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Brexit Europa: si preannuncia un autunno caldo

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Ottobre quest’anno, invece che segnare l’inizio della stagione fredda, potrebbe al contrario “incendiare” l’Europa.

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Dopo la brexit della Gran Bretagna infatti, potrebbero esserci altre due uscite, non clamorose come quella inglese, ma certamente dolorose per i sostenitori dell’unione europea. Si inizierà con il Ballottaggio austriaco per il presidente della Repubblica, poi il referendum ungherese sui migranti ed infine – Renzi permettendo – il referendum in Italia. A tutto ciò si aggiungano le elezioni in Francia e Germania nei primissimi mesi del 2017, che inevitabilmente saranno influenzate dall’esito delle tre consultazioni. La sopravvivenza dell’Europa quindi, sarà in buona parte figlia di questo caldo ottobre.

Il 2 ottobre in Austria si ripeterà il ballottaggio per le elezioni presidenziali. Infatti come molti sapranno, il voto dello scorso 22 maggio che aveva visto prevalere di appena 30mila voti Alexander Van der Bellen, candidato ecologista ed europeista, è stato annullato dalla Corte Costituzionale per le evidenti e clamorose irregolarità riscontrate nei seggi.

Quello che è successo Austria, ha messo in luce un fatto grave: La democrazia per difendere se stessa, ha “barato”. Un fatto gravissimo perché in questo modo ha rinnegato i principi su cui fonda se stessa. La democrazia, non può barare, neppure se ha paura, neppure per difendersi e questo perché altrimenti darebbe ai suoi nemici l’alibi per potere fare qualsiasi cosa.

In Austria, Norbert Hofer, candidato dell’estrema destra euro-scettica sconfitto in precedenza per pochi voti “truccati”, gongola nella convinzione di riuscire a ribaltare il risultato a proprio vantaggio. E se dovesse vincere, per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, in Europa occidentale, andrebbe al potere un esponente dell’estrema destra.

Le ripercussioni sull’Unione Europea, a quel punto sarebbero inevitabili. Hofer infatti, sulla Brexit ha dichiarato che se la Ue non cambierà le politiche sull’integrazione – non limitandosi ad essere solo e esclusivamente unione economica – proporrà un referendum sulla permanenza dell’Austria nell’Unione: saranno i cittadini austriaci quindi, a decidere.

Vienna fa parte dell’Unione dal 1995 e una sua eventuale uscita potrebbe avere un impatto molto più forte di quello Inglese. L’Austria infatti, tra gli attuali membri, è stata quella che ha tenuto una linea meno divergente rispetto a Bruxelles e soprattutto, al contrario della Gran Bretagna, è parte della zona Euro e le ripercussioni anche a livello di stabilità monetaria sarebbero imprevedibili.

Sempre il 2 ottobre si voterà anche in Ungheria. Victor Orban, ha voluto fermamente un referendum sul piano Ue di accoglienza per i migranti, che ha tutta l’aria di essere un “cavallo di Trioia” concepito per far esplodere la crisi tra Budapest e Bruxelles. Il testo del referendum proposto ai cittadini ungheresi infatti recita: “Volete che l’Unione Europea decida una ricollocazione obbligatoria dei cittadini non ungheresi in Ungheria senza l’approvazione del Parlamento ungherese?”. Praticamente una domanda che da per scontata la vittoria del “no” al piano di ricollocamento dei migranti in Ue.

L’Ungheria, al contrario di Vienna, che sulla questione migranti, finora ha solo minacciato di costruire muri anti-immigrati ai propri confini, l’ha già fatto. Inoltre, il maggior partito di opposizione ungherese è ancora più di estrema destra di quello di governo (il Jobbik), e la sua base elettorale è stata spesso tacciata di razzismo, antisemitismo e odio per gli zingari. Una miscela talmente esplosiva da fare configurare scenari che vanno oltre la semplice uscita dall’Unione.

Se infatti, si andasse allo scontro tra Budapest e Bruxelles, con il rifiuto di Orban di accogliere la quota di migranti che spetta all’Ungheria per rispetto dell’esito referendario, all’Unione europea resterebbe solo l’opzione delle sanzioni, compresa quella della sospensione del diritto di voto in seno al Consiglio Europeo. Opzione, che inevitabilmente avvierebbe l’Ungheria verso l’uscita dall’Unione.

Sempre in ottobre, in l’Italia si dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – votare sul referendum costituzionale e, se dovessero vincere i “NO”, evento al momento previsto da quasi tutti i sondaggisti, il governo cadrebbe, e se si votasse – anche qui usiamo il condizionale – alle successive elezioni, con molta probabilità, ci sarebbe una avanzata di formazioni euro-scettiche come la Lega Nord, o una vittoria del Movimento 5 Stelle.

Quanto sopra descritto, concentrato tutto in un mese, potrebbe davvero rappresentare quella miccia in grado di infiammare il vecchio continente e fare da apri pista agli eventi politici del prossimo anno.

Nel 2017 infatti, si voterà in Francia e in Germania e un eventuale successo di formazioni populiste come il Front National di Marine le Pen o come l’Alternativa per la Germania determinerebbe probabilmente la morte dell’Unione europea.

Buon autunno a tutti!!


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Debora Ranzetti

Pubblicato da Debora Ranzetti

Debora Ranzetti, romana, avvocato ma blogger per passione. Non ha partiti ne tessere, amante delle battaglie impossibili, il cui motto è: “non mi piego, ma a spezzarmi non ci penso nemmeno”. Scrive quello che pensa, senza filtri, ma sempre nel rispetto delle regole. Animalista, ambientalista, inquieta e sempre di corsa, ma pronta a fermarsi se qualcuno è in difficoltà.