Da domani per Renzi ed il suo governo inizia il tour de force delle riforme: c’è la farà?

Da domani per Renzi ed il suo governo inizia il tour de force delle riforme: c’è la farà?

Renzi-matDa domani per Renzi ed il suo governo inizia un tour de force non di poco conto. Il nodo più intricato da scioglier appare quello della riforma costituzionale del Senato, difficile infatti pensare di piegare la minoranza dem, forte dei sondaggi che danno il PD e sopratutto lo stesso premier in crollo verticale. E non sembrano sufficienti i voti dell’amico Verdini, anche lui in appannaggio di leadership, per salvarlo dal baratro.

Renzi consapevole dell’umore dell’elettorato, in agosto, con i soliti “proclami”, in perfetta sintonia con il suo mentore tale Silvio Berlusconi, ha promesso mirabolanti tagli alle tasse, partendo appunto dal cavallo di battaglia dell’ex cavaliere, la tassa sulla casa. Ma la sortita, almeno secondo i sondaggisti, non pare avere avuto l’effetto desiderato. Ormai è chiaro che quell’ondata di simpatia e fiducia che gli italiani gli avevano accordato l’anno scorso è svanita (per la verità l’avevano accordata anche a Monti e Letta), come si dice in gergo, Renzi è stato “sgamato”.

Il problema più grande di Renzi è se stesso, ho meglio il suo autoritarismo. A molti questo atteggiamento da super uomo da fastidio e i pessimi risultati del suo operato, hanno accentuato questo sentimento. È sotto gli occhi di tutti, che a parte i proclami, poi clamorosamente smentiti proprio dalle fonti governative, la produzione industriale è calata a giugno e luglio e i disoccupati sono aumentati di 55 mila unità. Renzi racconta favole come dimostrano i dati falsati del ministero del Lavoro ed il suo atteggiamento da spaccone (ricorda molto il personaggio degli anni 80 di Aldo Maccione), irrita e non solo i suoi avversari politici.

Renzi predica l’esigenza di un «governo che governi», parla di modernizzazione, ma la sua innovazione somiglia in modo impressionante alle riforme di Mussolini. È inquietante che interpreti il suo ruolo con l’esigenza di un potere governativo forte, che decide senza aver consultato e ascoltato nessuno e ancora più inquietante è che molti italiani ne facciano una questione di governabilità in una democrazia liberale come la nostra a tanti anni dalla caduta del fascismo. Il nostro Paese non è propriamente un buon esempio di democrazia matura, sia socialmente, sia politicamente. Ma il problema non è rifiutarla, bensì correggerla attraverso riforme sociali e politiche, da ogni governo sempre annunciate, ma poi mai realizzate.

Per il capo del governo, la crisi della politica e l’esigenza di cambiamento sono una opportunità da cogliere per soddisfare le proprie ambizioni personali e le proprie inclinazioni politiche, senza alcun rispetto delle opposizioni. Quest’uomo è un pericolo per la democrazia, fortunatamente sembra, che in molti anche nel parlamento l’hanno capito, il modello di organizzazione dello stato che sogna, fa concorrenza alle peggiori dittature sudamericane.

Renzi l’anno scorso (ricordiamo che ormai è in carica da un anno e mezzo) si era presentato come colui il quale avrebbe risolto tutti i problemi del paese in sei mesi, ma una volta a capo del governo ha abbandonato questi ideali o li ha concepiti solo come un mezzo per accrescere il proprio potere personale, rivelando così una mentalità tendenzialmente autoritaria. Il premier fin dal primo giorno del suo insediamento, si è comportato come se gli elettori non dovessero giudicarlo. Ma oggi , ha il terrore delle elezioni ed il caso Roma capitale, o l’imbarazzante situazione in Sicilia del governatore Crocetta, stanno li a dimostrarlo.

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