Elezioni regionali: l’arroganza non paga, il PD dal 40,6 delle europee al 25%


renzi2Avevano previsto un risultato tondo un bel 7 a 0, poi il 6 a 1 ed invece con l’arrivo dei primi scrutini, lo stato maggiore del Pd, riunito al Nazareno, ha iniziato a tremare e a rivedere gli obiettivi. Finisce 5 a 2.
Se uno guarda ai governatori eletti per il Pd è un pareggio che lascia i numeri invariati, al centrodestra vanno due Regioni, esattamente come prima, con la Liguria che si sostituisce alla Campania, ora diventata feudo dell’«impresentabile» De Luca.
Se invece si analizza il dato politico, il risultato si trasforma nella prima seria battuta d’arresto per il presidente del Consiglio.
Il 40 per cento delle ultime Europee è lontano. Le 2 candidate renziane, Paita e Moretti perdono ed anche male. In Liguria la sconfitta più amara, in Veneto la più umiliante per il segretario.
Il rottamatore si è inceppato, la sua narrazione perde colpi, il suo racconto del mondo che sembrava avere abbindolato gli italiani, la straordinaria abilità da affabulatore deve fare i conti con la dura realtà.
Ma qual’è la realtà? Per un anno il premier ha sbattuto in faccia in ogni occasione ai suoi avversari (sopratutto interni al PD) quello storico 40,8 per cento. E se qualcuno provava a contraddirlo lo accusava di volere tornare al 25% del Pd di Bersani.
Allora com’è andata realmente questa tornata elettorale?
1) Il dato che più fa riflettere è la conferma dell’astensionismo che si attesta al 50% circa .
2)Il PD passa dal 40.8 delle europee all’attuale 25%, perdendo 15 punti.
3) Il Movimento 5 Stelle tiene e anzi supera i risultati di un anno fa, punta a essere il primo partito in alcune regioni, raccoglie consensi nei ceti popolari e tra i giovani che si sentono esclusi dal nuovo miracolo italiano targato Renzi, il tutto senza la presenza ingombrante di Grillo.
4) Debacle per ForzaItalia che scende ovunque sotto il 10% e vince in Liguria per merito della Lega.
5) Esplode la Lega Nord che diventa movimento nazionale oltrepassando i confini della padania e imponendosi come prima forza del centrodestra e 3 terza forza politica nazionale dopo PD e M5S.
6) La sinistra alternativa al PD dove si presenta con un progetto politico credibile come in Toscana (6.3%) Liguria (9.2%) e Marche (4%) ottiene risultati modesti.
7) Area popolare-NCD, dati per dispersi, il 4% dei sondaggi appare un sogno irrealizzabile, la coalizione perde un po ovunque e raccoglie una media del 2%, un po poco per chi riveste il ruolo di coprotagonista nel governo.

Il Pd dunque conferma 5 regioni, ma in mano ai Renziani c’è poco, anzi, quasi nulla. Michele Emiliano, in Puglia è un personaggio autonomo, incontrollabile, che già stanotte chiede un’alleanza con M5S. E Vincenzo De Luca che Renzi a onor del vero non voleva, splende di luce propria e non è detto che riesca a superare la legge Severino.
Siamo infatti curiosi di vedere come nei prossimi giorni si comporterà Renzi nella sua veste di capo del governo, costretto dalla legge Severino a sospendere il neo-presidente, o sceglierà di temporeggiare sorbendosi le inevitabili querele delle agguerrite associazioni pronti a contestarlo in caso di melina.

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