Mente&Psicologia. Cos’è la violenza?

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Cosè la violenza? Di quanti tipi può essere? Da dove nasce?

Introduzione al concetto di Violenza

L’OMS la definisce la violenza come:

“L’utilizzo intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, contro se stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che determini o che abbia un elevato grado di probabilità di determinare lesioni, morte, danno psicologico, cattivo sviluppo o privazione”.

Fenomeni come l’abuso sessuale, la pedofilia, il maltrattamento dei minori, il bullismo, il teppismo, le baby gang, la criminalità giovanile, la camorra, il mobbing, il nonnismo, lo stalking, sono tutti caratterizzati dalla tendenza, da parte di qualcuno, a voler sopraffare una o più persone. L’Aggressività, invece, si costituisce come aspetto concomitante e motivazionale della violenza.

La violenza si configura quindi come un problema complesso legato a modalità di pensiero e di comportamento che vengono definite da diverse ‘forze’ all’interno delle famiglie e comunità, che possono anche superare i confini nazionali.

Le ricerche degli ultimi decenni su epidemiologia, caratteristiche, cause e conseguenze delle condotte aggressive e violente hanno dimostrato inoltre l’esistenza di numerose tipologie di violenza, con vari livelli di complessità e legami reciproci.

La violenza, infatti, non si manifesta con una distribuzione uniforme tra i diversi gruppi sociali o nei vari contesti e situazioni.

Ad esempio, la natura delle azioni violente può essere:

– fisica;

– sessuale;

– psicologica;

– connessa a privazione o incuria.

Questi 4 tipi di violenza si verificano in ciascuna delle categorie e nelle relative sottocategorie riportate in seguito, con l’eccezione della violenza autoinflitta.

La violenza sui bambini commessa all’interno delle mura domestiche, ad esempio, può comprendere: abuso fisico, sessuale e psicologico e/o incuria.

La violenza nella comunità può riguardare: scontri fisici tra giovani, violenza sessuale sul posto di lavoro e incuria nei confronti degli anziani nelle strutture di assistenza a lungo termine.

La violenza politica può comprendere atti quali lo stupro durante i conflitti, guerra fisica e psicologica.

In base alle caratteristiche dell’aggressore, si possono inoltre identificare 3 tipi principali di violenza:

  1. Autoinflitta: si suddivide in comportamento suicida (pensieri suicidi, tentativi di suicidio e suicidi veri e propri) e autoabuso (l’automutilazione).

  1. Interpersonale: si divide in Violenza familiare e del partner e in Violenza nella comunità. La prima riguarda atti di violenza consumate tra membri della famiglia e tra partner, spesso anche tra le mura domestiche; comprende quindi forme di violenza quali l’abuso sui bambini, la violenza da parte del partner e l’abuso sugli anziani. La seconda avviene tra conoscenti o estranei, non appartenenti alla stessa famiglia, solitamente consumata all’esterno del domicilio. Include quindi la violenza giovanile, atti casuali di violenza, stupro o atti di violenza sessuale da parte di sconosciuti, nonché la violenza in ambienti come scuole, luoghi di lavoro, detentivi e case di assistenza.

  1. Collettiva: si suddivide in sociale (crimini dettati dall’odio compiuti da gruppi organizzati, atti terroristici e mobbing), politica (guerra e conflitti violenti a essa collegati, la violenza di Stato e atti simili commessi da gruppi più ampi) ed economica (riguarda aggressioni da parte di gruppi spinti dall’idea di un guadagno economico, come azioni per interrompere l’attività economica, impedire l’accesso ai servizi essenziali, o creare scissioni e contrasti economici).

Il rapporto Mondiale su Violenza e Salute

Nel 1996, la 49° Assemblea Mondiale della Sanità ha adottato la risoluzione WHA49.25, in cui si dichiara che la violenza è un problema di salute pubblica di fondamentale importanza e in progressiva espansione in tutto il mondo.

