Mente&Psicologia. Cosa sono le dipendenze?

Tante sono le dipendenze e spesso si sviluppano non verso una sostanza, ma verso un’azione, oggetto o persona

Il termine “dipendenza” per decenni è stato associato quasi automaticamente al concetto di “sostanza”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) descrive la dipendenza patologica come quella “condizione psichica, e talvolta anche fisica, causata dall’interazione tra una persona e una sostanza tossica. Tale interazione determina un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico, allo scopo di provare i suoi effetti psichici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione”.

Un’estensione del termine può riguardare però anche quelle condotte individuali che vengono messe in atto rispetto ad un oggetto, una persona o un’azione con cui si stabilisce una condizione psicologica di esclusività di legame, in grado di modificare temporaneamente un eventuale stato di sofferenza psichica.

Le New addictions identificate da Griffith nel 1995 sono:

  • Dipendenze comportamentali

  • Dipendenza sessuale

  • Shopping compulsivo

  • Dipendenza affettiva

  • Gioco d’azzardo patologico

  • Exercise addiction (dipendenza dall’attività fisica)

  • Dipendenze Tecnologiche

  • Dipendenza da lavoro

Breve storia della Droga

La storia dell’uomo è costellata di episodi ed avvenimenti nei quali viene fatto ricorso a sostanze stupefacenti, con vari effetti e per diversi scopi. Gli stati alterati di coscienza derivati dall’assunzione di sostanze sono stati ricercati dagli uomini, per migliaia di anni, in ogni epoca e cultura. L’uso e l’abuso di una sostanza psicoattiva assume significati specifici a seconda del contesto socio-culturale in cui è inserita, diventando parte di un rituale più complesso del singolo atto di consumarla (Saunder, 1995).

Prima che i territori del Terzo e Quarto Mondo si occidentalizzassero, quei popoli che vi vivevano manifestavano espressioni culturali e sociali in cui venivano usate specifiche sostanze (come l’oppio, la coca, gli allucinogeni naturali), in funzione di determinati riti collettivi e di consuetudini offerte dalla quotidianità (Testoni, Frigerio, 2002).

Ad esempio, il succo del papavero veniva usato da sumeri, assiro-babilonesi ed egizi come sonnifero, analgesico e calmante. L’oppio veniva consigliato da Ippocrate come farmaco, entrando così nella cultura medica e poi diffondendosi anche nell’Impero Romano. In Cina come ingrediente culinario esiste fin dal 2800 a.C., ma il consumo mediante il fumo si è esteso tra il XVII e il XX secolo. La canapa indiana, conosciuta in Cina fin dal 3000 a.C., si è insediata in India da millenni, dove è venerata e impiegata, così come nella cultura araba, per fini sia mistici che terapeutici. La pianta di coca, anch’essa considerata da molti popoli di origine divina, si trovava nelle Ande centrali prima del 2500 a.C. e impiegata come stimolante. In particolare gli allucinogeni naturali, come funghi e cactus, rappresentavano elementi fondamentali nelle celebrazioni religiose. Tutte queste sostanze introducevano l’uomo, nell’antichità come nel Medioevo, sia a Occidente che a Oriente, all’esperienza di estasi e allo sciamanesimo (Bianchi, 1998; Elide, 1985). Il fenomeno delle sostanze stupefacenti, delle “droghe”, entra nello scenario culturale come oggetto di riflessione specifica solamente a partire dalla fine del Settecento. (p.e., l’Encyclopédie di Diderot). Alcuni avvenimenti di rilievo nella storia delle sostanze:

  • Nel 1803 il farmacista F. Sertuner sintetizzò la morfina dall’oppio

  • La anfetamine vennero sintetizzate per la prima volta nel 1887. Nel 1910 furono scoperti gli effetti psicoattivi simili a quelli dell’adrenalina. Fino agli anni ’70 l’anfetamina ed alcuni suoi analoghi sintetici erano venduti liberamente nelle farmacie come tonici.

  • Dal 1899 l’eroina venne commercializzata dalla multinazionale farmaceutica Bayer, divenendo uno dei farmaci più diffusi

  • nel 1860 il chimico tedesco Albert Nieman dalle foglie di coca estrasse la cocaina Nel 1925 gli USa vietarono la produzione, importazione ed uso di eroina

  • nel 1938 Albert Hoffman, chimico della Sandoz, sintetizzò, da un fungo parassita – la “segale cornuta”-, la dietilamide dell’acido lisergico (LSD). Sintetizzò anche un potente fungo allucinogeno – la Psylocibe Mexicana e, nel 1958, la psilocibina e la psilocina, droghe serotoninergiche simili all’LSD.

