Catalogna proclama indipendenza. Per Rajoy “Atto criminale” la Procura chiede arresto Puigdemont: è caos

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Ore 17:00 di venerdi 27 Ottobre: il Parlamento catalatano approva a voto segreto l’indipendenza della regione, grazie ai 70 voti favorevoli espressi. Per le strade di Barcellona giunge subito la notizia, che viene accolta con un fortissimo boato.

Anche nella stessa aula del parlamento catalano si scatena l’esultanza degli indipendentisti, mentre i rappresentanti dell’opposizione lasciano mestamente il palazzo. Viene cantato l’inno “Les Segadores”, mentre per le strade si scatena la festa. In quasi 17.000 nella sola piazza centrale San Jaume. Puigdemont dichiarerà subito: “Quello che abbiamo fatto è stato un passo lungamente atteso e combattuto”. Ammainate le bandiere spagnole da edifici pubblici e istituzioni locali in molte città, e sostituite con la “estelada”, la bandiera ufficiale catalana.

Ma questo atto ufficiale, da molti atteso, e da tantissimi altri temuto, ha messo in azione un meccanismo probabilmente irreversibile. Immediata infatti è stata la replica di Mariano Rajoy: “Atto criminale”. Subito annunciata dallo stesso premier è stata la destituzione del parlamento catalano, e l’applicazione dell’art. 155 della Costituzione spagnola in seguito ad un Consiglio dei ministri straordinario.

Rimosso dal suo incarico il presidente Puigdemont e il suo vice, e destituiti tutti i membri dell’esecutivo e del parlamento catalano. Proclamate nuove elezioni il 21 dicembre per eleggere i nuovi membri dell’esecutivo. Dichiarato in queste ultime ore lo stato di commissariamento della regione da parte del Governo Centrale, con la vicepresidente di Madrid Soraya Sáenz de Santamaría che assume ufficialmente il ruolo di nuovo presidente della regione.

Passato sotto il comando del potere centrale anche il corpo dei Mossos d’Esquadra, mentre rimane ancora libera e sotto alcun vincolo la televisione pubblica catalana TV3. “Non si tratta di sospendere l’autogoverno, ma di restituirlo alla normalità il prima possibile” ha precisato in serata il premier Rajoy.

A raffica una dopo l’altra erano poi giunte le condanne al gesto estremo compiuto dal Parlamento di Barcellona. Il Ministro italiano Angelino Alfano in serata ha parlato espressamente di “gesto gravissimo”. “La Spagna è il nostro unico interlocutore” ha tuonato il Presidente Ue, Donald Tusk. Condanna anche da parte della Casa Bianca, che tramite la portavoce Sarah Sanders ha puntualizzato ancora una volta di “sostenere una Spagna unita“. Parole di approvazione per la coraggiosa scelta sono invece arrivate da Scozia e Abkhazia, paesi da sempre fautori del proprio indipendentismo.

Puigdemont e i suoi alleati non sembrano curarsi della pressione internazionale, né tantomeno sembrano arrendersi alle contromosse esercitate da Madrid. Indiscrezioni di stampa riferirebbero di una riunione avvenuta nella sede del governo catalano per discutere delle nuove leggi costituenti del proclamato nuovo stato di Catalogna. Ma per il presidente catalano e i suoi seguaci si starebbe per abbattere anche la mannaia dell’incriminazione da parte della Procura spagnola: già lunedì potrebbe essere ufficializzato il suo arresto, e quello di molti dei suoi fedelissimi. Rischierebbero tutti quasi 30 anni di reclusione, per il reato di ribellione. Puigdemont ha ribadito: “Resistiamo, no violenza”.

 Quasi la metà della popolazione catalana continua però ad essere contraria alla secessione. Dissidi sembrano esserci anche nelle stesse fila dei partiti secessionisti. Nella tarda serata un gruppo di unionisti avrebbe protestato sfilando per le vie di Barcellona.

L’inferno spagnolo sembra appena all’inizio. La Spagna brucia davvero nel caos. E nessuno sa come andrà a finire.


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