La letteratura scientifica sulle cause e gli effetti della violenza ha portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a pubblicare nel 2002 un Rapporto Mondiale su Violenza e Salute, costituendo la prima presentazione esaustiva del problema, avvalendosi della partecipazione di più di 160 esperti da tutto il mondo.

Nella Presentazione del rapporto Nelson Mandela afferma:

“Il nostro compito è quello di dare ai nostri figli – i cittadini più vulnerabili in qualsiasi società –
una vita libera dalla violenza e dalla paura.
A questo scopo dobbiamo impegnarci instancabilmente a costruire la pace,
la giustizia e la prosperità non solo in ogni paese,
ma anche in ogni comunità e tra i membri di una stessa famiglia.
Dobbiamo occuparci delle radici della violenza.
Solo a quel punto trasformeremo il carico del secolo passato
da peso schiacciante a lezione di ammonimento.”

Il contenuto del Rapporto è stato suddiviso in 9 capitoli che trattano i seguenti argomenti:

  1. La violenza: un problema globale di salute pubblica

  1. La violenza giovanile: sulla violenza interpersonale tra gli adolescenti e i giovani adulti nella comunità.

  1. L’abuso e l’incuria nei confronti dei bambini da parte dei genitori e di chi se ne occupa: l’abuso fisico, sessuale e psicologico così, l’incuria da parte dei genitori e delle altre persone che si dovrebbero prendere cura dei bambini. Altre forme di maltrattamento nei loro confronti, quali la prostituzione infantile e l’utilizzo dei bambini come soldati, vengono analizzate in altre parti del rapporto

4. La violenza da parte del partner

  1. L’abuso nei confronti degli anziani: l’abuso da parte degli assistenti sia livello domiciliare che in situazioni di ricovero, mentre quello sulla violenza collettiva si occupa dei conflitti violenti

6. La violenza sessuale

  1. La violenza autoinflitta: Atteggiamento suicida

8. La violenza collettiva

9. Il futuro: raccomandazioni per l’azione

Il Rapporto evidenzia innanzitutto le vittime della violenza: più di 1,6 milioni di persone perse ogni anno e un numero ancora superiore di persone ferite in modo spesso difficile da identificare e misurare, quindi curare e proteggere.

Complessivamente la violenza è una tra le maggiori cause di morte a livello mondiale per gli individui di età compresa tra 15 e 44 anni.

In tutte le parti del mondo, i decessi rappresentano la “punta dell’iceberg” della violenza: aggressioni fisiche e sessuali si consumano quotidianamente, anche se mancano precise stime nazionali e internazionali per entrambe le situazioni. Non sempre provocano lesioni tali da richiedere un intervento medico e, in ogni caso, inoltre, in molti paesi non sussistono i sistemi di sorveglianza adatti a registrare queste lesioni, o richiedono perfezionamenti.

Il rapporto analizza quindi le caratteristiche della violenza interpersonale, collettiva e autoinflitta, considerando anche i contesti in cui la violenza si manifesta ed esaminando i diversi tipi di violenza presenti a livello mondiale nella vita quotidiana dei cittadini.

Il termine “potere” viene inserito nel rapporto per ampliare i confini della natura dell’atto violento ed estende la nozione convenzionale di violenza fino a comprendere quegli atti che rappresentano il risultato di una relazione di potere, che implica anche minacce e intimidazioni.

Il termine “utilizzo del potere” permette inoltre di includere l’incuria o gli atti di omissione.

In questo modo la definizione “l’utilizzo della forza fisica o del potere” comprende l’incuria e tutti i tipi di abuso fisico, sessuale e psicologico, così come il suicidio e gli altri atti di abuso verso se stessi. Tale definizione include varie conseguenze tra cui il danno psicologico, la privazione e il cattivo sviluppo.

Numerosi fattori di rischio si presentano nelle varie modalità di violenza, e risultano essere modificabili: la violenza è, generalmente, prevedibile ed evitabile.

Si sono rilevati anche i gravi danni fisici, psicologici e sociali su bambini, giovani e adulti che subiscono violenza, trascuratezza e maltrattamenti, in particolar modo se precoci e cronici.

