Mente&Psicologia. Bullismo: fattori di rischio e fattori protettivi

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Recente il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo si è diffuso enormemente, raggiungendo livelli tali da portare nel nostro paese una nuova emergenza educativa

La gravità sociale del bullismo è rappresentata e rilevata in modo particolare dall’effetto mediatico di alcuni episodi particolarmente tragici, come nei casi in cui la vittima compie suicidio o subisce gravi danni sulla salute.

Il Report dell’ISTAT Il Bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi del 2015, riferito ai dati raccolti nel 2014 nell’ambito di una indagine sugli «Aspetti della Vita Quotidiana», rileva come, quasi 3 milioni e mezzo di studenti (circa il 50% dei minori tra gli 11 e i 17 anni) abbia subito (offline e online) qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di coetanei nei 12 mesi precedenti la raccolta dei dati.

Il 19.8% ha confessato di essere vittima assidua di azioni di bullismo, subendo le vessazioni più volte al mese. Per il 9.1% degli intervistati, gli atti di prepotenza si sono ripetuti con cadenza settimanale.

Si tratta ad esempio di derisioni, minacce, aggressioni verbali e fisiche, diffamazioni, screditamenti, umiliazioni e derisioni, isolamento ed emarginazione, sottrazioni di identità e di beni materiali, ecc. da parte di coetanei o di ragazzi poco più grandi.

Paradossalmente, gran parte di questi episodi avvengono proprio nei luoghi deputati alla formazione, all’istruzione e all’educazione di coloro, i giovani, che poi compiono e subiscono questi soprusi e violenze. Tuttavia, non tutti coloro che lo subiscono possiedono anche la forza e gli strumenti per denunciare le aggressioni in tempi utili.

I fattori di rischio sono molteplici e vanno possono essere maggiormente di tipo socio-culturale, riferibili al sistema di «valori» di cui si è portatori più o meno consapevolmente, fino a fattori di carattere più psicologico ed educativo.

QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO ?

Il fenomeno del bullismo non deriva da una causa univoca e diretta, bensì ha origine a partire da diversi di fattori di rischio reciprocamente interconnessi, che creano un reticolo con sviluppo a catena.

Nei percorsi di aiuto per vittime e aggressori, emergerebbe come costante una mancata strutturazione di una relazione umana sana e funzionale, cioè adattiva. Questi bambini, ragazzi e giovani non sembrano aver sviluppato alcune competenze relazionali come la capacità di parlare e interagire con i coetanei, di esprimere e rispettare emozioni, di creare e coltivare legami solidi e di essere in grado di gestire la frustrazione.

Fattori interni all’individuo

Temperamenti interni al soggetto come reattività, aggressività o passività, possono facilitare l’apprendimento e consolidamento di modalità inadeguate di relazionarsi con l’Altro.

Gli studi sul fenomeno affermano che la violenza fisica (bullismo diretto), è significativamente correlata a: iperattività, impulsività e deficit di attenzione. Se cronici, possono anche svilupparsi veri e propri disturbi psicopatologici.

I soggetti aggressivi presentano un livello più alto della media in alcuni fattori di personalità che caratterizzano il comportamento aggressivo.

Questi fattori interagiscono e sono influenzati dalle circostanze ambientali e dagli stati interni del paziente (emozioni e sensazioni, pensieri…).

Tali caratteristiche individuali possono aumentare la probabilità di rispondere in modo aggressivo a condizioni esterne che, in altri soggetti, non produrrebbe tale effetto.

Il bullo è di solito un giovane apparentemente sicuro di sé, con un forte bisogno di dominare e prevaricare. Si comporta in maniera aggressiva verso i compagni più deboli, a volte anche verso i genitori e gli insegnanti. Può anche manifestare gravi difficoltà nell’adeguarsi alle regole e alle norme sociali imposte dall’autorità e una bassa tolleranza ai limiti imposti e alla frustrazione derivante dagli obblighi e doveri, tuttavia molti bulli provengono da famiglie agiate e ben inserite nella società in cui vivono.

Le vittime, invece, mostrano tipicamente una scarsa autostima e un’opinione negativa di sé, degli altri e del mondo.