  • Nel 1918 la mescalina venne identificata come il principio attivo del pelote (Salvini, Zanellato, 2002).

  • Nel 1912 viene sintetizzata dall’azienda farmaceutica Merck a Darmstadt, in Germania la molecola 3,4 metilenediossimetamfetamina (MDMA) ➞ nazi e metanfetamine

  • In Italia, la prima legge contro gli stupefacenti viene emanata nel 1916.

La classificazione delle droghe, a cui ancora oggi si fa riferimento, venne redatta da L. Lewin nel 1927 e aggiornata da H. Ey (Galimberti, 1999):

1. Psicostimolanti: cocaina, anfetamina, nicotina, caffeina

2. Psicodeprimenti: l’alcol, barbiturici, benzodiazepine, oppioidi (morfina, laudano, codeina, eroina, metadone)

  1. Allucinogeni: l’LSD, la psilocibina, la messalina, cannabis, composti di sintesi

  2. Solventi

Classificazione delle sostanze effetti:

1. Psicostimolanti: senso di benessere, euforia, prontezza, eccitazione, nervosismoagitazione, insonnia, aumento P. sanguigna, vaso costrizione, tachicardia, inappetenza, allucinazioni, crisi psicotiche, morte per incidenti cardiovascolari

  1. psicodeprimenti: oppio e morfina – effetti soprattutto a livello del SNC , analgesia, sonnolenza, cambiamento umore, depressione respiratoria, diminuzione motalità intestinale, nausea vomito, miosi, stato stuporoso, coma e morte (per arresto respiratorio). Alcool e barbiturici e BDZ: euforia, diminuzione ansia, ritardo reazioni, sonnolenza, diminuzione frequenza e della PA, stato confusionale, coma morte (per depressione attività respiratoria e cardiocircolatoria)

  2. Allucinogeni: euforia, illusione, confusione mentale, eccitazione e/o depressione, disorientamento, alterazioni sensoriali, , allucinazioni, nausea, vomito, vertigini, reazioni psicotioche brevi o durature

  3. Solventi: modificazione voce, nausea, vomito, cefalea, eccitazione, offuscamentio visivo, ronzii auricolari, euforia, delirio, crisi psicotiche, danni d’organo come rene, fegato, encefalo, polmoni anche per una singola somministrazione

Lo sviluppo della scienza e della tecnologia, se da un lato ha portato a una maggior conoscenza delle sostanze e dei loro effetti sull’uomo, sembra anche correlarsi con la deprivazione del significato magico e liturgico tipico di tali sostanze. (Winkelman, 1990): “La droga è nata come rimedio per il corpo e per lo spirito nei luoghi dove è comparsa e si è trasformata in malattia nella modernità che l’ha accolta, proliferando in scoperte alchemiche che portano alla menomazione se non, addirittura, alla morte” (Testoni, 1997).

Le Tossicodipendenze

Per tossicodipendenza, si intende una condizione che si verifica quando il soggetto introduce stabilmente nelle proprie abitudini la sostanza tossica perché ne è psicologicamente condizionato fino a non riuscire, se non con difficoltà, a svolgere senza di essa le proprie attività quotidiane (G. Jervis).

Ogni discorso sulla droga è sempre e contemporaneamente anche un discorso etico, politico e sociale. In questo senso, la droga è l’effetto di un’interpretazione (Derrida, 1982). Perciò la definizione di “tossicodipendente”, rinvia alla relazione individuo, sostanza e società.

Ogni droga possiede un differente potenziale di tossicofilia da offrire all’immaginazione e al desiderio.

Sostanze come la marijuana, le amfetamine e la cocaina producono con facilità esperienze caratterizzate da un’elevata tossicofilia, stimolando l’unione da parte del soggetto della ricerca della sostanza con le situazioni psicologiche da essa create. (Salvini, 1998).

Tali sostanze consentono una maggiore costruzione soggettiva dei loro effetti psicofarmacologici innescando nel soggetto un meccanismo di ricerca non più solo della sostanza ma anche della nuova esperienza somatopsichica di sé stesso e del mondo, che diventa parte integrante del soggetto inserendosi nella sua memoria autobiografica. L’intero processo di affiliazione tossicofilia diventa una parte significativa dell’identità personale (Lemert, 1981).

