetta “Sindrome di Otello” si troverebbero nella corteccia frontale ventro-mediale, che governa i processi cogniti e affettivi complessi.

Da un punto di vista delle differenze individuali, lo studio di D. Frederick e Melissa Fales della Chapman University pubblicato nel 2014 sulla rivista Archives of Sexual Behavior, ha rilevato che gli uomini sarebbero più gelosi nei confronti di un tradimento sessuale, a differenza delle donne che hanno partecipato allo studio, che risultavano maggiormente gelose di un tradimento affettivo ed emotivo, cioè che coinvolgeva maggiormente l’impegno in una relazione e il coinvolgimento sentimentale, più che l’attrazione sessuale.

Il campione maschile dello studio interpretava il tradimento sessuale della compagna in relazione alla propria incapacità di soddisfarla, minando quindi la percezione della propria virilità.

L’innamoramento maschile verso un’altra donna, significa per la donna il non essere stata in grado di creare e mantenere una relazione stabile e solida con la persona amata.

Il paradigma evoluzionistico fa riferimento alla genitorialità: in passato era impossibile avere la certezza che un figlio fosse proprio e crescere il figlio di un altro era considerato uno sforzo inutile, per tale ragione sembra che gli uomini abbiano sviluppato l’istinto atavico di non accettare il tradimento sessuale (inconsciamente riemergerebbe la paura di avere un bambino di un padre diverso).

La gelosia patologica

Come qualsiasi altro sentimento, anche la gelosia potrebbe degenerare in un disturbo psicopatologico, in particolari circostanze che dipendono dall’influenza del contesto storico e culturale.

È importante evidenziare innanzitutto la differenza tra gelosia si differenzia dal possesso: questo si trova su piani molto diversi da quelli dell’amore e dei sentimenti di affetto.

Il possesso implica la presenza di un bene sul quale si eserciterebbe il proprio potere e “differisce dalla proprietà nella forma, ma non nella sostanza” (Ferrari, 2015).

Se il concetto di “potere” indica che posso disporre di qualcosa a mio piacimento, perché esercito una forza decisionale, cioè un controllo, nella gelosia sono coinvolti elementi esterni rispetto alla relazione diadica, mentre nel possesso la relazione di potere è limitata ai due soli partner della coppia, e riguarda la paura della perdita dell’altro.

Quando le circostanze incontrano una personalità distonica, o narcisistica, la gelosia diventa ossessione e si attuano comportamenti fortemente devianti che possono andare dalla persecuzione a vere e proprie azioni invalidanti per l’altro, in una escalation che può sfociare in atti di rabbia e gesti estremi quali le aggressioni o gli omicidi.

Da non sottovalutare, il ruolo delle esperienze relazionali e di attaccamento pregresse che possono avere un ruolo nell’orientare specifici atteggiamenti ossessivi, per cui il soggetto tradito risulta particolarmente sensibile alla paura che un particolare evento possa riverificarsi, compromettendo le relazioni in corso o quelle future.

Questo avviene in concomitanza di fattori circostanziali e predisposizionali, tra cui i tratti di personalità, il carattere, le circostanze specifiche e il contesto socio-ambientale, l’imprinting familiare.

 Il DSM 5 (Manuale Diagnostico dei Disturbi mentali V) riconosce due versione cliniche della gelosia:

  • una nevrotica, inserita tra i Disturbi Ossessivo-Compulsivi non altrimenti specificati, caratterizzata da preoccupazioni intrusive non deliranti sul tema della fedeltà del partner;
  • ed una psicotica, inserita all’interno dei Disturbi dello Spettro Schizofrenico e altri Disturbi Psicotici, caratterizzata da veri e propri deliri centrati sul tema dell’abbandono e dell’infedeltà del partner. Quest’ultima condizione è conosciuta clinicamente come “Delirio di Gelosia” o “Sindrome di Otello”, in riferimento a’omonimo protagonista dell’opera Shakespeareana

“Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore. È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre (…) non ama la donna che lo tradisce: ma oh, come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta (Otello, Atto III, scena III, Shakespeare). La gelosia angosciante descritta da Shakespeare si trasforma in una paralizzante paura di essere tradito e quindi rifiutato e abbandonato, oltre che da Desdemona, da tutto il suo universo, fino al delirio che si conclude col tragico epilogo: l’omicidio dell’amata Desdemona a causa della sua erronea convinzione di essere tradito.