Sono spesso ansiosi e insicuri, finiscono frequentemente col convincersi di non essere amabili o di essere difettosi e ripugnanti. Tendono a rinunciare ad esprimere i propri bisogni, evitano il conflitto e tendono a diventare più insicure e passive.

Gli studi disponibili dimostrano che il rischio di essere sottoposto ad atti di bullismo diminuisce con l’età ma non è stato dimostrato chiaramente se la stessa diminuzione sia applicabile anche a chi agisce il bullismo.

Condizioni ambientali esterne all’individuo

Durante l’infanzia il bambino subisce in particolare l’influenza dei genitori, mediante gli stili genitoriali, mentre durante pubertà e adolescenza è la pressione sociale da parte dei coetanei a risultare predominante.

Gli studi che indagano l’impatto dei fattori sociali sottolineano ad esempio come una scarsa presenza del ruolo genitoriale e una supervisione insufficiente possano favorire condotte delinquenziali precoci. Infatti, gli aggressori spesso sono stati cresciuti da famiglie autoritarie e punitive.

La ricerca suggerisce anche che vivere in famiglie iperprotettive espone a maggiori rischi di essere vittimizzati, così come pure l’essere isolati e non avere amici rappresenta un fattore di rischio.

In particolare, i fattori predisponenti nell’assunzione del ruolo di bullo o vittima identificati sono:

  • l’esposizione durante la prima infanzia a mancanza di cure, definita “violenza silenziosa” da Olweus (1987) e/o ad abusi da parte dei genitori,

  • una storia di attaccamento difficile,

  • aggressività e conflitti coniugali

Nel contesto di una famiglia autoritaria, i bambini possono crescere adottando modelli coercitivi e fondati sulla prevaricazione: se al bambino viene insegnato e trasmesso che la violenza è un modo accettabile di affrontare i problemi e se fa parte della cultura familiare esercitare soprusi sui più piccoli e deboli, è probabile che il bambino riproduca questi messaggi in altri contesti con coetanei più vulnerabili (a scuola, on-line, durante le attività sportive ecc.)

In particolare, i fattori di rischio specifici sono:

  • Caregiver con atteggiamento caratterizzato da mancanza di calore e di coinvolgimento emotivo

  • Modelli genitoriali di gestione del potere in famiglia e al di fuori di essa, basati sulla coercizione e sottomissione dell’altro, che promuovono cioè atteggiamenti di prevaricazione, umiliazione e de-umanizzazione dell’altro

  • Aver subito punizioni e violenze fisiche come strumento di repressione e controllo, o per costringere a rispettare le “norme” del genitore

  • Assenza di norme e limiti chiari trasmessi dall’ambiente familiare e sociale di riferimento, ed eccessiva permissività, tolleranza o approvazione dell’aggressività verso coetanei e fratelli

  • Essere in gruppo, in quanto viene a mancare il controllo e l’inibizione di condotte negative, favorendo la comparsa di meccanismi di disimpegno morale quali la diffusione di responsabilità. Questo può condurre anche individui generalmente non aggressivi a entrare in “modalità predatoria”

  • Sentirsi parte di un gruppo che considera l’aggressione fisica socialmente accettabile e il sentirsi in dovere di dimostrare la propria forza per acquisire prestigio e potere, può consolidarsi in un pattern comportamentale che si generalizza anche ad altri ambienti

  • Vivere in condizioni di emarginazione sociale, trascuratezza, negligenza e abbandono

  • La mancanza di opportunità di crearsi un futuro costituisce un fattore di rischio significativo per lo sviluppo di relazioni violente e atti di bullismo.

Sebbene le caratteristiche socioeconomiche abbiano effettivamente un impatto sui livelli di comportamenti aggressivi nelle scuole, alcune scuole inserite in un ambiente urbano veramente degradato dal punto di vista sociale presentano un clima molto migliore di altre inserite in contesti di maggior benessere.

I FATTORI PROTETTIVI E GLI INTERVENTI POSSIBILI

La scuola rappresenta il contesto educativo nel quale i minori trascorrono la maggior parte del loro tempo, luogo privilegiato per intervenire efficacemente a livello preventivo. Purtroppo, molti istituti sembrano sottovalutare, se non negare deliberatamente, il problema, trascurando e minimizzando episodi anche molto gravi.

