Il Pd ora vuole applicare il “metodo Marino” a De Luca

Il Pd ora vuole applicare il “metodo Marino” a De Luca

renzi-delucaIl caso De Luca smuove le acque già abbastanza agitate all’interno del Pd. Il partito è spaccato tra chi vuole prendere tempo assicurando “che tutto si chiarirà”, magari nella speranza che la faccenda si sgonfi e chi al contrario chiede un passo indietro del governatore e di adottare se fosse necessario, il “metodo Marino” anche per il caso De Luca.

Renzi come al solito – proprio il caso Marino fa scuola – rimane in silenzio, mentre il partito è in pieno subbuglio. Vincenzo De Luca dal canto suo, questa mattina ha indetto una conferenza stampa, che come da sua (brutta) abitudine ha trasformato in un monologo, non consentendo nessuna domanda ai giornalisti in sala – ma allora che conferenza è? Poteva mandare un comunicato – sembrava l’emulazione di un Berlusconi che fu.

Lo stile è stato lo stesso di sempre, sprezzante ed arrogante ha attaccato tutto e tutti definendosi vittima. Ma di che? De Luca si difende dicendo di essere vittima di un ricatto da parte della giudice. Siamo tutti garantisti e De Luca ha il diritto di difendersi come un qualsiasi cittadino, ma proprio come avrebbe fatto un qualsiasi cittadino, figuriamoci chi rappresenta un istituzione, se ricattato, a meno che non abbia qualcosa da nascondere, va al primo posto di Polizia o dei Carabinieri e sporge querela.

Per capire il clima che tira all’interno del Pd, basta ascoltare le dichiarazioni rilasciate in un’intervista all’Huffpost da Stefano Esposito ex assessore ai Trasporti del comune di Roma e Membro dell’Antimafia, cioè colui che è stato assieme ad Alfonso Sabella l’uomo della legalità contro Mafia Capitale, e che a Ostia chiese il commissariamento del municipio prima della magistratura. “Questa di De Luca è una brutta storia, che fa male al Pd. Il nostro principio cardine deve essere la legalità” ed ancora: “Su De Luca dobbiamo applicare lo stesso metro di valutazione usato su Roma” e continua: “Situazioni come questa mettono in tensione un’organizzazione fatta di gente perbene e mandano in sofferenza il nostro tessuto vitale”.

Poi si sofferma sulla questione prettamente politica ed arriva alle nostre stesse conclusioni: “ammettiamo che De Luca fosse oggetto di un ricatto da parte della giudice, come si legge in queste ore. Un esponente di punta del Pd e delle istituzioni di fronte ad un ricatto fa una cosa semplice e banale: denuncia il ricatto. Non ci sono giustificazioni di sorta se le cose sono come sono, emergono. Uno ti ricatta? Vai alla magistratura, denunci e poi fai una bella conferenza stampa”.

Poi va giù pesante e non le manda a dire, è chiaro e diretto: “Oppure, e questo ce lo dirà la magistratura, se non sapeva nulla se c’è stata una “trattativa” a sua insaputa per una sentenza che lo riguardava è comunque imbarazzante. E allora significa che ha sbagliato a scegliersi i collaboratori. Il suo capo di segreteria è un suo collaboratore di lungo corso, che conosceva da tempo. Dico che se un collaboratore così si muove per nome e per conto tuo, non puoi negare la tua responsabilità politica”.

Quindi Esposito arriva ad una semplice conclusione: a De Luca va applicato il “metodo Marino” e lo chiede con queste parole: “Al netto del garantismo, urge una riflessione tutta politica sui riflessi di una vicenda come questa. Non ho bisogno di dare consigli. Ricordo che su Roma non abbiamo fatto sconti e va applicato lo stesso metro di valutazione. Lo stesso metro di valutazione usato per Marino, sugli scontrini e sul fatto che non aveva visto la corruzione attorno a lui. Qui c’è un’inchiesta sulla corruzione e, nel migliore dei casi, una trattativa a insaputa di De Luca. Appunto. Ripeto: stesso metro di valutazione”.

Il sasso è stato lanciato ed il lanciatore non ha tirato la mano indietro. Ora la “patata bollente” è nelle mani di Renzi che dovrà decidere. Ma al momento regna il silenzio… come sempre!

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Debora Ranzetti

Pubblicato da Debora Ranzetti

Debora Ranzetti, romana, avvocato ma blogger per passione. Non ha partiti ne tessere, amante delle battaglie impossibili, il cui motto è: “non mi piego, ma a spezzarmi non ci penso nemmeno”. Scrive quello che pensa, senza filtri, ma sempre nel rispetto delle regole. Animalista, ambientalista, inquieta e sempre di corsa, ma pronta a fermarsi se qualcuno è in difficoltà.