Violenza e Rappresentazione della Violenza

La violenza non costituisce solo un atto aggressivo, ma anche rappresentazione dell’azione stessa, o di atti simili seppure fittizi o virtuali.

Sono stati evidenziati in particolare 4 aspetti della rappresentazione della violenza:

  1. livello di realtà (finzione o rappresentazione di episodi reali)

  2. tipo d’identificazione sollecitato (con la vittima o con l’aggressore)

  3. livello di gratuità o giustificazione

  4. crudezza della rappresentazione (ostentazione o semplice evocazione)

Rappresentazione è, in chiave cognitiva, ogni “codifica selettiva di una realtà esterna”. La “rappresentazione condivisa” è molto importante per l’essere umano, permettendo la comunicazione, il confronto intorno alle caratteristiche della realtà e ai comportamenti da tenere in essa: tali rappresentazioni costituiscono il nostro Mondo Comune. Diversi concetti si costruiscono attraverso le narrazioni e le costruzioni comuni, cioè rappresentazioni sociali. La costruzione delle rappresentazioni condivise si sviluppa, quindi, a partire da un’intera rete comunicativa quotidiana. Le fonti principali da cui le rappresentazioni vengono sviluppate e diffuse attualmente sono: giornali e riviste, film e serie, internet, tv. Se qualcosa o qualcuno non è presente in queste sedi, è come se non esistesse.

La violenza può essere rappresentata e riprodotta mediante immagini, parole e narrazioni e può consistere quindi anche nella rappresentazione di uccisioni o ferite provocate volontariamente o di varie forme di costrizione fisica mediante la forza, in cui vi sono vari elementi che implicano:

  1. l’intenzione di danneggiare,

  2. la natura fisica del danno

  3. e il coinvolgimento di essere viventi come agenti e come vittime.

L’esposizione a rappresentazioni di violenza risulta influenzare gli spettatori in vari modi e a vari livelli, ma la violenza stessa può essere rappresentata in modi diversi, pertanto risulta molto importante una definizione condivisa di ciò che si considera “violenza” negli spettacoli.

La tecnologia satellitare ha reso alcuni tipi di violenza come terrorismo, guerre, rivolte e ribellioni civili visibili quotidianamente a un vasto pubblico, tuttavia un numero nettamente superiore di atti violenti si consumano lontano dagli occhi umani e dalle telecamere: in casa, sul posto di lavoro e nelle stesse strutture sanitarie, sociali ed educative create per prendersi cura delle persone a vari livelli.

Molte vittime sono particolarmente giovani, deboli, malate o impossibilitate a proteggersi per vari motivi. Altre ancora possono subire pressioni sociali o l’influenza di convenzioni che impediscono loro di raccontare la propria esperienza, quindi chiedere e accogliere aiuto in maniera efficace.

Le Conseguenze della Violenza

Il Rapporto del 2002 sottolinea anche come la salute possa essere compromessa a vari livelli di gravità nelle situazioni in cui persiste la violenza, con il riconoscimento da parte della comunità scientifica mondiale della violenza come problema di salute pubblica mondiale particolarmente grave.

Il maltrattamento interpersonale rappresenta un danno rilevante al benessere sociale, alle pari opportunità di crescita, all’inserimento sociale, scolastico, comunitario dei bambini, che produce patologie psicofisiche, ma anche esclusione sociale.

In particolare, la violenza all’infanzia sembra avere degli altissimi costi sociali, poiché un bambino vittima di violenza diventa facilmente un adulto di cui le istituzioni si dovranno occupare nell’ambito del sistema della giustizia, della salute, della sicurezza e del contrasto al crimine, dell’assistenza sociale, ecc..

La Violenza ha diversi significati, generalmente con una connotazione negativa, implicando un danno fisico o psicologico o mortale in chi la subisce, ma anche in chi la compie.

Effettivamente, la violenza produce effetti in tutti gli attori coinvolti, dalle vittime agli spettatori (traumatizzazione vicaria e violenza assistita), almeno dal punto di vista psicologico.