Entrare a contatto con la sofferenza altrui può essere difficile da sostenere, in particolar se si è da soli. Motivo per cui le stesse vittime, o chi potrebbe aiutarle, tendono a evitare di parlarne, per timore di un’ulteriore esclusione da parte dei pari.

È invece fondamentale costruire alleanze fondate su valori e obiettivi condivisi, adottare modalità educative partecipate e continuità nella loro implementazione.

La Polizia Postale, le Forze dell’Ordine, Psicologi ed Educatori svolgono interventi informativi e di sensibilizzazione per fornire elementi chiari, ma è indispensabile strutturare percorsi a lungo termine e integrati nei programmi curricoli.

La migliore prevenzione e gli interventi più efficaci sembrano potersi realizzare mediante un modello ecologico, che coinvolga diversi target e livelli.

Interventi a più livelli per contrastare il bullismo

Intervenire unicamente sul bullo non risulta essere efficace, dal momento che spesso non percepisce le proprie azioni come un problema.

Un elemento di scoraggiamento fondamentale consiste infatti nella mancanza di pubblico per il bullo, che rappresenta un rinforzo positivo al suo comportamento. Infatti, sapere che la maggior parte, se non tutti i presenti, assumerebbero una posizione di difesa della vittima e denuncia, e che ogni episodio sarà condiviso e discusso insieme al gruppo, costituisce un potente deterrente.

D’altra parte, un intervento solo sulla vittima, seppure può mostrare benefici a livello individuale, non risulta altrettanto efficace nel contrastare il fenomeno, poiché il bullo troverebbe una nuova vittima. È infatti importante non solo agire sul fenomeno e le sue manifestazioni, ma anche a livello di competenze sociali di tutti gli attori coinvolti, adulti compresi.

Innanzitutto è necessario consentire agli individui di acquisire le abilità comunicative e le competenze appropriate per identificare, modulare ed esprimere le proprie emozioni, mediante comportamenti maggiormente assertivi e sani, oltre che assegnare in maniera coerente sanzioni certe rispetto a comportamenti bullistici o prevaricatori.

Questo infonde anche un maggior senso di sicurezza e tutela, consentendo allo studente di sentirsi inserito in un sistema strutturato e protetto.

Le vittime, in particolare, hanno bisogno di sentirsi ascoltate e comprese.

Un adulto responsabile di minori deve, quindi, poter essere in grado di comprendere le dinamiche dei fatti e le relazioni che intercorrono tra gli attori coinvolti.

Per ridurre la passività degli attori coinvolti e scalfire il senso di onnipotenza dei bulli, si possono sensibilizzare le varie parti su cosa sia il bullismo, come si riproduce e gli effetti che provoca sull’individuo e sul gruppo.

In ambito scolastico, per migliorare le competenze sociali degli studenti e promuovere un buon clima relazionale in classe può essere utile programmare, in orario curricolare, percorsi sulla conoscenza reciproca, la gestione dei conflitti e il contrasto alle discriminazioni, in modo da rafforzare la coesione interna e il rispetto verso la diversità. Prevedere un tempo dedicato alle relazioni tra gli studenti, aprire eventuali punti di ascolto nella scuola (con esterni o insegnanti formati appositamente), diffondere una cultura che valorizzi l’ascolto come competenza, sono alcune delle strategie utili a favorire la denuncia di casi di bullismo e ridurre l’omertà. Altri metodi utilizzati sono ad esempio i Circoli di Qualità, la strategie del Cooperative Learning, i brainstorming, ecc.

Il sentirsi parte di un gruppo o una comunità funzionale ed efficiente favorisce l’autonomia nel giudizio di ogni specifica componente, consentendo l’emergere di una spontanea assunzione di responsabilità da parte degli individui.

La cooperazione stimola la manifestazione di comportamenti prosociali e di aiuto da parte del gruppo verso i compagni che risultano più vulnerabili, favorendo l’assunzione della prospettiva della vittima oltre che degli altri attori coinvolti, trasmettendo anche fiducia rispetto alla possibilità e capacità di trovare, insieme, la soluzione più adatta a risolvere il problema.