A differenza della gelosia ossessiva nella quale l’individuo non ha la certezza della possibile infedeltà del partner ed è disperatamente in ricerca di segnali che possano rassicurarlo, appurarlo o smentirlo, nella Sindrome di Otello il soggetto è totalmente convinto del tradimento e le sue energie sono focalizzate a far confessare le colpe al partner. Seppure consista in una forma delirante pura, l’infedeltà può essere espressa in modo coerente e sofisticato, senza le contraddizioni e le bizzarrie tipiche dei deliri schizofrenici, allucinazioni, né significative modificazioni della personalità, mantenendo standard comportamenti e culturali socialmente accettabili.

Rispetto alla popolazione generale, tali soggetti sembrano essere più vulnerabili ad agire condotte di devianti e antisociali quali: stalking, violenza domestica, crimini contro il patrimonio e contro la persona, e sembrano comunemente riportare in comorbidità disturbi neurologici (es. Parkinson, trauma cerebrale, infarto cerebrovascolare, disregolazione dopaminergica) o altri disturbi psichiatrici (es. dipendenza da alcool, comportamento antisociale e disturbi affettivi).

Mente & Psicologia è una rubrica medico-psicologica a cura della dott.ssa Camilla Scagliarini.


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Camilla Scagliarini

Informazioni su Camilla Scagliarini

Camilla Scagliarini, nata a Ponte dell’Olio il 15-11-87. Nel 2012 Laurea a pieni voti in Psicologia Clinica, Università degli Studi di Pavia, con la tesi “Traumi complessi e Dissociazione Strutturale della Personalità - Il trattamento tramite EMDR”. Dal 2012 al 2013, tirocinio post-lauream al Centro di Ricerche e Studi in Psicotraumatologia (CRSP) di Milano e Abilitazione alla professione di Psicologo. Nel 2013, educatrice per minori per la Cooperativa Sociale Azzurra (Milano). Dal 2013 al 2015 collaboratrice presso la Associazione EMDR in Italia e la Asociaciòn EMDR Espana. Nel 2014, è ricercatrice nel team di ricerca per il (Bipolar EMDR Trauma-study” per il FIDMAG (Hermans Hosphtalarias Research Foundation, CIBERSAM) a Barcellona (Spagna). Traduzione dall’italiano allo spagnolo del testo: “La giusta distanza. Il giocolibro per l’adozione”, di Anna Rita Verardo…2015. Traduzione dall’inglese all’italiano del testo “EMDR e Disturbo Borderline di Personalità”, di Dolores Mosquera e Anabel Gonzalez…... 2016. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia nel 2016. Dal 2015 collaboratrice esterna del Centro Studi PIIEC (Psicoterapia Integrata Immaginativa ad Espressione Corporea) e assistente della Dott. Elisa Faretta, direttrice del Centro. Dal 2016 al 2017, ideazione e realizzazione del Progetto “Ben Essere e Adolescenza” proposto dal Centro Studi PIIEC volto alla prevenzione del fenomeno bullismo presso l’Istituto Comprensivo di Verbania Intra (VB). Nel 2016 Educatrice di sostegno per la Cooperativa Solidarietà e Servizi (Milano). Dal 2018 svolge interventi di prevenzione al tabagismo e dipendenze e promozione di stili di stili di vita salutari nelle scuole di Milano e provincia come educatrice LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), progetto Agente 00 Sigarette.

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