Lo “sbiancamento anale” del governatore della Sicilia Crocetta

 

Tutto inizia dall’arresto del dott. Tutino, primario di Chirurgia plastica dell’ospedale Villa Sofia di Palermo.

tutinoIl 29 giugno scorso, il dott. Tutino finisce ai domiciliari con le accuse di truffa, falso, peculato e abuso d’ufficio. Secondo gli inquirenti avrebbe spacciato interventi di chirurgia estetica per “funzionali”, cioè necessari a salvaguardare la salute dei pazienti. In questo modo avrebbe utilizzato e sfruttato a suo piacimento strutture, personale e mezzi aggirando le regole dell’intramoenia.

Sembrava un normale caso di malasanità, uno di quelli a cui  la cronaca ormai ci ha abituati da tempo, se non fosse per il retroscena da “filmetto hard” di bassissima qualità che ne è uscito fuori dalle indagini.

Il centro dello scandalo infatti, è diventatolo sbiancamento analeal quale si sarebbe sottoposto il governatore Rosario Crocetta. A noi francamente, ciò che fa in privato il presidente della regione Sicilia, peraltro dichiaratamente gay, non c’è ne frega un fico secco, se non fosse appunto per il fatto che un intervento di chirurgia estetica (?) venga fatta passare per “funzionale” e quindi pagata da tutti i contribuenti.  In questo senso,  il presidente della Regione Siciliana sarebbe coinvolto nello scandalo del dott Tutino. Sempre – secondo la Procura – venivano messi in conto al Servizio Sanitario pubblico, interventi molto particolari eseguiti ad una clientela vip.

Se in Sicilia ci fosse un Saviano scrittore, forse, invece che Gomorra, avrebbe scritto “Sodoma”. Ma nei fatti , in cosa consistono le “cure” che il dott. Tutino – considerato un mago del  trattamento estetico – ha eseguito sul “di dietro” del presidente Crocetta? “Trattasi di un intervento a colpi di bisturi e suture per ingentilire l’orifizio d’evacuazione, al punto di farne un fodero di candida porcellana”.  Pare che questo tipo di trattamento sia molto richiesto dai pazienti più “smaliziati” ed – aggiungiamo noi –  interessati all’argomento.

Be! E’  innegabile che questo è proprio uno di quei casi in cui il contribuente è stato preso per il “culo”.

 

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