Risulta molto importante valorizzare gli aspetti educativi della professionalità docente e dell’importanza dell’intervento degli adulti, coinvolgendoli, per contrastare le prepotenze.

È fondamentale che anche ai genitori venga data l’opportunità di agire come alleati con cui condividere strategie e obiettivi, unendo le conoscenze ed informazioni provenienti da prospettive diverse rispetto ai giovani individui la cui educazione è loro responsabilità.

Quindi, implementare le competenze tanto dei singoli quanto del gruppo come sistema.

I metodi cooperativi che rafforzano il legame tra pari e tra ragazzi, educatori o insegnanti, risultano particolarmente utili a: modificare il clima e la qualità delle relazioni in classe, ridurre il numero di soggetti esclusi, stimolare la collaborazione e fiducia reciproca, instaurare l’interdipendenza tra partner anche nell’assunzione di responsabilità, grazie al coordinamento delle azioni dei vari attori in relazione a un obiettivo comune (A. Fonzi, 1991).

È indispensabile anche impegnarsi nel configurare una nuova relazione educativa, terapeutica e di sostegno, che preveda anche la dimensione virtuale delle relazioni umane.

Oggi sono inoltre disponibili vari software per filtrare i contenuti inappropriati e vi è una maggior disponibilità di informazioni per tutti coloro che vivono e lavorano a contatto con bambini e adolescenti, per aiutarli a navigare con consapevolezza e sapere come proteggersi.

Concludendo, risulta essenziale:

  1. Rendersi disponibile ad ascoltare i ragazzi e osservarli quando interagiscono

  2. Riconoscere gli episodi di prepotenza, interromperli e comprendere cosa stava avvenendo chiedendo direttamente ai ragazzi e confrontandosi anche con gli adulti.

  3. Instaurare alleanze con tutte le componenti della scuola: studenti e personale scolastico

Mente & Psicologia è una rubrica medico-psicologica a cura della dott.ssa Camilla Scagliarini.


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Camilla Scagliarini

Informazioni su Camilla Scagliarini

Camilla Scagliarini, nata a Ponte dell’Olio il 15-11-87. Nel 2012 Laurea a pieni voti in Psicologia Clinica, Università degli Studi di Pavia, con la tesi “Traumi complessi e Dissociazione Strutturale della Personalità - Il trattamento tramite EMDR”. Dal 2012 al 2013, tirocinio post-lauream al Centro di Ricerche e Studi in Psicotraumatologia (CRSP) di Milano e Abilitazione alla professione di Psicologo. Nel 2013, educatrice per minori per la Cooperativa Sociale Azzurra (Milano). Dal 2013 al 2015 collaboratrice presso la Associazione EMDR in Italia e la Asociaciòn EMDR Espana. Nel 2014, è ricercatrice nel team di ricerca per il (Bipolar EMDR Trauma-study” per il FIDMAG (Hermans Hosphtalarias Research Foundation, CIBERSAM) a Barcellona (Spagna). Traduzione dall’italiano allo spagnolo del testo: “La giusta distanza. Il giocolibro per l’adozione”, di Anna Rita Verardo…2015. Traduzione dall’inglese all’italiano del testo “EMDR e Disturbo Borderline di Personalità”, di Dolores Mosquera e Anabel Gonzalez…... 2016. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia nel 2016. Dal 2015 collaboratrice esterna del Centro Studi PIIEC (Psicoterapia Integrata Immaginativa ad Espressione Corporea) e assistente della Dott. Elisa Faretta, direttrice del Centro. Dal 2016 al 2017, ideazione e realizzazione del Progetto “Ben Essere e Adolescenza” proposto dal Centro Studi PIIEC volto alla prevenzione del fenomeno bullismo presso l’Istituto Comprensivo di Verbania Intra (VB). Nel 2016 Educatrice di sostegno per la Cooperativa Solidarietà e Servizi (Milano). Dal 2018 svolge interventi di prevenzione al tabagismo e dipendenze e promozione di stili di stili di vita salutari nelle scuole di Milano e provincia come educatrice LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), progetto Agente 00 Sigarette.

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