Possiamo distinguere tra:

  1. Addiction: comportamento d’abuso caratterizzato da uso compulsivo di sostanze e ricadute. È un processo che produce piacere e allevia il disagio attivazione circuito biologico fondamentale per la regolazione degli stati d’animo e del comportamento

  2. Dipendenza: adattamento fisiologico e biochimico alla presenza di sostanze. È un processo di adattamento

  3. Tolleranza: risultato esposizione cronica all’uso di sostanze conseguenza e non causa

L’assuefazione, si riferisce alla dipendenza fisica dell’organismo che ne ha bisogno per mantenere un equilibrio fisiologico ed evitare i sintomi dovuti all’astinenza, indicando la condizione fisiologica di necessità indotta dall’uso della sostanza.

La dipendenza fisica si manifesta con la sindrome d’astinenza, quando l’introduzione della sostanza d’abuso viene interrotta. La sindrome di astinenza risulta particolarmente grave con le sostanze depressive del sistema nervoso centrale (eroina, alcol, benzodiazepine e barbiturici) e si manifesta con un’intensa stimolazione psicomotoria e neurovegetativa (Gori, Muller, 1992).

Un importante manifestazione della dipendenza è il craving: un’attrazione, d’intensità variabile, nei confronti delle sostanze psicotrope d’abuso.

2 tipi di craving:

  1. indotto da sostanze in grado di attivare i neuroni dopaminergici mesolimbici;

  2. stimolato da fattori ambientali.

Entrambi attivano i circuiti neurali nei quali sono immagazzinate le memorie degli schemi comportamentali prodotti dalle sostanze psicotrope d’abuso. Due importanti fattori contribuiscono a determinare la dipendenza: il rinforzo e il neuroadattamento. Alcune modificazioni neuro-adattive possono diventare permanenti e causare intensi disturbi psicofisici che spingono a riprendere l’uso della sostanza.

Legali

Illegali

Da sostanze

tabacco, alcol, caffè

oppiacei, cannabis, cocaina ecc…

Da comportamenti

cibo, sesso, shoping, tv, gioco

cleptomania, piromania

Fonte: Alonso-Fernandez, 1999

Dipendenze senza sostanze e new addiction

Ciò che viene abusato non è una sostanza chimica (tossicodipendenze) bensì dei comportamenti.

La dipendenza da corsa (running), da attività fisica (fitness), dal cibo (bulimia e over-eating), da mangiare compulsivo ipercorretto (ortoressia), dagli attacchi di fame notturna (night eating), ma anche la dipendenza da sesso e da shopping, sono state discusse come possibili dipendenze comportamentali, ma ancora escluse dalla classificazione.

La letteratura internazionale si sta però muovendo in questa direzione, mostrando come anche questi comportamenti di dipendenza “quasi naturali” coinvolgano quegli specifici circuiti neurali centrali, come le dipendenze legate a sostanze. Da diversi anni si è infatti osservato come alcuni “comportamenti” patologici presentino sul piano clinico alcune proprietà straordinariamente simili alla dipendenza da sostanze.

In particolare, la ricerca clinica ha confermato significative similitudine per queste condotte nelle quali la dipendenza si sviluppa non verso una sostanza, ma un’azione, oggetto o persona:

  • piacere o sollievo durante la messa in atto del comportamento

  • la ripetitività

  • uno stato d’animo di tensione anticipatoria nell’attesa della soddisfazione

  • una gratificazione, una sorta di “scarica” di piacere nell’eseguirli

  • sensazione crescente di tensione che precede immediatamente l’inizio del comportamento (craving), dovuto alla mancanza (astinenza)

  • come nelle ossessioni, la mente dell’individuo è impegnata dall’idea soddisfare l’impulso (agire un comportamento o assumere una sostanza), come per le ossessioni

  • percezione di perdita di controllo, difficoltà o assenza di autocontrollo, sensazione di impossibilità di resistere all’impulso di mettere in atto il comportamento (compulsività), nonostante si renda conto che ne ha danno;

  • l’immersione nell’attività, spesso impulsiva, è fonte protratta di piacere ed è ricercata come bisogno da soddisfare

  • similmente a quanto avviene nelle compulsioni, la libertà della persona di non agire quel comportamento è limitata: il comportamento persiste nonostante comporti necessariamente conseguenze negative

  • frequentemente si accompagna a vissuti di colpa, anche subito dopo il soddisfacimento

  • generalmente il comportamento crea problemi della funzionalità psicosociale e lavorativa o di studio

Ulteriori conferme nel considerare le dipendenze comportamentali come le tossicodipendenze, oltre che la similarità nei diversi sintomi, vi sono:

  • poli-dipendenza o “web of addiction” (Gossop, 2001), ossia la compresenza di una o più dipendenze da sostanze e comportamenti nella stessa persona

  • cross-dipendenza, ossia il passaggio nella storia della vita della persona da una dipendenza ad un’altra

  • le similarità nei principali fattori di rischio, ossia impulsività, ricerca di sensazione, esposizione precoce, familiarità e nei fattori di protezione, ossia controllo genitoriale, adeguate capacità metacognitive

Ad esempio il disturbo da gioco d’azzardo veniva già riconosciuto a pieno titolo tra i disturbi correlati a sostanze e dipendenze.

