Dal 2010 al 2015 la produzione industriale è crollata dell’ 8,7%

Da Berlusconi a Renzi, il crollo dell’economia italiana è stata costante, lo certifica l’agenzia “EUROSTAT”, a dimostrazione che sono tutti uguali ed obbediscono ad un unico padrone.

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Dal 2010 al 2015, da Belusconi a Monti, a Letta e poi a Renzi, la produzione industriale è crollata in modo costante.

La produzione industriale dell’Italia nei quattro anni che vanno dal 2010 con Berlusconi, passando per il “salvatore della patria” Monti, poi con Letta ed infine Renzi nel 2014, risulta crollata di ben l’8,7%, e a certificarlo è Eurostat.(equivalente del nostro Istat a livello continentale).

Per tutti questi “personaggi”, il mantra è stato lo stesso, uno “vedeva i ristoranti pieni”, l’altro ci ha salvati dal baratro, l’altro ancora ci ha fatto vedere la luce, l’ultimo ne ha dette talmente tante che per trovare la citazione la “migliore” dobbiamo tirare a sorte.

Eurostat colloca la performance italiana tra le peggiori dell’Eurogruppo – esattamente al quindicesimo posto – e in Europa al venticinquesimo posto. Dalle tabelle Eurostat, elaborate dall’Adnkronos, si evince che, in riferimento al 2010,  per 10 paesi della zona euro c’è stata una riduzione della produzione industriale, mentre per gli altri 8 c’è stato un miglioramento; la media Uem registra un aumento dell’1%.

Nel nostro paese la discesa inizia nel 2010 con Berlusconi e a parte una brevissima pausa nel 2011, dove la produzione ha avuto un incremento dell’1,2%, la discesa verso il baratro è stata costante ed inarrestabile: -6,4 punti nel 2012, -3 punti nel 2013 e -0,5 punti nel 2014. La produzione industriale è dunque crollata in modo generalizzato, nel settore dei beni intermedi è diminuita del 9,9 %, quella dei beni di consumo del 9,4%e quella dei beni strumentali del 6,7%. Il crollo maggiore si è registrano nel settore dell’energia, con una perdita di produzione del 14,6%.

Abbiamo tenuto per ultimo il 2015, perché Renzi lo ha descritto come “l’anno in cui è iniziata la ripresa”, pertanto lo analizziamo separatamente. In Europa in generale, la parola “ripresa” è senz’altro valida, ma l’Italia ha perso il treno e non lo diciamo noi, ma lo riportava qualche giorno fa la Stampa: “Il livello della produzione industriale italiana è ancora di oltre il 31% inferiore rispetto ai massimi pre-crisi e ha recuperato solo il 3% rispetto ai minimi toccati durante la recessione. La Francia ha recuperato l’8%, la Germania il 27,8%, la Gran Bretagna il 5,4% e la Spagna il 7,5%”.

Quindi cortesemente non prendeteci per “Gufi”, i numeri sono numeri e le chiacchiere stanno a zero.

Per “Eurostat” in Italia la ripresa non c’è, i suoi numeri sono i peggiori dell’Ue, l’occupazione giovanile da noi è data a +0,9% dopo la crisi – ma secondo noi sono numeri pure “gonfiati”, mentre in Germania è a +2,7 e in Gran Bretagna a +4,2. Poi c’è la “barzelletta” del ministero dello Sviluppo economico che vede comunque “segnali positivi”: gli italiani hanno meno soldi, spendono meno, ma la fiducia di famiglie e imprese è ai massimi dal 2008. Un “ossimoro”!

Non è questione di gufi o non gufi: i numeri ci dicono che l’Italia non è riuscita ad agganciare la ripresa economica internazionale, nonostante il prezzo del petrolio sia crollato e i tassi del denaro della Bce sono a costo zero e questo perché in Europa è ultima nel recupero della produzione industriale e figura tra i Paesi messi peggio per l’occupazione giovanile. Ripetiamo: lo dicono i dati dell’Eurostat .

 

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