Le cause però non sembrano essere univoche e valide per tutti gli aggressori, e frequentemente la violenza svolge funzioni più strumentali che psicologiche.

Le Cause della Violenza

La violenza viene spesso agita da persone ‘normali’ che, in situazioni particolari, possono facilmente ricorrere alla violenza.

I fattori determinanti in questo comportamento sono legati principalmente alle caratteristiche della situazione e del contesto, riguardare i fenomeni del conformismo e dell’obbedienza all’autorità, ma anche errori interpretativi rispetto alla situazione stessa da parte degli individui coinvolti.

Gli studi di Sherif sui “i campi estivi” (Robbers Cave), hanno dimostrato come sia sufficiente indurre una categorizzazione differenziale e sostenerla con qualche occasione di competizione e contrapposizione, per produrre una differenziazione sociale profonda e connotata da ostilità.

Anche Zimbardo, con lo studio “le carceri di Stanford”, ha mostrato come le violenze possano essere attribuite all’insieme complessivo di comandi, disposizioni, norme implicite di comportamento, ordini verbali, connivenze ed elusioni che originano ai vertici.

Inoltre, sembrano coinvolti anche fenomeni di apprendimento e imitazione, e aspetti motivazionali (p.e. Frustrazione/impotenza).

La ricerca più recente indica come variabili biologiche e altri fattori individuali possono parzialmente spiegare la predisposizione all’aggressività, ma solitamente tali fattori interagiscono con la famiglia, la comunità e con altri elementi culturali e ambientali, creando una situazione in cui la violenza diventa possibile.

In sintesi, vi sono condizioni biologiche, istintuali e innate che predispongono al comportamento violento, e condizioni ambientali e culturali che possono favorire o inibire la sua espressione e perpetuazione.

Mente & Psicologia è una rubrica medico-psicologica a cura della dott.ssa Camilla Scagliarini.


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Camilla Scagliarini

Informazioni su Camilla Scagliarini

Camilla Scagliarini, nata a Ponte dell’Olio il 15-11-87. Nel 2012 Laurea a pieni voti in Psicologia Clinica, Università degli Studi di Pavia, con la tesi “Traumi complessi e Dissociazione Strutturale della Personalità - Il trattamento tramite EMDR”. Dal 2012 al 2013, tirocinio post-lauream al Centro di Ricerche e Studi in Psicotraumatologia (CRSP) di Milano e Abilitazione alla professione di Psicologo. Nel 2013, educatrice per minori per la Cooperativa Sociale Azzurra (Milano). Dal 2013 al 2015 collaboratrice presso la Associazione EMDR in Italia e la Asociaciòn EMDR Espana. Nel 2014, è ricercatrice nel team di ricerca per il (Bipolar EMDR Trauma-study” per il FIDMAG (Hermans Hosphtalarias Research Foundation, CIBERSAM) a Barcellona (Spagna). Traduzione dall’italiano allo spagnolo del testo: “La giusta distanza. Il giocolibro per l’adozione”, di Anna Rita Verardo…2015. Traduzione dall’inglese all’italiano del testo “EMDR e Disturbo Borderline di Personalità”, di Dolores Mosquera e Anabel Gonzalez…... 2016. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia nel 2016. Dal 2015 collaboratrice esterna del Centro Studi PIIEC (Psicoterapia Integrata Immaginativa ad Espressione Corporea) e assistente della Dott. Elisa Faretta, direttrice del Centro. Dal 2016 al 2017, ideazione e realizzazione del Progetto “Ben Essere e Adolescenza” proposto dal Centro Studi PIIEC volto alla prevenzione del fenomeno bullismo presso l’Istituto Comprensivo di Verbania Intra (VB). Nel 2016 Educatrice di sostegno per la Cooperativa Solidarietà e Servizi (Milano). Dal 2018 svolge interventi di prevenzione al tabagismo e dipendenze e promozione di stili di stili di vita salutari nelle scuole di Milano e provincia come educatrice LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), progetto Agente 00 Sigarette.

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