Si sono poi affacciate analogie anche per altri comportamenti, riguardanti il cibo; il sesso; l’attività fisica; l’attività di giochi di ruolo; quella di giochi di ruolo al computer come per Second Life (dove alcune persone venivano assorbite ed estraniate dalla loro vita reale); il “chattare” e l’uso continuo e imperativo dei social media e social network come Facebook e simili; e soprattutto la dipendenza da gioco online.

In seguito, apparve evidente come tali comportamenti di dipendenza, ridefiniti Dipendenze Comportamentali, fossero da considerarsi vere e proprie dipendenze, coinvolgendo gli stessi circuiti neurali del piacere/ rinforzo e della dipendenza.

Il riconoscimento ufficiale è stato sancito dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali nella sua ultima versione (DSM-5), che ne ha previsto l’inserimento nella categoria delle “Dipendenze.

Alcuni autori suggerirono di includere questi comportamenti nel continuum ossessivo-compulsivo per alcune delle loro proprietà, tra cui l’impulsività.

I termini “compulsività” e “impulsività” vengono spesso erroneamente utilizzati in maniera interscambiabile per definire le difficoltà nel controllo del comportamento che determinano la messa in atto di condotte psicopatologiche in maniera ripetuta e persistente; tuttavia, con essi si fa riferimento a due costrutti distinti.

In ambito psicologico e psichiatrico, generalmente l’impulsività indica la “predisposizione a reagire a stimoli interni o esterni in maniera rapida e non pianificata, prestando scarsa considerazione a ciò che di negativo può derivare, per sé e per gli altri, dall’esecuzione di tali azioni” (Moeller, Barratt, Dougherty, Schmitz, & Swann, 2001, p. 1784). Consisterebbe, cioè nella tendenza a reagire a determinati stimoli in maniera rapida e automatica, a discapito di un’elaborazione completa dell’informazione (Kertzman, Lowengrub, Aizer, Vainder, Kotler, & Dannon, 2008). Costituisce, quindi, un difetto nel controllo inibitorio:

1. eccessiva sensibilità alle potenziali ricompense

2. desiderio di un rinforzo immediato

3. tendenza a rispondere impetuosamente senza riflettere sulle conseguenze

4. insensibilità verso la minaccia di punizioni o non- rinforzi.

Per compulsività si intende invece la “tendenza a mettere in atto comportamenti ripetitivi in modo automatico o stereotipato, al fine di prevenire eventuali conseguenze negative, che determina compromissione del funzionamento” (Fineberg et al., 2010, p. 591).

Lo spettro dei disturbi impulsivi e compulsivi rappresentano gli estremi di un continuum che va:

  • da una tendenza alla sovrastima del pericolo e all’evitamento del rischio, e all’inibizione del comportamento motorio, nelle compulsioni;

  • a una ridotta percezione della pericolosità di determinati comportamenti e a una elevata ricerca di situazioni nuove, eccitanti e pericolose nei disturbi legati alla regolazione degli impulsi (Hollander & Wong, 1995a, 1995b).

La posizione occupata da ciascun disturbo all’interno del continuum è determinata dal rapporto tra la componente compulsiva e la componente impulsiva tipicamente presenti del disturbo (Blaszczynski, 1999)

Secondo Potenza (2006), ad esempio, i meccanismi che intervengono nello sviluppo e nel mantenimento di alcuni comportamenti impulsivi (i.e., gioco d’azzardo patologico, dipendenza da attività sessuali, lo shopping compulsivo, l’internet addiction) sono simili a quelli delle dipendenze da uso di sostanze.

La personalità dipendente

L’insieme dei meccanismi che caratterizzano la gratificazione è responsabile del rapido instaurarsi del fenomeno della dipendenza (Stahal, 2000).

