Fassina riammesso, ma SEL fa il “doppio gioco” e ora?

Fassina riammesso, ma SEL fa il “doppio gioco” e ora?

La lista di Stefano Fassina – insieme a quelle degli altri partiti – è stata riammessa. I giudici hanno accolto i ricorsi di tutti i partiti che ora tornano a correre per le elezioni del prossimo 5 giugno. Ribaltate quindi le decisioni del Tar di Lazio e Lombardia.

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In questo articolo tralasciamo le vicende degli altri partiti, limitandoci a commentare le vicende della lista Fassina, perché è quella che presenta, a nostro avviso, interessanti situazioni di approfondimento politico .

La lista era stata esclusa dalla competizione per vizi di forma dalle commissioni elettorali. L’esclusione era stata motivata per la mancata di indicazione in alcuni atti della data di autenticazione delle sottoscrizioni. Il Consiglio di Stato, al contrario del TAR invece, ha ritenuto illegittima tale esclusione perché: “nessuna disposizione di legge prevede, per la materia elettorale, la nullità di tali autentiche quando siano prive di data, purché risulti certo che l’autenticazione sia stata effettuata nel termine previsto dalla legge”.

Velocissima la sentenza di merito che è stata resa dal Consiglio di Stato il primo giorno lavorativo successivo alla presentazione dell’appello.

Fin qui l’aspetto legale, ma la vicenda ha i suoi risvolti politici. Immediatamente dopo la notizia dell’esclusione, sapute le motivazioni, sono partite le critiche. Molti hanno sottolineato, l’inadeguatezza di una classe politica incapace persino di presentare una lista figurarsi di governare una città come Roma. Altri più lungimiranti hanno fiutato il”trappolone” o meglio il “tradimento” di alcune componenti all’interno della stessa lista.

Ed è lo stesso Stefano Fassina in un articolo pubblicato sulla sua pagina facebook un giorno prima della sentenza, a darne conferma, qui l’articolo.

Alle domande dell’intervistatore sull’accaduto, Fassina risponde: D. Una forza politica che non sa fare una lista elettorale può amministrare Roma? R. È una domanda legittima, ma non fa i conti con un percorso costituente molto accidentato. Abbiamo affrontato la sfida a mani nude, con una parte fondamentale del gruppo dirigente impegnato su un progetto diverso”.

L’intervista continua tirando in ballo i vertici di SEL :D. Si riferisce a Vendola, a Fratoianni, o a chi? R. A tutti, tutti… Al nucleo fondativo, a tutti quelli che hanno dato vita al progetto. Dovremo fare un radicale cambiamento. Non si può portare avanti la fase costituente quando il nucleo fondativo ha opzioni contraddittorie”.

Parole chiare ed inequivocabili, che ora stridono con le dichiarazioni post sentenza: “Sono felice”, scrive Fassina su Twitter, “la sinistra torna in campo a Roma più forte di prima(?). I giudici hanno sottolineato l’importanza del principio democratico della massima partecipazione alle consultazioni elettorali nei casi in cui le liste siano in possesso di tutti i requisiti sostanziali e formali essenziali richiesti dalla legge”.

Questa vicenda, aldilà di come finirà elettoralmente, ha dimostrato ancora una volta l’inesistenza di una componente alla sinistra del PD. Dobbiamo dare atto a Civati di avere capito la situazione e pur rischiando l’invisibilità a preferito non entrare in un soggetto che sembra più che un nuovo partito, un covo di vipere e questo a tutto vantaggio di un Matteo Renzi, che a nostro avviso lo zampino – e forse qualcosa in più – in questa vicenda l’ha messo.

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Debora Ranzetti

Pubblicato da Debora Ranzetti

Debora Ranzetti, romana, avvocato ma blogger per passione. Non ha partiti ne tessere, amante delle battaglie impossibili, il cui motto è: “non mi piego, ma a spezzarmi non ci penso nemmeno”. Scrive quello che pensa, senza filtri, ma sempre nel rispetto delle regole. Animalista, ambientalista, inquieta e sempre di corsa, ma pronta a fermarsi se qualcuno è in difficoltà.