Jus soli: tra digiuno e astensione, ovvero, “le imperscrutabili vie dell’imbecillità”

L’eredità del pensiero, della prassi, dei metodi è quasi sempre accettata come una specie di “beneficio dell’inventario”. Però a rovescio.

Gli eredi ed aventi causa, anziché prendersi il buono e respingere debiti e magagne, sembrano più spesso prendersi le sciocchezze, la ritualità inconcludente, respingendo quel che c’era di buono e di positivo nella buonanima, sia essa una persona, una corrente di pensiero, una sedimentazione politica.

E’ accaduto così anche a Pannella, che di eredi legittimi, illegittimi, testamentari e di acquirenti a titolo gratuito di quel tanto che ha lasciato ne ha avuti fin troppi.

Tristi pensieri che mi venivano in mente leggendo di un ministro in carica, di vari deputati e senatori, con il solito contorno di uomini e donne di spettacolo e di cultura (!!??) che “digiunano per lo jus soli”, mentre la Boldrini, Presidente della Camera, che ancora mangia, “ci sta pensando”.

Le male lingue, finché Pannella, bene o male, è stato un esponente di un partito politico, dicevano che mangiasse di nascosto.

E nemmeno il fatto che ogni volta perdesse diecine di chili di peso e si riducesse uno scheletro valeva ad impedire l’ostentato scetticismo di uomini politici, “di cultura” e dell’arte.

Man mano che gli “obiettivi” dei digiuni si facevano più astratti, vaghi e generici, oramai liquidato il partito ed una sua politica, quelle insinuazioni si sono spente. Semmai qualcuno ha cominciato a sostenere che anche Pannella finiva col dimenticare per quale motivo stesse digiunando. Ed infatti, se gli ottimisti del suo seguito, proclamavano che quei rischiosi digiuni richiamavano l’attenzione su importanti questioni, peraltro sempre più astratte e generiche, in realtà essi richiamarono l’attenzione solo sul fatto che digiunasse.

L’ammirazione che gli stessi che avevano raccontato storielle su gran mangiare nel mistero della notte, ora mostravano per quell’indiscutibilmente autentico digiunare non implicava, infatti l’attenzione sugli specifici “obiettivi”, sulle cose bellissime per cui digiunava. Semmai, un po’ tutti, sostituita l’ammirazione un po’ ipocrita allo scetticismo ed all’irrisione, per sentito dire ripetevano che digiunava per finalità bellissime. Quali fossero, era un particolare che avrebbe sminuito la bellezza di quel gesto.

Detto tutto questo, non vi è dubbio che questa decisione gandiana di mortificare la carne per lo jus soli da parte di questa gente sa tanto di eredità di Pannella. Ma del passivo. Accettato con quel beneficio dell’inventario a rovescio che ne rende di moda gli aspetti più grotteschi. Digiunano per richiamare l’attenzione della gente sul fatto che digiunano, mica sulla jus soli.

Questi inesperti digiunatori, e più ancora la perplessa, nientemeno, presidentessa Boldrini che al digiuno per lo jus soli “ci pensa”, continuando a mangiare, aggiungono, del loro: una formidabile mancanza di senso del ridicolo.

Sono lorsignori che, di fronte alle reazioni dell’opinione pubblica, hanno deciso di accantonare quelle infelice proposta di legge. Ma vogliono far sapere che gli dispiace tanto.

Non digiunano per lo jus soli, ma, al più per punirsi di aver preso in giro la foro funzione. E la gente.

Carlo Alberto, Re di Sardegna, aveva non so quale amante. Ma accanto al letto del peccato aveva il cordone di un campanello con il quale, dopo ogni amplesso peccaminoso, chiamava subito il Cappellano di corte per confessarsi e fare penitenza.

Meglio sarebbe, in verità, che questi eredi imitatori di Pannella dimenticassero anche loro i motivi per i quali digiunano, però prima ancora di smettere di mangiare. Una generica mortificazione della carne ed un altrettanto generico mettersi in mostra con un gesto così commovente potrebbe bastare. Il mito di Pannella servirebbe eugualmente tentar di farli passare per quelli che non sono.

By: Mauro Mellini

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Informazioni su Mauro Mellini

Eletto deputato nel 1976, ha combattuto le più note battaglie radicali per poi allontanarsi dal partito alla fine degli anni ottanta in concomitanza con la scelta del Partito Radicale di trasformarsi in soggetto transnazionale e di non partecipare più a competizioni elettorali italiane. Successivamente ha ricoperto il ruolo di componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Editorialista e saggista, è autore di numerosi scritti, in cui con vena polemica indaga sulle storture della legge. Il suo testo più noto è Così annulla la Sacra Rota (Samonà & Savelli), che contribuì fortemente all'approvazione della legge sul divorzio. Nel 2006 ha fondato insieme ad Alessio Di Carlo il periodico on line GiustiziaGiusta, dedicato ai temi della giustizia in chiave garantista. È stato ed è uno dei primi e più strenui difensori del garantismo, a partire dal celebre caso Enzo Tortora.

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