Secondo alcuni ricercatori (Koob & Le Moal, 2001; Le Moal % Koob, 2007) la personalità dipendente si sviluppa dialetticamente nell’interazione fra persona e sostanza: la sostanza induce una iper-attivazione dei circuiti di “reward” rispetto alla sostanza; questo si traduce in una generale inibizione per tutti gli stimoli alternativi alla sostanza nelle aree orbito-frontali, che sarebbero coinvolte nei processi motivazionali e decisionali.

Caratteristiche principali della “Personalità dipendente”:

  • Impulsività

  • Focalizzazione su se stessi

  • Diminuita tolleranza alle frustrazioni

  • Grandiosità

  • Passività

  • Intolleranza degli affetti

Parliamo del reward system come di un insieme di circuiti neuronali che determina il potenziale di abuso e il processo di addiction.

La persona verrebbe continuamente iper-attivata dalla sostanza, con una conseguente riduzione della percezione di piacere per altre esperienze di vita.

Tale iper-attivazione implica una corrispondente retro-azione, che coinvolge i circuiti cerebrali dello stress, risultando così direttamente coinvolto nell’eziopatogenesi della dipendenza. Tali circuiti di “anti-reward”, vengono attivati lentamente nel corso della dipendenza, ma tendono a rimanere stabili.

Come conseguenza, la persona anche un volta assuefatta presenza una certa vulnerabilità agli stress come fonte di ricaduta nella dipendenza.

Si tratterebbe, in questi casi, di una modificazione allostatica che riguarda le strategie di coping (Milton & Everitt, 2012; Robbins et al., 2008; Sorg, 201).

Spesso, la condotta di dipendenza o la sostanza stessa agisce inducendo uno stato dissociativo, tale da influenzare significativamente il comportamento dell’individuo a seconda che si trovi in uno stato di astinenza piuttosto che di intossicazione o di sobrietà.

In questi casi, gli apprendimenti avvenuti durante lo stato sobrio non verrebbero integrati con il resto degli stati associati alla condotta dipendente, e sarebbero pertanto inaccessibili all’individuo in astinenza o nel pieno dell’assunzione della sostanza o dell’attuazione della condotta di dipendenza.

La componente di base della dipendenza è la capacità delle sostanze psicotrope di generare una proto-esperienza di piacere e benessere, tale esperienza viene definita da Salvini (2002) “ricompensa psicobiologica”.

Mente & Psicologia è una rubrica medico-psicologica a cura della dott.ssa Camilla Scagliarini.

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Camilla Scagliarini

Informazioni su Camilla Scagliarini

Camilla Scagliarini, nata a Ponte dell’Olio il 15-11-87. Nel 2012 Laurea a pieni voti in Psicologia Clinica, Università degli Studi di Pavia, con la tesi “Traumi complessi e Dissociazione Strutturale della Personalità - Il trattamento tramite EMDR”. Dal 2012 al 2013, tirocinio post-lauream al Centro di Ricerche e Studi in Psicotraumatologia (CRSP) di Milano e Abilitazione alla professione di Psicologo. Nel 2013, educatrice per minori per la Cooperativa Sociale Azzurra (Milano). Dal 2013 al 2015 collaboratrice presso la Associazione EMDR in Italia e la Asociaciòn EMDR Espana. Nel 2014, è ricercatrice nel team di ricerca per il (Bipolar EMDR Trauma-study” per il FIDMAG (Hermans Hosphtalarias Research Foundation, CIBERSAM) a Barcellona (Spagna). Traduzione dall’italiano allo spagnolo del testo: “La giusta distanza. Il giocolibro per l’adozione”, di Anna Rita Verardo…2015. Traduzione dall’inglese all’italiano del testo “EMDR e Disturbo Borderline di Personalità”, di Dolores Mosquera e Anabel Gonzalez…... 2016. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia nel 2016. Dal 2015 collaboratrice esterna del Centro Studi PIIEC (Psicoterapia Integrata Immaginativa ad Espressione Corporea) e assistente della Dott. Elisa Faretta, direttrice del Centro. Dal 2016 al 2017, ideazione e realizzazione del Progetto “Ben Essere e Adolescenza” proposto dal Centro Studi PIIEC volto alla prevenzione del fenomeno bullismo presso l’Istituto Comprensivo di Verbania Intra (VB). Nel 2016 Educatrice di sostegno per la Cooperativa Solidarietà e Servizi (Milano). Dal 2018 svolge interventi di prevenzione al tabagismo e dipendenze e promozione di stili di stili di vita salutari nelle scuole di Milano e provincia come educatrice LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), progetto Agente 00 Sigarette.

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