Marino si è dimesso. Marchini è l’unico che si è già candidato: ma chi è veramente?


marini-marchiniIgnazio Marino si è dimesso da sindaco di Roma. Ne ha combinate di tutte i colori, “Pierino” al cospetto è un personaggio più sobrio. L’ultimo – ennesimo – pasticcio è quello sugli scontrini e le cene (con la moglie), con le dichiarazione della comunità di Sant’Egidio e dei ristoratori che lo hanno clamorosamente smentito.

Pd e Sel che lo sostengono in Campidoglio, non hanno retto all’ultima bravata e gli hanno dato l’ultimatum: o ti dimetti da solo, oppure ti sfiduciamo nel consiglio comunale di Roma.

Marino improvvisamente è rimasto praticamente solo, i tre assessori nominati in estate hanno rassegnato le dimissioni, quindi con le spalle al muro, ha scelto l’unica strada che gli è rimasta aperta.

Ma i colpi di scena non sono finiti, anche dopo quello che doveva essere il sigillo finale alla sua sindacatura, Marino ci ha stupiti: in una lettera ai romani per la comunicazione di rito annuncia, “Voglio una verifica , ho 20 giorni per ritirare le mie dimissioni” ed aggiunge, “Non è un’astuzia la mia, ma la ricerca di una verifica seria, se è ancora possibile ricostruire queste condizioni politiche”.

Onestamente sembra difficile ipotizzare una ricomposizione della sua giunta – anche se la politica ci ha abituati a tutto – a meno che Marino non abbia armi (si sussurra di un quaderno con appunti in grado di fare saltare più di una testa) in grado di fare cambiare idea a suoi alleati.

Stando così le cose, in primavera – ma anche qui c’è l’incognita commissariamento per il giubileo – si dovrebbe votare. Ed allora chi sarebbero i contendenti? Il PD consapevole della sua “fragilità” politica, è alla ricerca di quella figura in grado di fare dimenticare ai romani chi sono stati fino ad oggi. Il M5S non ha ancora un nome preciso, tutti vorrebbero A. Di Battista, ma il regolamento interno non lo permette.

L’unico candidato sicuro al momento è quel Alfio Marchini – palazzinaro – che da tempo scalda i motori e attraversa tutti gli schieramenti da destra a sinistra in cerca di intese. Ma chi è Marchini?

Imprenditore e finanziere dall’imponente network di relazioni, è l’erede di una delle più famose imprese di costruzioni capitoline di una dinastia storicamente vicina al PCI. Vanta frequentazioni di prestigio e rapporti di stima con personaggi illustri, da Shimon Peres a Enrico Cuccia, da Gianni Letta a Francesco Gaetano Caltagirone, da Massimo D’Alema a Walter Veltroni. É inoltre socio fondatore di Italianieuropei, la fondazione di Massimo D’Alema, dell’associazione Italia Decide di Luciano Violante e consigliere di amministrazione di Banca di Roma e Unicredit. É stato anche membro del cda Rai dal quale si dimise dopo pochi mesi perché in disaccordo con la strategia aziendale adottata dal governo Berlusconi. Uno che ha praticamente le “mani in pasta” in ogni dove.

Oggi rinnega il passato politico familiare e gioca a tutto campo, una sua ultima dichiarazione: “Vediamo chi si allea con noi , le sigle sono superate, centrodestra e centrosinistra sono anacronistici” , non richiede ulteriori spiegazioni.

Si tiene quindi le mani libere in attesa di trovare più alleati possibile, chiunque porti voti: “nella Capitale il bipolarismo non esiste da due anni e non esisterà più. Serve una proposta politica che coinvolga le migliori risorse della città, è tempo di aprire alla società civile partendo dal basso” il messaggio è chiaro.

Insomma un personaggio – forse – dal volto nuovo, sorridente, ma che nasconde quanto di più vecchio e visto c’è stato negli ultimi 40 anni. Uno di quelli da cui “non comprereste mai un auto usata”.

Legato ai poteri forti, alle logiche di appalti e spartizione, abituato a ricevere e gestire incarichi importanti, insomma uno che conosce fin troppo bene i meccanismi della pubblica amministrazione, con cui ha da sempre lavorato – e ottenuto – con qualunque tipo di governo.

Romani, una domanda: votereste uno così?

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